2° Campus Internazionale Wacima

cina1-copiaSi è svolto, dall’uno al quindici dicembre 2007, in Cina il 2° Campus internazionale d’arti marziali interne organizzato dalla WACIMA (WORLDWIDE ASSOCIATION CHINESE INTERNAL MARTIAL ARTS) che ha visto la partecipazione di circa centocinquanta tra maestri, istruttori e allievi provenienti da tutto il mondo, che sotto la guida attenta di un’equipe di 12 grandi maestri cinesi  si sono allenati nelle arti marziali interne in uno dei luoghi mitici del Taoismo: le montagne sacre della Tigre e del Dragone nella provincia dello Jiang Xi.

Al ritorno del 1° Campus del dicembre 2004 scrissi un articolo su Samurai su questo grande evento intitolato “Miracolo a Shanghai”. Miracolo, perché per la prima volta nella storia delle arti marziali cinese era successo qualcosa di veramente unico e straordinario: maestri di scuole diverse, superando divisioni e diffidenze stratificate nel tempo si erano riuniti, non per la solita esibizione promozionale, ma per insegnare tutti insieme a degli occidentali. Il miracolo, allora come adesso, è opera di uno dei maestri più quotati a livello mondiale: il maestro Guo Ming (George) Xu, fondatore e guida della WACIMA di cui io sono vice presidente internazionale e che in Italia ha una delle tre sedi principali, le altre sono San Francisco (Usa) dove vive il maestro Xu e Shanghai (Cina). La Wacima, nata proprio in occasione del campus del 2004, ha lo scopo istituzionale di creare eventi d’alto profilo in cui si possa praticare e studiare nel pieno rispetto dei valori tradizionali in uno spirito di collaborazione che  superi divisioni di stili e di scuole.

Spirito di collaborazione che trasforma le arti marziali in uno strumento di crescita  e di conoscenza di due culture che hanno bisogno l’una dell’altra come lo yin ha bisogno dello yang, che tiene viva una tradizione marziale ricca di storia che altrimenti rischia di scomparire travolta dai grandi cambiamenti sociali della Cina o, nella migliore delle ipotesi, di essere inquinata da un “turismo marziale fai da te” che vede da una parte ingenui praticanti alla ricerca del “mitico maestro” tutto pizzetto, codino e colpi mortali segreti, ma che in realtà trovano “un furbo maestro” che gli propina paccottiglia marziale per turisti ingenui, e dall’altra “furbi maestri occidentali” che insieme al biglietto aereo acquistano titoli e qualifiche da spacciare agli ingenui di casa propria. foto2gruppoitalia-copia-copia

Tutti i maestri cinesi aderenti alla Wacima, oltre ad essere maestri d’alto livello, conosciuti e rispettati, hanno assunto l’impegno morale di insegnare e trasmettere l’arte in maniera autentica e sincera. Hanno capito, e il maestro Xu ha messo in questo tutta la sua influenza, che il praticante occidentale è una risorsa vitale per evitare che le arti marziali si trasformino in qualcosa di geneticamente modificato che d’arte e di marziale hanno ben poco.

 

ARRIVO A SHANGHAI

30 novembre – Shanghai ci accoglie con una discreta giornata di sole e dopo oltre un’ora d’autobus, in una città congestionata di traffico, che ci da il colpo di grazia, arriviamo verso le undici all’albergo. Espletate le “fisiologiche funzioni” di routine per la registrazione, dopo esserci dati un sommario appuntamento intorno alle cinque di pomeriggio, ognuno sparisce nella propria camera nel vano tentativo di smaltire gli effetti del jet lag e di recuperare un po’ di sonno perduto.

 

1dicembre – Alle  nove e trenta del mattino, come da programma, presso il vicino centro sportivo dell’università, comincia la grande manifestazione d’apertura del 2° Campus Internazionale. Le gradinate sono piene di pubblico e il parterre dei migliori maestri di Shanghai, eccitati come bambini e all’erta come tigri, pronti a mostrare al pubblico occidentale e locale il meglio della loro arte. Anche io sono tra loro, e non sono né eccitato né tanto meno pronto come una tigre, ma piuttosto mi sento come un pugile suonato dopo un incontro andato male. Però non fino al punto di dimenticare  lo scherzetto dell’esibizione del campus 2004 tiratomi dal mio “fidato maestro” George, che mi aveva fatto aprire le “danze” per primo, perciò mi premunisco chiedendogli di mettermi in coda alla manifestazione, nella segreta speranza che alla fine non ci sia più tempo per la mia esibizione. Ovviamente non mi accontenta del tutto, ma almeno scivolo fino a 5° posto, così ho un po’ di tempo per “eccitarmi” anch’io. (S)finita la mia performance mi posso godere lo spettacolo. E’ veramente bello vedere in sequenza accelerata cosi tanti stili diversi d’arti marziali, uno più bello dell’altro, verrebbe voglia di praticarli tutti, tanta è la maestria d’esecuzione dei vari maestri. Ogni stile ha qualcosa di particolare che lo rende unico, ogni maestro lo interpreta alla sua maniera però, nella caleidoscopica diversità, si vede chiaramente e si percepisce a pelle un unico filo conduttore che li unisce, un’unica sorgente che li nutre. Sorgente che bisogna mantenere viva, evitare che si inquini, se veramente si ama questa arte così unica e così diversa.

 

2 dicembre – La partenza verso le montagne Taoiste della Tigre e del Dragone avviene alle sette e trenta del mattino in un ordinato caos tutto cinese. Sono quasi ottocento chilometri da percorrere in autobus, molti sono in apprensione, già stanchi prima di partire convinti di dovere fare un viaggio  lungo e faticoso su strade malmesse. Fortunatamente il maestro Xu chiarisce che il tutto si svolgerà in autostrada e solo l’ultimo pezzo, poco più di 50 km, sarà su strade di montagna.

Dopo dodici ore arriviamo a destinazione stanchi ma (in)felici della (non) bella giornata trascorsa. Sembriamo l’armata maoista dopo la lunga marcia. Preso possesso della camera, dopo una cena veloce, c’è una piccola riunione per illustrare il programma degli undici giorni di training: sveglia alle sei e trenta – allenamento di lavoro interno (nei gong) dalle sette alle otto tutti insieme nel piazzale antistante l’hotel – dalle otto alle nove colazione – dalle nove alle dodici allenamento – pausa pranzo – dalle quattordici alle diciassette allenamento – pausa cena  – dalle diciannove e trenta alle ventuno e trenta conferenza dei maestri sugli aspetti teorici e sui principi dello stile da loro insegnato. Dalle nove e trenta tutti liberi di fare quello che si vuole (si fa per dire): andare fuori a… guardare le stelle o a prendersi una… un po’ d’umidità. E si, c’era poco da scegliere, intorno a noi, eccetto che qualche albergo chiuso e la funivia che porta a quota 1500 dove ci sono i templi taoisti, ci sono solo le sacre montagne della Tigre e del Dragone nella loro isolata e algida bellezza.    

 

3- 13 dicembre – Inizia il 2° Campus Internazionale. Sono  previsti sei gruppi diversi di lavoro al mattino e sei gruppi il pomeriggio sistemati logisticamente sui diversi piani dell’hotel: Taiji stile Chen M° Jiang Zhong Bao e M° Jin Zhen Ciang, Taiji stile Yang M° Ji A Dong, Taiji stile Wu M° Xu Guo Chuang, Bagua Zhang M° Wang Tong, Xing Yi Quan delle Sei Armonie e Dieci Animali M° Li Tian Wei e M° Qian Zhao Hong, Xing Yi Stile Cinque Elementi dei Dodici Animali M° Chan Zhuen Yuan, Lan Shou Quan M° Qing Zhong Bao e M° Wu Ji, Liu He Ba Fa Quan – Sei Armonie Otto Metodi – M° Yun Yiu Sen, Mien Quan – Pugno di Cotone – e Taiji stile Chung M° Liu Bao Yu, Tong Bei Quan M° Wu Mao Gui e Maestro Zhao Ya Jun.

Ogni gruppo è diretto da un maestro coadiuvato da un assistente più un traduttore. In totale dodici maestri docenti più otto maestri assistenti. Capite adesso perché ho definito il Campus un evento straordinario? C’è un rapporto docenti studenti di uno a sette. Quasi come in una lezione privata. Uno può recarsi in Cina diversi anni di seguito e non riuscire ad incontrare così tanti maestri. Ora viene per me la parte più difficile di questo resoconto: provare a descrivere in poche parole il lavoro svolto da ogni maestro, però non ci provo neanche perché temo che GSB non sia disposto a fare un numero di Samurai monografico, quindi mi limiterò a dirvi, come fanno i militari, “nome, grado e numero di matricola”, e descriverò, seppure sommariamente, solo il lavoro di quelli con i quali ho lavorato personalmente, fermo restando il fatto che ciò che dirò su di loro in particolare, in termini generali, vale per tutti i maestri.

Cominciamo con il maestro più anziano (84 anni): il Gran Maestro Qing Zhong Bao uno dei più autorevoli rappresentanti dello stile Lan Shou Quan (stile di Shaolin metà interno e metà esterno) di tutta la Cina, coadiuvato da quello che tutti considerano il suo erede: il Maestro Wu Ji, uno dei tre migliori combattenti di Shanghai gli altri due, anche loro presenti al Campus, sono il Maestro Qian Zhao Hong dello stile Xing Yi Quan delle sei armonie e dei dieci animali e il Maestro Wu Mao Gui dello stile Tong Bei Quan. Il Maestro Yun Yin Sen ha invece insegnato lo stile Liu He Ba Fa (sei armonie – otto metodi) e le basi Yi Quan (la boxe della mente) e dello Zhang Zuang. Il Maestro Liu Bao Yu lo stile Pugno di Cotone, stile molto “famoso”, ma molto “riservato” perché praticato all’interno di una cerchia molto ristretta d’adepti.

L’altro maestro che ha riscosso molto successo è stato il Maestro Xu Guo Chuang, soprannominato “uomo acqua” per la “insostenibile leggerezza” delle sue tecniche fluide e inesorabili come l’acqua che senza sforzo tutto travolge.

Invece il Maestro Qian Zhao Hong dello Xing Yi dei dieci animali si è distinto, oltre per l’indubbia tecnica e capacità didattica, per la sua simpatica capacità comunicativa in grado di farsi capire senza bisogno del traduttore.

Molto apprezzati sono stati anche i Maestri del Tong Bei Quan Zhao Ya Jun per la sua scioltezza e velocità  e Wu Mao Gui, che nonostante il suo fisico possente si muove leggero e agile, e il Maestro Chan Zhuen Yuan  dello Xing Yi dei dodici animali, erede del Gran Maestro Wei Chuan Yuan, per la ricchezza della sua tecnica. Particolarmente interessanti sono state le lezioni di Taiji stile Yang  del Maestro Ji A Dong, autentico rappresentante del lignaggio di Yang Cheng Fu, erede del Gran Maestro Rao Shaoping, che molti praticanti italiani conoscono perché è stato già due volte in Italia per lo stage estivo di agosto della scuola Nei Dan ed è comparso sul numero di dicembre ’07 di Samurai. I Maestri Jin Zhen Ciang del Taiji stile Chen e il Maestro Wang Tong del Ba Gua Zhang si sono particolarmente distinti per la profonda conoscenza dello stile e per la didattica precisa e rigorosa del loro insegnamento. Il Maestro Wu Ji del Lan Shou, invece, ha impressionato  tutti con la sua elegante potenza e con la precisione chirurgica delle sue tecniche di combattimento.

Infine i Maestri Li Tian Wei dello Xing Yi dei dieci animali e Jiang Zhong Bao del Taiji stile Chen che sono stati i maestri con i quali io ho approfondito il mio studio, non solo al campus ma anche nelle tre settimane trascorse a Shanghai, sono stati apprezzati, oltre che per le loro indubbie capacità marziali, per lo “stile taoista” del loro modo di essere e praticare. Il Maestro Li, esperto calligrafo e apprezzato pittore, è figlio del primo allievo del mitico Maestro Lu Song Gao, colui che ha portato lo stile Xing Yi delle Sei Armonie e dei Dieci Animali a Shanghai. Il suo carattere dolce e gentile fa da contrappeso alla sua espressione marziale istintiva e selvaggia. In lui le caratteristiche selvagge animali e quelle umane sembrano avere trovato un perfetto equilibrio, quando “spiega” esprime serenità e tranquillità, quando “agisce” l’essenza selvaggia dello spirito animale percorre il suo corpo dandoti l’impressione di vedere un animale allo stato brado.

Il Maestro Jiang, invece, ti impressiona e ti mette in “disagio” per lo stato “indifferente” del suo modo d’essere e di agire, se lo guardi cercando di “capire” e come guardare dentro uno spazio vuoto. Non trovi niente, ma nondimeno qualcosa ti muove, qualcosa s’insinua dentro e ti blocca. La sua espressione non cambia, ma le sue mani qualche volta ti proiettano lontano con violenza, qualche altra volta ti sollevano dolcemente come una madre premurosa o ti ghermiscono come gli artigli di un’aquila o, come dice il Maestro Xu, ti legano come una corda. Chiudo questo resoconto ringraziando tutti gli studenti e gli insegnanti della scuola (Raffaele Martino, Marco Morena, Remo Pizzin, Fabrizio Caspani, Marco De Acetis e Graziano Sabatini) che hanno partecipato al campus per il loro impeccabile comportamento, che ha ricevuto il plauso di tutti i maestri. Un ringraziamento particolare al Maestro Roberto Benetti per l’organizzazione logistica del viaggio e agli istruttori senior Franca Rizzi, Antonio Facchin, per l’attenzione con cui hanno seguito gli altri studenti, e Giuliana Romanisio per le sue esibizioni marziali che hanno fatto salire il prestigio della scuola. Arrivederci al prossimo campus 2010 a Pechino.senza-nome-1

 

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