22
Giu
08

Articolo sul Taoged

image002Fin dai tempi antichi le arti marziali e la meditazione hanno sempre intessuto un legame profondo che le vedeva  unite in un mutuo rapporto di collaborazione autogenerativo che vivificava entrambe. Rapporto nato nel sesto secolo dopo Cristo in Cina nel monastero di Shaolin, dove il monaco indiano Ta Mo (Bodhidarma) osservando lo stato di debilitazione in cui versavano i monaci dediti alla meditazione, utilizzò le arti marziali per rinvigorire il loro corpo indebolito dalle lunghe ore passate in meditazione. Rapporto consolidato ulteriormente secoli dopo nei monasteri taoisti ad opera del monaco Zhang San Feng, nasceva così il taiji quan, e nel Giappone medievale dove il binomio zen e arti marziali tracciavano in maniera chiara il percorso lungo il quale si sviluppava la vita marziale dei samurai. Questa simbiosi tra spirito marziale e meditazione si è protratto nel tempo, e nel corso dei secoli ha visto grandi maestri di ambedue le arti “realizzare la loro opera” aiutandosi con entrambe le discipline. Oggigiorno, specie in Occidente, questo legame si è praticamente sciolto, sono veramente pochi i praticanti di arti marziali che esercitano la meditazione e ancora meno “i meditanti” che praticano arti marziali. In più c’è da dire che la maggior parte di “quei pochi”, vivono la meditazione e l’arte marziale come compartimenti stagni, come momenti di pratica non comunicanti.
Il corpo, alieno alla mente, è visto ed usato come strumento di una effimera efficacia fisico atletica, non come teatro-laboratorio sperimentale in grado di trasformare “un gesto qualsiasi” in “un gesto marziale”, in grado di trasformare un “corpo organismo” che “consuma” la vita in un “corpo consapevole” che vive la vita come espressione dell’anima. In grado di trasformare il pensiero in azione, di fondere il dire nel fare e fare scaturire l’azione dalla non-azione (wu wei).
C’è da dire, ad onor del vero, che la maggior parte dei praticanti se volesse riunire le due pratiche in una sola non saprebbe come fare perché le metodiche, un tempo patrimonio comune delle differenti arti marziali, non fanno più parte delle moderne scuole.
Allora ognuno si arrangia come può: un po’ di meditazione per calmare la mente e rasserenare lo spirito, un po’ di calci e pugni per fortificare il corpo. Io stesso, all’inizio della mia pratica nel 1967, ho percorso questa via e ho praticato insieme karate e yoga per oltre quindici anni.
Però, nonostante l’impegno profuso, le due arti restavano separate non riuscivo a fonderle in un’agire comune: il mio corpo, flessibile durante la pratica dello yoga, diventava rigido nella pratica marziale, e la mia mente serena durante la meditazione si agitava come un mare in tempesta quando facevo combattimento.
Non riuscivo, proprio, a fare in modo che il respiro, così fluido e rasserenante durante le sedute di pranayama, diventasse forza viva e reale nelle mie braccia durante le tecniche di pugno; che l’elasticità conquistata con le asanas si trasformasse in potenza; che la stabilità conquistata con la posizione della montagna (tadasana) diventasse fluidità. Non ci riuscivo proprio! Il fatto paradossale che io tutte queste sensazioni le provavo e le sentivo realmente, ma non riuscivo a trasformarle in pratica marziale che mi permettesse di colmare la differenza di forza e potenza di avversari pesanti venti o trenta chili più di me, che mi permettesse di usare il mio corpo senza sottoporlo ad inutili e logoranti sforzi. Lo leggevo nei classici della letteratura marziale e nei vari manualetti di pratica che si poteva fare, ma io non riuscivo a farlo, e non vedevo intorno a me gente capace di farlo. Finché, più per logoramento fisico e mentale, che per reale convinzione non comincia a praticare, all’inizio degli anni Ottanta, il taiji quan e il nei gong (lavoro interno energetico).
La pratica di queste discipline, a cui più tardi si aggiunse lo xin yi quan (altra arte marziale interna cinese), da una parte mi fecero prendere coscienza del fatto che la difficoltà non era insita nell’opera, ma nel modo di affrontarla, e dall’altra mi fornirono gli strumenti per rendere il mio corpo forte ed elastico, di muoverlo senza
sforzo seguendo il flusso del respiro e l’intento della mente.
La cosa, ovviamente, non fu semplice e immediata, anche perché nel taiji per come era ed è praticato non è cose semplice scoprire la “meditazione in movimento” e la “marzialità”. Ci sono voluti anni di studio, di ricerche e di pratica con alcuni dei migliori maestri della Cina, primo fra tutti il mio maestro Guo Ming Xu, per arrivare a quel giusto punto di fusione per amalgamare alchemicamente il “mercurio” delle arti marziali con lo “zolfo” della meditazione.
Come in alchimia, chi riesce con le giuste operazioni a solidificare e stabilizzare l’instabile mercurio e metterlo in contatto con lo zolfo, può convertire i metalli comuni in oro, così nelle arti marziali chi riesce, con le “giuste operazioni” a stabilizzare la mente e metterla in contatto con il corpo, trasforma i “gesti comuni” in “gesti di potere” in grado di colmare realmente, non solo a livello di sensazioni soggettive, le differenze di peso e di forza fisica, e di mantenerti “competitivo” anche a cinquanta o sessanta anni.
“Giuste operazioni” che sono concrete e precise metodiche d’allenamento marziale e di tecniche meditative usate nel corso dei secoli da tutte le tradizioni e scuole marziali, trasmessemi dai miei maestri e ampiamente descritte e commentate nei miei cinque libri, che ho ordinato e sistematizzato in un metodo di pratica coerente
che ho chiamato Tao
La Via dello sviluppo energetico globale ( Global Energetic Divelopment).

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Il “Tao Ged

Il  Tao Ged è una disciplina avanzatissima basata sulla:
– Visualizzazione Creativa
-Meditazione Consapevole e sulla Alchimia Energetica Taoista
che utilizzando le moderne scoperte scientifiche occidentali sul funzionamento del sistema corpo-mente-energia e la conoscenza esperienziale delle metodologie orientali potenzia al massimo le componenti fondamentali dell’essere umano: la componente fisica, l’energetica, la mentale.
La metodologia d’intervento è dinamica e Dal punto di vista fisico lavora sullo sviluppo della consapevolezza corporea (corretto allineamento dello scheletro in armonia con la forza di gravità, integrazione funzionale del respiro con i movimenti del corpo).
Dal punto di vista energetico, invece, lavora sulle energie sottili del nostro corpo, permettendo di mutare atteggiamento riguardo a ciò che é possibile ottenere da se stessi, definendo su nuove basi le proprie potenzialità, capendo come esse siano virtualmente illimitate, riuscendo così a liberare straordinari poteri fisici e mentali.
Dal punto di vista mentale, ottimizza al massimo le proprie potenzialità sia da un punto di vista logico-razionale sia da quello dell’intelligenza emozionale ed intuitiva.
Applicato al lavoro, allo sport, ai rapporti interpersonali permette di diventare coscienti delle forze interiori e delle qualità personali utili a raggiungere l’atteggiamento adatto ad ottenere risultati e prestazioni d’alto livello.
La Visualizzazione Creativa
Possiamo definire la Visualizzazione Creativa una tecnica psichica d’elaborazione d’immagini mentali, un procedimento naturale che attivando la forza immaginifica della mente ci consente di accedere alla nostra fonte interiore di pace e di forza attraverso i nostri sensi, che da semplici organi fisici si trasformano in canali di comunicazione con la nostra natura più vera.
La visualizzazione é una delle funzioni naturali del cervello umano, è il processo creativo usato da tutte le tradizioni, orientali e occidentali, per attivare altre modalità di pensiero non legate al linguaggio, trasformare la parola in azione, il suono in silenzio.
Come tale può essere sviluppata e utilizzata in moltissimi settori: per la modifica del comportamento, per la salute, per accrescere la creatività, nel lavoro, nello sport, per potenziare le proprie capacità o per sviluppare nuove attitudini.
In linea di principio il metodo é piuttosto semplice, basta creare una chiara rappresentazione mentale di ciò che si vuole ottenere, cosa o condizione desiderata, come se fosse realmente esistente in quel momento.

1° La visualizzazione creativa é un’esperienza soggettiva che sfrutta la capacità del nostro cervello di creare immagini

2° Il nostro cervello non fa distinzione tra un’immagine reale e una immaginaria fortemente rappresentata.

3° La visualizzazione impiega molte caratteristiche tipiche dell’emisfero destro del cervello

4° Le immagini sono di varia natura: visive, auditive, cenestesiche, olfattive, gustative

5° Le immagini possono influenzare il corpo e il comportamento

6° Le immagini hanno un forte potere evocativo e possono contribuire a ristrutturare il fisico ed a catalizzare facoltà spontanee

7° La visualizzazione creativa si può utilizzare per migliorare la salute e l’equilibrio interiore

La Meditazione consapevole come processo alchemico di trasmutazione, come percorso spirituale che dal mondo dell’illusione ci porta a quello della Realtà, come linguaggio silenzioso di comunicazione con sé stessi. Se con la Visualizzazione Creativa abbiamo imparato a lavorare con le immagini mentali con la Meditazione consapevole impariamo il linguaggio del cuore per dialogare con le nostre emozioni e pulsioni fondamentali e avviare un processo di trasformazione delle qualità fondamentali della mente (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza e consapevolezza) che da semplici qualità psicologiche si trasformano in forze interiori in energie di mutamento in grado di unire la mente concettuale (conoscenza razionale) e la mente intuitiva (sapienza del cuore), in modo i nostri desideri, la nostra volontà non entrino in conflitto con la saggezza naturale del corpo così da ristabilire l’unione psicosomatica tra corpo e mente.

Movimento creativo e Consapevolezza corporea

Il movimento é la base della vita. Ogni nostra azione dal parlare al vedere, dall’ascoltare al respirare, dal percepire al pensare nasce dal movimento. Esso comprende tutti i cambiamenti spazio-temporali, nello stato e nelle posizioni del corpo e delle sue parti; occupa gran parte dell’attività del nostro sistema nervoso. I movimenti del nostro corpo, dato il profondo legame interattivo che esiste tra vita interiore ed espressione corporea, riflettono lo stato del nostro sistema psicofisico, essi possono permetterci una chiave di lettura a livello fisico, emozionale, mentale e spirituale.Il comportamento umano é un mix di sensazioni, emozioni e pensiero che si esprime attraverso un corpo, cioè attraverso un insieme di muscoli mobilitati, per cui il movimento risulta essere una strada maestra per l’auto-miglioramento.

Alchimia Energetica Taoista

Con l’alchimia energetica prendiamo contatto con le energie sottili del nostro corpo e i legami che queste hanno con la mente, le emozioni e la fisiologia dei nostri organi. Essa racchiude in sé il concetto di soffio vitale (pneuma) che nutre e sostiene il corpo, ed è la vera discriminante tra l’approccio occidentale e quello orientale, all’uomo e all’universo. Questo potere, è una specie d’interfaccia, un mediatore tra il corpo fisico e la mente, che ci permette di trascendere il semplice rapporto psicosomatico tra mente/corpo, per arrivare ad uno più complesso e articolato, tra mente/energia da un lato, e tra energia/corpo dall’altro. 
Il lavoro sulle proprie energie, infatti, é un vero e proprio processo di trasformazione interiore delle potenzialità fisiche e mentali, trasformazioni che possiamo chiamare l’arte di nutrire la vita che si basano essenzialmente sui principi del San Bao, i tre tesori o le tre gemme, cioè le tre forze o energie universali, che operano nell’uomo e sono indispensabili alla sua esistenza. Si tratta sostanzialmente dello stesso tipo d’energia, presente in tre diversi gradi di purezza e raffinazione: il Jing la forza essenziale generativa (essenza), il Qi l’energia o soffio vitale e lo Shen o spirito
L’essenza Jing é la sostanza che nutre il corpo. Può essere considerata come la forza essenziale, é assimilata all’energia sessuale e riproduttiva. Qi abbraccia una varietà straordinaria di significati, può essere intesa come fiato ordinario o respirazione, principio vitale, energia o soffio originario. Shen significa essenzialmente spirito con tutte le sue funzioni coscienti e i livelli fondamentali di attività, si manifesta primariamente come Yi (volontà, intenzione, consapevolezza).
La conservazione e il nutrimento di queste tre gemme ha come obbiettivo la longevità e l’immortalità dello  Spirito. Le tecniche utilizzate sono tantissime ma tutte si basano su tre presupposti indispensabili:

1° il controllo del corpo, tiaoshen, per mezzo di adeguate posizioni,

2° il controllo del respiro, tiaoxi, per mezzo di esercizi di respirazione,

3° il controllo della mente, tiaoxin, per mezzo della meditazione, della concentrazione e del distacco La Meditazione Consapevole

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