campus-2Miracolo a Shanghai

Mission impossible”, questo si sentiva ripetere un po’ da tutti il M° George Xu, quando circa cinque anni fa diceva di volere organizzare, per il 2004, un grande raduno mondiale di arti marziali interne a Shanghai che avrebbe visto per la prima volta riuniti sotto lo stesso tetto a insegnare, superando contrasti e lotte intestine fra tra scuole e stili diversi, i migliori maestri di ogni singola arte interna di Shanghai. “Missione compiuta” potremmo dire adesso, dopo che dall’uno al quindici dicembre del 2004, si è svolto Shanghai con successo il grande evento voluto dal M° Xu: circa centocinquanta sono stati i partecipanti tra maestri, istruttori e praticanti provenienti da dodici nazioni diverse, e quattordici gli insegnanti tra maestri e loro assistenti. Maestri che sono il cuore pulsante della Shanghai marziale, che hanno mantenuto vivo lo spirito dei tempi antichi con grande sacrificio e abnegazione, superando ostacoli di ogni sorta. Maestri del calibro, in ordine di anzianità, di Wei Chun Yuan dello Xing Yi Quan dello Shang Xi dei dodici animali, Qing Zhong Bao e Ye Xiao Long Taiji stile Yang e Lan Shou Quan, Wu Mao Gui del Tongbei Quan, il maestro Li dello stile chen di Taiji, Qian Zhao Hong dello Xing Yi Quan dei Dieci Animali e delle Sei Armonie, Wu Ji del Lan Shou Quan, Xu Guo Chuang del Taiji stile Wu, Jiang Zhong Bao del Taiji stile Chen e, ultimo ma non l’ultimo, il più giovane del gruppo insegnanti il maestro Wang Zhi Xiang del Taiji stile Yang. Comunque posso confermare che, anche se la missione alla fine non si è rivelata impossibile, non è stata certamente facile. Per due anni di seguito nei mesi di dicembre ho seguito il Maestro George Xu a Shanghai in questo paziente e grande lavoro diplomatico e devo dire, per quanto ai più possa sembrare banale, che ci poteva riuscire solo lui. Ci poteva riuscire solo uno con il cuore pulito, che pur grande si fa piccolo, che mette a disposizione tutto se stesso, senza secondi fini che non siano quelli della riuscita dell’opera. Comunque al di là delle belle frasi, i fatti sono la, appartengono alla storia marziale di Shanghai. Giornali e televisioni si sono occupati dell’eccezionalità dell’evento, non tanto perché ci fossero tanti stranieri venuti a praticare arti marziali, ma perché per la prima volta, maestri di scuole diverse si sono trovati insieme, non per la solita esibizione o per la rituale foto di gruppo, ma per insegnare pubblicamente, e per quindici giorni, i loro segreti gelosamente custoditi per generazioni. Il miracolo di Shanghai è stato anche questo: ogni maestro faceva quasi a gara a rivelare quello che non aveva mai osato rivelare, a mostrare quello che non aveva mai osato mostrare oltre la ristretta cerchia dei suoi allievi più fedeli e fidati. E’ stato molto bello! Sembravano da una parte, quasi come sollevati da un fardello, dall’altra felici di potere raccontare le loro esperienze senza la paura che “quello che avrebbero detto sarebbe stato poi usato contro di loro”.  Anni di reticenze, di omertà marziale, di segreti criptati in frasi e gesti tramandati direttamente da “cuore a cuore”, ora correvano liberi tra le varie classi come vento in mezzo agli alberi, si spargevano come musica dagli altoparlanti della sala conferenze dove ogni maestro, ogni sera, dopo una giornata di pratica illustrava, con dovizia di particolari, i principi ispiratori della sua scuola e della sua pratica personale. E’ stato così che ogni praticante poteva avere accesso ai segreti dello Xing Yi Quan dei Dodici Animali dell’ottantatreenne maestro Wei Chun Yuan, campus-2004splendidamente coadiuvato dal suo giovane allievo di sessanta: Chan Zhuen Yuan. Il M° Wei è considerato una vera e propria enciclopedia vivente delle arti marziali sia a mani nude sia con le armi. Oppure addentrarsi nel misterioso mondo del Tongbei Quan guidato dal gigante buono: il M° Wu Mao Gui. Considerato, fra l’altro, fra i migliori combattenti di Shanghai insieme agli altri due maestri presenti (Qian Zhao Hong e Wu Ji), che nonostante la sua corporatura quando fa tui shou (mani che spingono) diventa flessibile come un giunco e veloce come un gatto. O saggiare di persona il soprannome di “ossa di acciaio e pelle di rame” del M° Wu Ji che è, fra l’altro, considerato il migliore maestro di Lan Shou Quan della sua generazione, allievo prediletto del M° Qing Zhong Bao, presente anche lui al campus, che dispensava consigli e suggerimenti ricchi di storia ed esperienza, attento e benevolo come un nonno affettuoso. E si! Era proprio così: in poche centinaia di metri quadrati si aveva la possibilità, a volo d’aquila, di vedere e confrontare arti marziali diverse di entrare, per esempio, nelle differenze   e similitudini tra il taiji di stile Wu del M° Xu   Guo Chuang, il taiji di stile Chen del M° Li e del M° Jiang Zhong Bao, e il taiji di stile Yang del M° Wang Zhi Xiang e di vedere, non solo, come la stessa tecnica si è evoluta passando da uno stile all’altro, come lo stesso principio si estrinseca nelle diverse interpretazioni dei vari maestri, ma anche come lo stesso gesto tecnico si esprime nelle diverse arti interne, e su quali forze/energie si lavora per renderlo potente e armonico, e ancora di ascoltare in contemporanea le sofisticate spiegazioni dell’uso dell’intenzione per guidare il qi del M° Wang Zhi Xiang, i suggerimenti pratici del M° Qian Zhao Hong dello Xing Yi dei Dieci  Animali per sviluppare l’arte del combattimento istintivo lavorando sulle qualità/abilità di cui naturalmente disponiamo, senza sacrificare la nostra integrità fisica sull’altare di una effimera efficacia, ma riscoprendo le potenzialità nascoste di quello che nello Xing Yi è chiamato il corpo animale. Bastava girare lo sguardo e spostarsi di pochi metri e si poteva ammirare un panorama marziale unico ed esclusivo illuminato dallo spirito di collaborazione di tutti: maestri e praticanti. Spirito di collaborazione che ha portato alla nascita di una associazione mondiale (WACIMA: Worldwide Association of Chinese Internal Martial Arts) per la diffusione e lo sviluppo delle arti marziali interne in Occidente e per la riscoperta e valorizzazione della autentica tradizione marziale cinese attraverso la costruzione di una rete di relazioni che faciliti i contatti tra i praticanti occidentali e quei maestri cinesi che ancora mantengono una marzialità autentica, purtroppo, oggi trascurata a vantaggio di una più moderna e globalizzata, sicuramente più facilmente fruibile dai quei praticanti e aspiranti maestri che possiamo chiamare, parafrasando un vecchio slogan pubblicitario, artisti marziali  fai da te, dediti a quella forma di turismo marziale tutto compreso, molto di moda oggi in Cina. Valorizzare significa fare in modo che anche quei maestri, fuori dal circuito ufficiale dei vari Istituti di Wu Shu, possano portare il loro contributo, dare la loro esperienza, condividere con i praticanti il loro ricco patrimonio di conoscenze di metodiche di allenamento tradizionale per sviluppare l’arte e il potere del corpo, tramandate segretamente da una generazione all’altra. Senza di loro la tradizione marziale diventa sport e atletismo esasperato del moderno Wu Shu. L’aspetto distintivo e innovativo della WACIMA sta nel fatto che non si tratta di una semplice associazione di stile e tanto meno di una singola scuola che segue un maestro, ma di un associazione che riunisce arti marziali, stili e maestri diversi che ha lo scopo non di creare eventi, gare, gerarchie di gradi e di campioni, ma opportunità di pratica  al di là di tutte le divisioni e differenze. Come era ovvio e scontato il Maestro George Xu è stato eletto all’unanimità presidente, il M° Qian Zhao Hong capo istruttore e il M° Wang Zhi Xiang segretario generale, meno ovvia e scontata è stata, invece, l’elezione del sottoscritto a vice presidente esecutivo, e non solo, ciliegina sulla torta, Roberto Benetti è stato eletto segretario tesoriere. Un bel riconoscimento per l’Italia e per il lavoro svolto in questi anni dalla Nei Dan School a livello internazionale. La delegazione italiana era composta da diciotto persone, tra istruttori e praticanti. Dalla provincia di Vicenza, oltre all’istruttore Roberto Benetti, erano presenti gli istruttori Franca Rizzi, Francesca Montanari, Antonio Facchin, Gianni Gasparini e gli studenti Graziano Padoan e Paola Fornasa; dal Piemonte l’istruttore Giuliana Romanisio e il presidente dell’Usam Karate di Arquata Scrivia: Giovanni Brugna, maestro di karate e ottimo praticante di taiji; da Bologna l’istruttore Giorgio Giorgini, l’aspirante istruttore Ascanio Bevilacqua e lo studente Daniele Di Eusanio; da Rovereto (Tn) l’istruttore Mauro Vaia; da Milano Davide Pozzoni, Adamo Triveri e l’aspirante istruttore Silvio Pellettieri e da Modena Giovanna Cavazzuti allieva dell’istruttore Juan Alvarez dell’associazione “Il Pozzo”. Ognuno di loro ha dato il massimo sia nella pratica sia nelle simpatiche relazioni interpersonali: Mauro Vaia e Gianni Brugna sembravano una simpatica coppia di amici bisbetici alla Walter Matthau e Jack Lemmon sempre al centro dell’attenzione di tutti con i loro simpatici battibecchi insieme all’altra simpatica e rumorosa coppia Giorgio Giorgini e Adamo Triveri. Quindici giorni volati via in un soffio, cominciati ufficialmente il primo dicembre con una grande esibizione di oltre cinquanta maestri cinesi e di un ristretto e selezionato numero di maestri occidentali, in un grande albergo di Shanghai. Ad aprire le “danze” il maestro Xu ha chiamato, con mia somma sorpresa, il sottoscritto che invece, approfittando del caos da manifestazione, se ne stava nascosto in un angolo tentando invano, con tutto il repertorio d’esercizi di qi gong che conosceva, di avviare il proprio motore interno (il dantian), fuori fase e inceppato dal jet leg: erano le 9,30 del mattino ed eravamo arrivati a Shanghai appena il giorno prima. Essere proiettati al centro dell’arena sotto gli sguardi attenti e severi, e soprattutto non ancora appannati dal susseguirsi delle esibizioni, di tutta quella marea di esperti, con l’ingrato compito di rompere il ghiaccio non è stata una cosa “simpatica”. Dall’applauso e dalla sguardo soddisfatto del M° Xu capì che era andata bene, ma non era così scontato, dato che, per non so quale strano spirito masochistico, avevo deciso di non presentare la cara e collaudata forma Lao Jia, fluida e scorrevole come un fiume di pianura (la 1° forma del taiji stile chen), ma la seconda forma Pao Cui (colpo di cannone) ostica e imprevedibile come un pericoloso fiume di montagna. E’ andata bene! La fortuna, si dice, aiuta gli audaci e……. gli incoscienti. Esibizione molto bella, ma d’altronde non poteva che essere così visto che si esibiva il fior fiore dei maestri di Shanghai. Quindici giorni, dicevo, volati via in un soffio, ma che per un gruppo di istruttori (Roberto Benetti, Antonio Facchin, Franca Rizzi, Francesca Montanari, Giuliana Romanismo) e di studenti (Paola Fornasa, Davide Pozzoni, Adamo Trieri, Daniele Di Eusanio), sono diventati ventuno. Sette giorni in più di allenamento equamente divisi tra lo studio del Taiji stile Yang con il M° Wang Zhi Xiang e lo studio dello Xin Yi Quan (la boxe del cuore e della mente) con il M° Qian Zhao Hong. Per me è stato veramente bello vederli lavorare cosi intensamente, e quando li ho accompagnati all’aeroporto per il loro ritorno in Italia ero orgoglioso di loro, anche perché avevo ricevuto diversi apprezzamenti per la loro serietà e preparazione. Non nascondo che sarei voluto tornare insieme a loro, ma dovevo finire il mio programma di allenamento sul combattimento istintivo con il M° Qian Zhao Hong, portare avanti una serie di incontri con i maestri cinesi per definire questioni importanti per la neonata associazione Wacima (Worldwide Association Chinese Internal Martial Arts) e dal sette all’undici gennaio ’05 essere in Giappone con il M° Xu per una serie di Stage di Taiji e di Lan Shou Quan. Devo dire che non mi sono affatto annoiato, anche se qualche volta la cosa più desiderata era un letto, specie a Tokio, dove i ritmi dei nostri spostamenti erano un po’ su di giri, ma tenevo duro aiutato da una emozione forte ed eccitante: essere nella patria del Karate e del Judo (le due mie prime arti marziali) non in qualità di studente, ma di insegnante. Oss!!!


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