LA GEOMETRIA DEL TAIJI QUAN
ROBERTO BENETTI

SOMMARIO

Introduzione

Lo stile Yang
– Il rapporto aureo
– La spirale logaritmica

Il Tempo e Ritmo della forma 108
– Il tempo delle fasi Terra, Uomo, Cielo
– Il tempo come ritmo

Il senso del numero 108

Il rapporto aureo e la spirale logaritmica

La Geometria del movimento
– La sfera
– Come “essere” sfera?
– Una sfera, mille sfere, infinite sfere
– Movimento sferico tridimensionale e movimento circolare

Conclusione
– Conclusione

Bibliografia 


Tao Te Ching
cap. 42

La via genera l’Uno
L’Uno genera il Due
Il Due genera il Tre
Il Tre genera i diecimila esseri
i diecimila esseri si fondano
nello Yin e abbracciano lo Yang
nei loro soffi vitali, centrati e vuoti, si muove l’Armonia….

Introduzione

La Natura esprime da sola molto più di quanto noi, esseri umani, in millenni di storia siamo riusciti a produrre ed a spiegare. Già, perché la Natura non ha bisogno di “spiegare” ciò che “è”. La nostra conformazione genetica quasi ci impone invece di effettuare questo passaggio.
Sappiamo che il nostro cervello è costituito da due emisferi, ognuno dei quali è preposto a precise funzioni. L’emisfero sinistro regola le attività razionali, il pensiero, la comprensione logica; quello destro gestisce le emozioni, l’istinto, l’irrazionale. Questa dicotomia, sempre presente in Natura, è stata progressivamente trasformata dall’essere umano in “monotonia”, ovvero ha privilegiato e sviluppato prevalentemente uno dei due emisferi, e precisamente quello sinistro, razionale, in opposizione a quello destro.
E’ successo che l’essere umano ha cominciato a giudicare l’opposizione parteggiando per una delle due parti. Osserviamo la Natura quando “eccede” nell’altalena fra i due opposti: accadono quello che noi chiamiamo cataclismi, disastri naturali ecc. salvo poi “naturalmente” riequilibrarsi procedendo verso il polo opposto. L’essere umano invece si è fossilizzato in una parte, creando all’interno e di conseguenza all’esterno di sé degli squilibri, dei “cataclismi” tali da mettere a repentaglio la sua stessa sopravvivenza. E’ l’Armonia fra i due opposti ad essere messa in discussione e quindi ad essere ricercata per un “benessere”.
“Alla ricerca dell’Armonia perduta” potrebbe intitolarsi l’opera che l’essere umano cerca di svolgere e compiere; a questo scopo l’unione del Taiji Quan come pratica corporea, e della Geometria come strumento di comprensione di tale pratica, sarà l’inizio di questo percorso di ricerca e conoscenza dell’Armonia.
Il Taiji Quan è un’Arte Marziale che come pratica psicocorporea consente di riequilibrare i due poli, sia a livello corporeo sia a livello mentale, attraverso un approccio scientifico ed intuitivo allo stesso tempo; è Scienza, ma contemporaneamente è Pratica, Vita, Esperienza.
La Geometria, scienza primordiale, con la sua osservazione della Natura del mondo e delle interpretazioni finite che l’Uomo ne ha fatto, consente di acquisire quella forza di comprensione che spesso manca e la cui mancanza ci fa perdere quella visione olistica del sistema Corpo-Mente, che è base per la ricerca e la pratica dell’Armonia.
Il senso del Taiji Quan per l’essere umano è proprio questo: una pratica, un’Arte che non ha ragione di esistere se non ha, anzi se non E’, Armonia. Come tutte le Arti d’altronde.
La Geometria del Taiji Quan vuole riconoscere nel libero fluire del movimento corporeo quei principi, quelle proprietà che la Natura …naturalmente… esprime e che noi, con i nostri processi mentali, tendiamo a tenere separati dal nostro corpo, e che invece dobbiamo integrare con esso. Cercheremo quindi con il presente lavoro di mettere in luce le proprietà geometriche interne del Taiji Quan; lo stile di riferimento è quello Yang, e la forma è quella cosiddetta di “108 movimenti”. Verrà affrontato un primo aspetto numerologico/geometrico proprio di questa forma, ed un altro prettamente geometrico che può valere per qualunque stile di Taiji Quan dal momento che esso riguarda le proprietà interne del movimento corporeo, in particolare del gesto marziale.

Lo stile Yang

Per forma intenderemo la forma Yang di 108 “movimenti”, creata da Yang Lu Chan (1799-1872) modificata e addolcita in seguito dal nipote Yang Chen Fu (1883-1936). E’ la forma oggetto del presente lavoro. Tralasciamo le notizie storiche per concentrarci sui principi essenziali di questa sequenza, e sugli elementi costitutivi della sua natura.

Principi

  1.      Concetto Yin – Yang
  2.     Apertura e chiusura dei movimenti e del corpo.
  3.     Percezione ed espressione del Pieno/vuoto.
  4.      Morbidezza e radicamento nel terreno.
  5.      Stabilità e rilassamento.
  6.      Leggerezza e agilità.
  7.      Uso di forze contrapposte.
  8.     Continuità del movimento
  9.     Uniformità del ritmo
    10.        Scioltezza

 Lo stile Yang si caratterizza in particolare per l’armonia e la fluidità dei movimenti.

Il senso del numero 108 

Fra i praticanti della forma 108 stile Yang, si intende di solito che la forma praticata contenga 108 movimenti o posizioni. Ma questa ipotesi è insoddisfacente perché i criteri usati per determinare esattamente ciò che costituisce un movimento variano considerevolmente. In realtà, esistono centinaia di “sotto-movimenti” ai tradizionali 108, il che rende assai difficile la determinazione numerica dei movimenti. Si possono individuare 108 sequenze, con nomi più o meno suggestivi, ma se approfondiamo la cultura orientale scopriamo che il numero 108 ha per gli orientali, ma non solo per essi,  un significato che trascende l’aspetto puramente numerico quantitativo ed entra in quello molto più misterioso dell’interpretazione numerologica. Procediamo dunque in libertà di associare idee, sensazioni, conoscenze.
A livello simbolico, il numero 108 è composto dalle cifre 1, 0, 8 ognuna delle quali ha precisi e numerosi significati. Vediamone alcuni.

    Dai Classici del Taiji otteniamo queste informazioni:

Wu Ji = 0, Taiji = 1, Gli Otto trigrammi (Bagua) = 8

    Nella logica informatica, 0 e 1 sono gli elementi fondamentali della logica binaria (bit) mentre 8 rappresenta la parola (byte) che possiamo costruire da essi.

    Oppure, 0 è il Nulla, 1 è l’Inizio, 8 è il simbolo dell’Infinito.

    Ancora, come in un gioco di specchi ; partendo sempre dagli ingredienti base 1, 2, 3 ogni elemento “eleva” se stesso a potenza, come in una spirale tridimensionale che avvitandosi si espande secondo un’armonia interna.

    Altri (Walmsley) ritengono che 108 rappresenti la struttura angolare dei movimenti della forma. Secondo questa interpretazione, l’esecuzione corretta dei movimenti della forma dovrebbe rispettare la cosiddetta “struttura 108°”. 108° sono gli angoli formati in un pentagono regolare e gli angoli derivati da esso sono 36°, 54°, 72°. Tutti questi angoli si ritrovano all’interno della forma misurando le angolazioni formate dagli arti e dal corpo durante l’esecuzione. La figura geometrica del pentagono ha un richiamo evidente nella Teoria dei 5 elementi taoista, e nella nostra cultura la stella a 5 punte, ottenuta unendo i vertici del pentagono, era il simbolo dei Pitagorici che vedevano in essa alcune importanti proprietà geometriche; infatti la sua costruzione si basa sulla sezione aurea (vedi più avanti) e da essa si riesce a generare la curva detta spirale logaritmica (vedi). Come verrà spiegato più avanti, all’interno della forma il movimento a spirale è insito  nell’esecuzione corretta della stessa in accordo con i Classici del Taiji.

Tutte queste associazioni di idee e interpretazioni sono sicuramente valide e condivisibili e vanno considerate nella loro globalità, dal momento che ognuna di essa è una visione particolare dello stesso fenomeno, come se noi osservassimo la stessa cosa attraverso un prisma e l’immagine di essa fosse diversa a seconda della faccia del prisma che consideriamo (“illusorietà del mondo fenomenico”).

E’ più probabile che il numero 108 applicato al Taiji Quan trovi le radici della sua applicazione nelle influenze buddiste che tale arte marziale, così come altre, ricevette nel corso della storia da parte di questa religione. Bisogna risalire al concetto delle 108 Bonno, un termine di complessa traduzione che può essere reso con Contaminazioni, Illusioni, Passioni. Dal punto di vista occidentale, esse possono essere definite come “inclinazioni umane che portano verso l’errore e il male”. Il termine Bonno può essere spiegato ulteriormente come “quel che disturba la mente ed il corpo ed impedisce la tranquillità”.

E’ una tendenza asiatica quella di rappresentare concetti profondi, come quello delle 108 Bonno, in cose ordinarie. Profondi, interiori significati vengono catturati nelle forme mondane esteriori. Ad esempio, i monasteri buddisti si raggiungono di solito dopo aver percorso 108 gradini, oppure 108 sono i numeri di grani dei rosari indù e buddisti.

A seguito dell’ esaurirsi o dell’eliminazione delle 108 Bonno attraverso l’austera pratica del trascendere il corpo-mente, si entra nello stato di illuminazione. Al salire di ogni gradino e simbolicamente all’eliminazione di una Bonno, il ricercatore della propria autentica natura diviene sempre meno confuso e afflitto. Nel momento in cui raggiunge il tempio, il ricercatore è simbolicamente pronto per l’illuminazione, lo stato della non sofferenza. In tal caso, il simbolo numerico 108 è combinato con l’azione dell’ascesa, come l’acqua che attraverso mutamenti di stato passa dal ghiaccio al vapore.

Anche nel Taiji Quan l’esecuzione della forma 108 può essere vista come un percorso di conoscenza all’interno di se stessi al termine del quale raggiungiamo uno stato di completezza, di compimento, di illuminazione; è il cerchio che si chiude!

Attraverso l’intensa ed ininterrotta pratica della forma il praticante sale i gradini o colpisce la campana del tempio del proprio sé. Attraverso gli anni di pratica il corpo allenato eseguirà ogni movimento con ininterrotta fluidità, finché non si riuscirà più a distinguere la divisione tra l’unità mente-corpo. Per arrivare così lontano, ad una pratica spirituale, è richiesta una concentrazione di tutte le proprie forze fisiche e psichiche.

Il rapporto aureo e la spirale logaritmica 

 

Abbiamo visto come possa esistere una correlazione fra il Taiji Quan e la geometria, in particolare, per quello che viene definito rapporto aureo.

 

Il rapporto aureo

Il rapporto aureo è una proporzione fra il segmento considerato e la sezione aurea; dividere un segmento in sezione aurea significa dividerlo in due parti tali che la maggiore sia media proporzionale tra l’intero segmento e la parte restante, ovvero tale che il rapporto fra il segmento e la sezione aurea sia uguale al rapporto tra la sezione aurea ed la parte rimanente, come espresso nella figura che segue.

A
B
C

 

                                               AB = Sezione aurea, AC = segmento, BC = parte rimanente

La proporzione aurea Þ AC : AB = AB : BC

Rapporto aureo Þ

Il rapporto aureo è dunque una costante, un numero irrazionale, e viene solitamente indicato con la lettera (fi) in onore del grande scultore greco Fidia che se ne servì spesso nella realizzazione delle sue sculture.

La sezione aurea è sempre un numero irrazionale e vale 0,618…

Si applica ovviamente sia a livello geometrico che matematico, ma le sue applicazioni sono innumerevoli soprattutto in campo artistico (intima correlazione fra arte e geometria, fra forma e non-forma, creatività e razionalità, ecc.).

La serie di Fibonacci: 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, ecc. è una successione di numeri tale che ogni numero che si succede è uguale alla somma dei due che precedono. Nella serie di Fibonacci si osserva che i rapporti fra due numeri consecutivi (a partire dal terzo) costituiscono una serie che converge ad una costante dal valore 1,618… il rapporto aureo.

La sezione aurea era nota fin dall’ antichità: basti pensare che fu usata dagli Egiziani nella costruzione della piramide di Cheope (l’altezza è con molta approssimazione la sezione aurea del lato di base) e dai Greci in quella del Partenone (l’altezza delle colonne, dalla cima alla base, è sezione aurea dell’altezza totale dell’edificio).

I Pitagorici scelsero come simbolo la stella a 5 punte, perché alcuni segmenti che in essa figurano sono la sezione aurea di altri.

Nel diciassettesimo secolo Keplero si interessò alla sezione aurea tanto da

chiamarla “gioiello” della geometria.

Anche nella Musica ritroviamo la sezione aurea: Beethoven nelle “33 variazioni sopra un valzer di Diabelli” suddivise la sua composizione in parti corrispondenti ai numeri di Fibonacci.

In tempi recenti è stata usata dal famoso architetto Le Corbusier per il suo «modulor», con cui si può scomporre la figura umana in parti, ognuna sezione aurea di un’altra,  per poi risalire da qui all’abitazione ideale dell’uomo.

Infine il pittore spagnolo Salvador Dalì ha dipinto il suo quadro “Il Sacramento dell’Ultima Cena” in un rettangolo aureo e vi ha inserito un enorme dodecaedro, che, avendo facce pentagonali, mostra un evidente richiamo alla sezione aurea.

 

La spirale logaritmica

La sezione aurea gode di una proprietà molto importante per ciò che ci interessa, la proprietà iterativa, ovvero aggiungendo ad un segmento la sua sezione aurea si ottiene un nuovo segmento di cui quello dato è sezione aurea.

Dall’applicazione di tale proprietà si arriva alla costruzione di una curva detta spirale logaritmica. Si parte dal rettangolo aureo, ovvero dal rettangolo avente un lato che è sezione aurea dell’altro. Se sul lato maggiore del rettangolo aureo si costruisce un quadrato si ottiene un nuovo rettangolo aureo, grazie alla proprietà iterativa della sezione aurea. Ripetendo più volte tale costruzione, si ottiene una successione di quadrati, ognuno dei quali ha il lato che è sezione aurea del lato del quadrato successivo. (Si osserva che la successione dei lati dei quadrati si ottiene come quella dei numeri di Fibonacci, partendo dai lati di un rettangolo aureo anziché da 0 ed 1, ed ottenendo ogni termine dalla somma dei due precedenti).

Costruendo un arco di circonferenza inscritto in ogni quadrato, avente il centro nel vertice del quadrato, che non appartenga all’arco precedente e che stia sul lato che contiene il centro precedente, si ottiene la curva detta spirale logaritmica. E’ una curva equiangolare (in tutti i suoi punti l’angolo formato da un raggio e dalla tangente è costante).

Tale curva gode di proprietà molto particolari: quella invariantiva, ovvero che la sua forma rimane inalterata indipendentemente dal raggio di quarti di circonferenza che la compongono; e quella per cui,  pur essendo di lunghezza finita e quindi misurabile, è illimitata, nel senso che il centro della spirale lo si raggiunge dopo infiniti giri.

Tale curva si ritrova in natura in numerosissime manifestazione della vita animale e vegetale, ad esempio nella conchiglia del Nautilus. Le spirali del Nautilus sono costruite sulla struttura della spirale logaritmica. La crescita del mollusco e dell’ampiezza degli strati della conchiglia lascia inalterata la forma, confermando le proprietà invariantive della curva. 

In Astronomia, le galassie si sviluppano e si strutturano lungo una spirale logaritmica.

Applicato alla forma di Taiji Quan, osserviamo che le posizioni possono aprirsi o chiudersi, aumentare o diminuire senza che la struttura del movimento si alteri minimamente, e mantenendo la potenza inerente alla propria struttura.

Possiamo quindi dedurre che l’essere umano, nel “tradurre” il Divino, l’Armonia che da esso promana, ha identificato nella proporzione aurea e nella spirale logaritmica una sua manifestazione.

 

Il Tempo e Ritmo della forma 108 

 

Essendo l’Armonia costitutiva ed immanente al Taiji Quan qualunque manifestazione o sviluppo di esso si compie secondo leggi armoniche. Anche il “tempo” di esecuzione della Forma 108 segue questa regola; esiste un ritmo interno, una legge non scritta che regola il tempo di esecuzione. Ora la proporzione numerica che meglio rappresenta l’Armonia è il rapporto aureo.

Il tempo delle fasi Terra, Uomo, Cielo

Partendo dalle fasi costitutive della sequenza della forma 108, Terra, Uomo, Cielo si tratta di trovare la legge temporale che regola queste tre fasi. Poiché queste sono legate (“condite”) dall’Armonia, esse saranno collegate secondo la proporzione aurea, ovvero la fase Terra sarà sezione aurea della fase Uomo e la fase Uomo sezione aurea della fase Cielo.

L’inizio è la fase Terra: è la variabile indipendente, è la fase dalla quale partiamo perché …viviamo sulla Terra. Probabilmente se vivessimo su un altro pianeta questa fase esisterebbe ma sotto altre sembianze e nomi. In qualunque sequenza un elemento è sempre preso come riferimento. La Terra è la nostra Madre, non possiamo prescindere da essa, dalla nostra materialità, dal nostro corpo.

Quindi, la durata di esecuzione della fase Terra dà il ritmo alla forma, che, se svolta in Armonia,  viene mantenuto per tutto il suo svolgersi. Il tempo teorico calcolato dal tempo Terra rapportato al tempo effettivo dà la misura di quanto ci siamo allontanati dall’Armonia.

Detto  il rapporto aureo ( ) possiamo costruire la seguente equazione:

Forma 108 = T(Terra) + U(Uomo) + C(Cielo)  dove partendo dal tempo della fase Terra, quello successivo discende direttamente dal precedente moltiplicato per il fattore , ovvero

Pertanto, il tempo globale della forma sarà:

che semplificato dà

Ciò significa che se noi calcoliamo il tempo impiegato nel compiere la fase Terra (1^ parte della forma) e lo moltiplichiamo per il fattore arrotondato 5,236 otterremo il tempo globale, nell’ipotesi che la forma sia svolta in perfetta armonia.

Ad esempio, se impieghiamo 4 min. per compiere la prima sezione, il tempo teorico sarà di  

Il tempo come ritmo

L’uniformità del Ritmo dipende dalla regolarità di mutamento da un “movimento” all’altro che deve quindi avere la stessa durata (come le stagioni che si alternano, l’andamento delle maree, i cicli lunari ecc.). Ma i movimenti nell’esecuzione della forma in realtà sono di difficile definizione; quindi per movimento dobbiamo intendere un “moto interiore” ovvero un’accordatura armonica di Corpo – Mente – Energia che generano all’unisono una mutazione spazio-temporale della nostra  dimensione psicocorporea. Ad esempio, ci si può accordare sui battiti del nostro cuore e seguire tale ritmo; oppure ascoltare il ritmo del nostro respiro e seguirlo.

In realtà, nel Taiji non esistono tempi, non esistono fasi, ma esiste il continuo, l’eternità dello scorrere del tempo come collegamento fra Cielo e Terra. In teoria, sarebbe possibile sviluppare questo calcolo prendendo dei pezzi di sequenza anche infinitesimali e svilupparli. Nella pratica della sequenza della forma 108, possiamo considerare il pezzo di sequenza finito più breve e semplice da eseguire quale sequenza campione, ovvero il 1° movimento Qi Shi (inizio: si alzano e si abbassano le braccia), e dimostriamo ora che il ritmo ed il tempo di esecuzione della forma è determinato da esso.

Come abbiamo visto precedentemente la figura che esprime la proprietà iterativa della sezione aurea è la spirale logaritmica. Ed essendo tale proporzione espressione dell’Armonia, possiamo supporre lo svolgimento della forma come lo “srotolamento” della spirale logaritmica in un segmento finito e considerare la sua lunghezza come il tempo impiegato a percorrerlo.

E’ interessante notare come la spirale sia una composizione della figura perfetta la circonferenza, in particolare il quarto di circonferenza, ovvero il Cielo, con la forma geometrica “finita” per eccellenza, il quadrato, ovvero la Terra, all’interno del quale si va a creare l’arco di circonferenza. E l’Uomo? L’Uomo trasforma, collega i due elementi cercando di far fluire le due energie all’interno di sé per armonizzarle.

Riprendendo dunque la misura del tempo di esecuzione della forma in Armonia come lo “srotolamento” della spirale logaritmica dovremo misurarne la lunghezza.

Se consideriamo l’equazione della spirale logaritmica in coordinate polari , dove e rappresenta la costante di Nepero e pari a 2,7172…, k è la costante che determina l’ampiezza della spirale e q rappresenta l’angolo di “srotolamento” della curva, ovvero l’angolo di rotazione rispetto all’origine. Assumiamo che k rappresenti il tempo di esecuzione del 1° movimento Qi Shi, espresso in minuti (numero decimale ottenuto rapportando i secondi con 60) e q valga 2p, ovvero un angolo giro. Perché un angolo giro? Perché la circonferenza, o il cerchio vuoto, è la figura che meglio esprime il Taiji, il Supremo Fondamento, il Compimento, l’Alfa e l’Omega.

Il calcolo è abbastanza complesso*  e si ottiene che la lunghezza dell’arco di spirale logaritmica in un angolo giro, ovvero il tempo di esecuzione della forma sia pari a .

In pratica, cronometrando l’esecuzione di Qi Shi ed inserendolo nella formula otterremo il tempo ideale, ovvero a ritmo uniforme e costante, di esecuzione della forma. L’esecuzione di Qi Shi richiede mediamente dai 15 ai 20 secondi; ciò significa che la durata totale della forma oscillerà da 15 m. 43 s. a 22 m. 30 s., che è la durata media di esecuzione della forma.

Possiamo infine fare alcune considerazioni circa il tempo impiegato, calcolato in un modo o nell’altro. Se noi rapportiamo il tempo effettivo con il tempo calcolato, essendo il tempo teorico calcolato nell’ipotesi di esecuzione armonica, otterremo quale è la “misura” dell’armonia della nostra esecuzione. Ad esempio, se l’esecutore impiega 18 min. anziché 21 min., sarà stato troppo veloce rispetto al ritmo adottato nella fase Terra. Se invece impiegasse 23 min. sarà stato troppo lento.

In sintesi avremo tre possibilità:

il nostro ritmo sarà stato troppo lento, è come se il nostro metabolismo rallentasse e non riuscisse a digerire tutto quello che ingeriamo; sprechiamo materiale prezioso che potrebbe essere trasformato.

 siamo stati troppo veloci, abbiamo fretta di finire, bruciamo tutto ma in un tempo troppo breve per potere distribuire l’energia dappertutto.

 siamo in perfetta Armonia con le Leggi dell’Universo.

La Geometria del movimento 

 

Il concetto di Armonia del movimento e le conseguenze che da esso derivano (tempo di esecuzione della forma, ecc.) presuppongono che il “meccanismo” corpo sia ben “oliato” e soprattutto efficiente, ovvero che ottenga il massimo rendimento con il minimo sforzo. A tale scopo il corpo del praticante, nella sua interezza, dovrà muoversi con il minor attrito interno possibile, ovvero seguendo linee di movimento circolari e tridimensionali, in accordo con i principi di esecuzione della forma. Il praticante attraverso il Taiji Quan dovrà diventare come una sfera e carpirne le proprietà. D’altra parte, cosa rotola meglio di una sfera su una superficie liscia? Si tratterà dunque di capire cosa è sfera “dentro” di noi, cosa significa liscio ed infine il senso, la struttura e l’effetto del movimento circolare all’“esterno” di noi.

Storicamente, per l’essere umano, sfera e circonferenza rappresentano la perfezione della forma, il massimo avvicinamento con la Forma Assoluta. Anche nei movimenti corporei e relative manifestazioni, l’essere umano cerca di trasformare le forme poliedriche, sfaccettate. Questa trasformazione operata dall’Uomo, si manifesta come una sempre maggiore consapevolezza e conoscenza della meccanica del movimento, della distribuzione delle forze, unite ad una accresciuta sensibilità, e consente di rendere questi movimenti sempre più morbidi, rotondi.

La sfera

Nella sfera il centro di gravità e il punto di appoggio sono sempre allineati con la linea del centro di gravità, ovvero la linea che li unisce è sempre perpendicolare al piano di appoggio nel punto di contatto; non vi è dunque nessuna instabilità.

 

Ciò consente la reversibilità del gesto marziale, ad esempio, perché la perfetta circolarità del movimento consentirà il mantenimento costante dell’assetto. L’esterno di questa sfera è statico e morbido, mentre l’interno è duro ed in movimento. Se la sfera viene colpita dall’esterno, la sua reazione mette in luce due conseguenze ben precise:

  1. l’inerzia rotazionale deflette la spinta lateralmente, nella direzione e nel verso della spinta stessa, secondo una traiettoria tangente alla sfera nel punto di contatto;
  2. la superficie elastica usa l’energia della spinta per restituirla contro la fonte di provenienza.

 

Come “essere” sfera?

Innanzitutto, bisogna avere la precisa conoscenza e percezione del centro della sfera ovvero del nostro centro di gravità. Esso è localizzato nel Dantien inferiore, un punto all’interno del corpo situato tre centimetri al di sotto dell’ombelico e tre centimetri in profondità.

Quindi la prima cosa da fare è centralizzarsi, focalizzarsi mentalmente nel nostro Dantien, ovvero centrarsi nel proprio essere.

Partire dal proprio centroE’ l’interno che muove l’esterno

Secondo, bisogna avere la percezione continua della forza di gravità, e delle altre forze in gioco, nel movimento della sfera.

Collegare Terra e Cielo Essere sempre aderente al punto di contatto mantenendo pressione costante: come l’acrobata che compie il giro della morte con la moto

Indipendentemente dalla direzione di moto della sfera e dai suoi mutamenti, la curva tracciata dal centro di gravità dovrà sempre essere parallela al piano di scorrimento, ovvero il raggio che unisce il centro e il punto di contatto dovrà rimanere costante e perpendicolare al terreno. 

nell’esecuzione della forma, non ci si alza né abbassa

 

In terzo luogo, l’asse della sfera deve essere costantemente allineato, la sfera non si deve deformare. E’ l’applicazione del Principio delle Tre Forze (centralizzarsi nel Dantien, essere radicati al terreno, portare l’energia al sincipite), oppure quello che nei Classici si intende che “la testa deve essere come sospesa a un filo, ed il coccige retroverso”; oppure sviluppare lo Zhong Ding Jing (potere dell’asse centrale).

In quarto luogo, bisogna saper distinguere bene per poterli combinare assieme due tipi di movimento compiuti dalla sfera: la traslazione dell’asse e la rotazione attorno all’asse. Durante la traslazione l’asse deve rimanere perpendicolare al terreno e non oscillare fra una posizione e l’altra. La rotazione è un moto attorno all’asse che si compie se questo non oscilla.

Infine, bisognerà mantenere sempre parallele fra di loro la linea del centro di gravità che parte dal Dantien e l’asse del corpo. In questo modo, il nostro corpo, potrà muoversi con estrema stabilità e potenza.

Una sfera, mille sfere, infinite sfere

In realtà, la nostra capacità di essere sfera dipenderà dal nostro grado di sensibilità interiore, di percezione delle “rotondità e spigolature” che albergano all’interno del nostro corpo. La sfera rotola su una superficie sia liscia che ruvida. Ma una sfera avvolta nella polvere difficilmente potrà esprimere la potenza e le proprietà insite nella sua forma.

Vista la complessità biomeccanica del corpo umano, più che di una sola sfera sarebbe più preciso parlare di “essere sfera” come “risultante” dei movimenti circolari delle singole componenti strutturali e funzionali del corpo umano. Qualunque movimento per essere trasmesso lungo il corpo presuppone segmenti corporei perfettamente integrati fra di loro. Citando testualmente Flavio Daniele dal suo ultimo libro: La colonna vertebrale, oltre che asse portante, è la “dorsale” che permette la trasmissione del movimento, il quale come un’onda si propaga sezione per sezione. Questa onda trasmette il momento cinetico da una parte del corpo alla successiva e le giunture (Nove Perle), simili a delle pulegge e collegate tra di loro da muscoli e tendini che funzionano da cinghia di trasmissione, fungono da moltiplicatori di potenza.

caviglia
ginocchio
anca
sacro
T12-L1
C7
spalla
gomito
polso

Ricordiamo che le Nove Perle corrispondono alle seguenti articolazioni o snodi strutturali: caviglia, ginocchio, anca, polso,  gomito, spalla, sulla colonna vertebrale: la zona cervicale, lombare e sacrale.

Quindi, le Nove Perle fungeranno da moltiplicatore di potenza quando si tratterà di emettere la propria potenza interna, ma da riduttore di potenza quando l’azione proverrà dall’esterno, creando quell’effetto “assorbente” tipico del Taiji Quan.

Citando ancora il m° Daniele: Il praticante deve imparare a usare quest’onda cinematica, che con un linguaggio figurato potremmo chiamare “effetto frusta”; per farlo deve coordinare l’azione delle Nove Perle e far sì che possano muoversi liberamente secondo le direttrici e i gradi di libertà tipici di ognuna di esse.

caviglia
ginocchio
anca
sacro
T12-L1
C7
spalla
gomito
polso

Questa onda si trasmetterà lungo dei percorsi anatomico-funzionali interni al nostro corpo, trasportando e moltiplicando da sfera in sfera la forza interna. Esistono sette linee di flusso o percorsi di forza lungo i quali potrà trasmettersi la forza interna, e come dicono i Classici sarà l’intento della Mente a muovere l’Energia, che verrà trasformata in movimento fisico nel Dantien, creando forza interna “intelligente” a guidare tale forza lungo questi percorsi. (Nella figura accanto, sono indicati il percorso di forza tratteggiato, e la catena di trasmissione della forza lungo le nove perle).

Quindi le Nove Perle devono essere sferizzate per poter, tutte assieme, costruire la Grande Sfera; a loro volta, saranno loro stesse il prodotto di altre sotto-sfere e così via fino ad arrivare a sfere infinitesime. Pertanto, come illustrato nella figura accanto, l’onda attraverserà le Nove Perle e verrà moltiplicata nel suo passaggio attraverso le sotto-sfere intermedie.

Possiamo, infine estendere ulteriormente questo concetto e immaginare di essere come un sacchetto di biglie di vetro di varie dimensioni che tutte assieme formano la Grande Sfera, ed il movimento congiunto di ognuna di essa fa muovere quella Grande.

Questo è essere Sfera!

Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e Lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sui piani fisico ed energetico. Ciò significa che il corpo si comporta come una sfera di energia e che si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, in avanti e indietro, a destra e a sinistra). E’ come un pallone, in cui la spinta interna è uniforme in tutte le direzioni.

Flavio Daniele,I tre poteri del Taiji Quan

 

Movimento sferico tridimensionale e movimento circolare

Come si manifesta nello spazio l’onda di propagazione del movimento interno?

Nel Taiji Quan si parla spesso di movimento circolare; ma ancora più spesso si confonde l’“idea” del cerchio con la sua manifestazione. I Classici parlano di circolarità come idea (Yi), come percezione cui riferirsi nella pratica, e per simboleggiare la continuità, la concatenazione dei movimenti senza interruzione, conformemente all’alternarsi dello Yin e dello Yang. La forma di Taiji Quan è infatti composta da una infinità di movimenti che non possono essere isolati gli uni dagli altri; la fine di un movimento segna l’inizio del conseguente.

Il cerchio però è una figura geometrica bidimensionale, ma nello spazio tridimensionale la figura di riferimento è la sfera non il cerchio!. Ciò significa che quando pratichiamo disegniamo sì, forse, dei cerchi perfetti, ma dimenticando la terza componente la nostra pratica risulterà incompleta e di conseguenza vuota. Una cosa è capire cosa significhi essere sfera un’altra è esserlo veramente! Il movimento “circolare” dovrà dunque manifestarsi come movimento sferico tridimensionale, in modo che, sezionandolo in qualunque degli infiniti piani che esso attraversa troveremo, sempre una circonferenza.

Un altro elemento di confusione riguarda il “generatore” del movimento ed il movimento da esso prodotto. Se produco dei cerchi all’interno del mio corpo oppure muovo le mie “sfere” creando l’“onda”, il prodotto che otterrò all’esterno non sarà un cerchio o una sfera bensì un movimento circolare chiamato cicloide. Ossia, la traiettoria esterna della cicloide viene  erroneamente confusa con quella della sua generatrice, la circonferenza; esiste una confusione di ruoli fra il mezzo e il prodotto del mezzo. Vediamo perché.

La cicloide è il percorso che fa nell’aria il punto di una ruota, quando essa rotola nel suo movimento normale dal momento in cui il punto comincia a sollevarsi da terra, fino al momento in cui la rotazione continua della ruota l’abbia ricondotto a terra.

Questa curva gode anch’essa di numerose proprietà.

   Se prendiamo un recipiente perfettamente levigato di sezione trasversale pari ad un arco di cicloide, delle sferette poste a varie altezze sui fianchi del recipiente, lasciate contemporaneamente libere, raggiungeranno il fondo nello stesso istante Questa proprietà è detta tautocrona (della stessa durata); ogni sfera si muove di moto armonico semplice, come il pendolo isocrono. Nel Taiji Quan significa che se vengono sferrati due pugni, che compiano entrambi un arco di cicloide, nell’ipotesi di movimento generato da una serie di “perle” (ad esempio le spalle, gomito, polso) raggiungeranno il bersaglio nello stesso istante indipendentemente dal punto di partenza!

Consideriamo la seguente figura.
Una sferetta lasciata cadere da A raggiungerà D nel più breve tempo possibile percorrendo la cicloide: come si vede in figura per arrivare in D la sferetta dovrà risalire parte della curva, e tuttavia il tempo sarà minore del tempo impiegato dalla sferetta lungo altre curve, persino lungo la retta che congiunge A e D. Nel Taiji Quan vorrebbe dire che un pugno diretto, ovvero che segua una linea retta, sarà più lento di un pugno che segua una traiettoria “circolare” ovvero cicloidea!
E’ la conferma di quanto i grandi Maestri del passato avevano già scoperto.

Conclusione
Questo lavoro termina qui, ma da qui parte! Come dice James Kou , “Il Tai Chi Chuan è un eterno ricominciare e allo stesso tempo un’eterna scoperta, una gioia che si rinnova, si intensifica e si diversifica man mano che l’esercizio si ripete, si affina e si approfondisce. poiché dice un proverbio cinese: «Il senso profondo delle cose, ecco quel che resta sempre da scoprire»”.
Ciò che mi ha spinto su questo sentiero “strano” è stata une riflessione sul numero 108; da matematico e statistico sono portato ad interrogarmi su tutto ciò che si muove dentro e attorno al Numero.
Da praticante di Taiji Quan, seguendo la via tracciata dai Maestri che seguo, primo fra tutti il M° Flavio Daniele, il M° Xu ed i “Grandi Vecchi” che li precedono, sono portato ad interrogarmi su tutto ciò che si muove dentro e fuori di me, inteso come globalità, Corpo – Mente – Spirito.
Ho cercato dunque di fondere la via del Taiji Quan come pratica corporea, e quella della Geometria come strumento di comprensione di tale pratica, mantenendo inalterate le loro qualità intrinseche.  Questa è l’Idea che mi ha guidato e che mi guida a partire dal Cuore-Mente seguendo un percorso illuminato dall’Armonia Universale.
Tao Te Ching
cap. 77

La via del cielo
È un arco che si tende
L’alto si abbassa
Il basso si innalza
Ciò che eccede diminuisce
Ciò che è scarso aumenta…

Bibliografia

CRESCI Luciano, Le curve celebri, Muzzio Ed., 1998, Padova
DANIELE Flavio, I tre poteri segreti del Taiji Quan, Ed. Luni, 2001, Milano
DANIELE Flavio, Le tre vie del Tao, Edizioni MEB, 1997, Padova
DESPEUX Catherine, Taiji Quan, Mediterranee ed., 1987, Roma
DODERO – BARONCINI, Nuovi elementi di matematica, Ghisetti & Corvi, 1996, Milano
GOODIN Charles, Hyaku Hachi No Bonno, www.ioglkf.it/hyaku.htm
KOU James, Tai Chi Chuan, Luni ed., 1996, Milano
MOIRAGHI Carlo, Colloqui con Lao Tzu, Ed. Armenia, 1995, Milano
TSUNG HWA Jou, Il Tao del Tai-Chi Chuan, Ubaldini ed., 1986, Roma
WALMSLEY Anthony, 108 una struttura universale, Arti d’Oriente  Maggio 2000, Luni ed

Bologna, ventiquattro giugno duemilauno

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