Premessa

Sulla genesi della scuola, cioè sulle ragioni della sua nascita e sulle linee guida del suo sviluppo,  è stato scritto tanto e bene, dunque non mi dilungherò su questi aspetti, voglio invece descriverla nella sua attualità, per quello che può rappresentare in termini di evoluzione per i praticanti di arti marziali.

img_0099_2_1La scuola Nei Dan è ormai nota a tutti non solo in ambito nazionale, ma anche internazionale, grazie agli sforzi profusi in questo senso dal M° Flavio Daniele e dai suoi collaboratori. Quest’anno, in giugno, ha festeggiato il decennale della sua nascita: dieci anni ricchi di esperienze di alto livello con la “crema” degli anziani maestri di Shanghai, una delle piazze marziali più importanti del continente asiatico, messi in “comunicazione” con noi occidentali dal M° Guo Ming Xu, ribattezzato dai suoi allievi statunitensi ed ormai noto a tutti come George Xu.

 

La scuola Nei Dan si distingue nel panorama di settore per il metodo. Un metodo razionale, progressivo e polivalente che rappresenta un unicum per l’aggiornamento e l’adattamento delle metodiche di insegnamento alle esigenze dei moderni praticanti. Il metodo è razionale perché si basa su ragionamenti chiari e comprensibili tratti spesso dal nostro quotidiano, è progressivo perché prevede dei quadri di formazione progressiva a seconda del livello del praticante ed infine è polivalente perché è applicabile a dimensioni diversificate nella funzione e nel tempo, è difatti efficiente tanto nella terapia psico-fisica quanto nell’autodifesa, tanto nel breve che nel lungo periodo.

Vediamo il perché.

“L’arte per il corpo”: per una nuova educazione fisica marziale.
La struttura del metodo è semplice, ma ben articolata: si basa sulla considerazione che il gesto marziale non è un gesto generico, ma un gesto caratterizzato da una specifica motivazione gestuale, quella appunto della difesa personale, e dalla globalità della sua azione, perché coinvolge sempre tutto il corpo e non una sua singola parte, come accade negli sport ad alta specializzazione.

Le discipline sportivo-agonistiche “usurano” il corpo (ed io che ho praticato l’atletica leggera vari anni ne so qualcosa) perché lo sfruttano per una prestazione misurabile secondo canoni esteriori ed oggettivi (il cronometro, il record, etc.), laddove le arti marziali classiche si sono sottoposte a secoli di verifica, di feed-back, di sperimentazioni sul campo, quello della guerra vera e propria, dove ciò che non era efficiente in termini di vita o di morte veniva subito eliminato.

E non solo venivano eliminate le tecniche che non assicuravano la vittoria, ma anche quelle che non erano “economiche” perché lasciavano il corpo invalido o per troppo tempo dolorante; come avrebbero fatto altrimenti gli antichi maestri nelle dispute successive?

 Il gesto globale dell’arte marziale classica è sempre un gesto di potere perché esplica la sua efficacia non solo durante la pratica della disciplina prescelta, ma in ogni azione quotidiana, in quanto ciò che si apprende non è una serie di tecniche fisiche, ma come muovere il corpo.

Per intenderci: una volta che ho imparato come usare braccia e gambe in modo da non affaticare la colonna vertebrale, non importa se questa conoscenza la uso per boxare, per portare le buste della spesa o per lavorare al computer, il risultato non cambia produrrò comunque più lavoro con meno fatica. Se poi comprendo il giusto rapporto gerarchico tra il centro del corpo e la sua periferia, se apprendo a muovere il corpo dall’interno ne ricaverò anche un benessere che non è semplice e generico rilassamento, ma uno stato di decontrazione che è vero e proprio “godimento” interiore e che si ripercuote immediatamente a livello mentale. Ecco allora che avrò adempiuto ai due “must” della vita moderna: efficienza ad ogni livello e benessere psico-fisico.

E’ anche questo il senso della massima “l’arte per il corpo e non il corpo per l’arte”: faccio qualcosa perché mi serve, non perché io servo alla “cosa” (o alla causa…) o a qualcuno.

In questo senso il metodo Nei dan è umanistico, perché mette l’uomo con le sue esigenze al centro.

La traduzione della tradizione
Tutto questo vi sembra lontano mille miglia dal fascino esotico dei grandi maestri del passato come Yang Lu Chan che scuoteva con delle scariche di qi il suo giaciglio nel sonno o da Masutatsu Oyama che lottava con i tori…? Nient’affatto! Anche loro erano persone che vivevano la loro contemporaneità ed avevano le loro esigenze di sopravvivenza e benessere..! Per loro le indicazioni sulla pratica degli antichi maestri (antichi per noi) non erano lettera morta, ma vissuto quotidiano o immagini familiari. Il mondo delle arti marziali è sicuramente affascinante ed esotico, su questo non ci piove, ma è ancor più potenzialmente portatore di cambiamenti positivi per il praticante, soprattutto in termini di “igiene fisica”. Molte volte le suddette arti marziali sono travisate  e trasformate in sport da combattimento o generiche pratiche new age alternative alle più diffuse e conosciute (non solo da noi ormai, ma purtroppo anche in oriente) ginnastiche terapeutiche, salutistiche, etc. occidentali.

Dopo anni di pratica entusiasta nell’arte marziale giapponese, lo stile al quale ero stato iniziato da ragazzo, finalmente sono, già da una decina d’anni, riuscito a raggiungere gli obiettivi che mi ero prefisso: l’inserimento nell’honbu dojo di Tokyo diretto dall’attuale caposcuola, l’aggiornamento costante più volte l’anno con il mio maestro orientale, riferimento europeo della scuola. Della mia scuola, del mio stile d’origine sono soddisfatto, è bello ed efficiente dal punto di vista della salute e da quello della difesa personale, morbido e rilassato, assai diverso dall’idea che di solito si ha della “corrente giapponese”.

Tuttavia l’esperienza e la riflessione logica già da qualche anno inducevano a pormi delle domande: come progredire? Come cercare di raggiungere il livello dei miei maestri? Sono sufficiente il “mitori geiko” o allenamento a guardare seguito poi dal “tai toku”, la pratica corporea? Sono producenti per me i loro “kuden” o insegnamenti orali?

Come cercare di non riprodurre gli errori degli insegnanti italiani miei predecessori che dei maestri orientali e delle arti marziali spesso hanno solo scimmiottato gli atteggiamenti esteriori, incapaci di proporre un’educazione fisica marziale “evolutiva” (capace cioè di far crescere nel corso degli anni gli allievi) e non usurante?

A queste domande i miei maestri orientali hanno risposto con serietà e professionalità, come hanno potuto… Cioè a partire dalla loro identità e formazione.. Che non è la mia! Io non sono nato nella Tokyo pre o post bellica del Giappone degli ex samurai e neo industriali, ma nell’Italia di fine novecento, con tutta la distanza non solo geografica o temporale, bensì di civiltà che quest’affermazione sottintende.

La metodologia dell’insegnamento (o dell’apprendimento, a seconda della prospettiva dalla quale la si considera) classica delle arti marziali asiatiche costituisce sì un metodo (che in quanto tale è scientifico), ma… rischia di esserlo solo per metà!

E’ difatti presente l’elemento della tradizione ma manca quello della traduzione.

Entrambi i  suddetti etimi latini sottendono la “consegna” di qualcosa, ma in “traduzione” è presente la significanza di trasferimento da.. a.. Perché una cosa è perpetuare un insegnamento, un’altra è trasmetterlo, farlo comprendere e far sviluppare nell’allievo la capacità di rielaborarlo.

E’ su questo terreno che si gioca, a mio avviso, il futuro delle arti marziali classiche in occidente: la trasmissione. Ma la trasmissione intesa come decodificazione e riconversione dei termini culturali di un’altra civiltà, in quelli propri della nostra. Senza peraltro che questa accezione escluda o sminuisca l’altra e forse più “alta” trasmissione intesa come rapporto “intimo” tra maestro e allievo.

Senza la prima, che ne costituisce la condizione necessaria, la seconda non è possibile.

Questo e nient’altro gli insegnanti Nei Dan portano avanti: un serio lavoro marziale con i contenuti della grande tradizione orientale, ma con una comunicazione moderna.

Conclusione
Dopo quasi vent’anni di esperienza nel mondo marziale e negli sport da combattimento, prima come praticante e poi come insegnante, e dopo un lungo percorso di studi che mi ha portato fino al dottorato in legge,  ritengo di saper riconoscere dei professionisti di livello quando li incontro.

Come già più volte è stato detto la Nei Dan non è una scuola confessionale, né una setta raccolta attorno al suo guru e chiusa nelle sue certezze, ma un istituto che vuole dotarsi di uno staff di professionisti del settore che continuino ad aggiornarsi e che lavorino sui principi di funzionamento del corpo, inteso non come una macchina da sfruttare ai fini di una prestazione sportiva, ma di un ente dinamico, in evoluzione.

Ti interessino o meno le arti interne nel senso di “stile marziale” (nei-gong, taiji, xin yi, bagua, etc.), non può comunque non interessarti il corretto funzionamento del corpo umano.

Mi sento di comunicare la mia esperienza perché ritengo utile ed etico farlo, troppe volte parla chi non sa e chi sa tace (tra l’altro espressa al contrario, cioè come se fosse necessariamente un valore, questa è una delle massime più note del taoismo), e tutto questo cosa produce..? Errori, inconcludenze e/o, peggio ancora, danni…

Ma se una civiltà si definisce anche per l’essere contenente di valori, e se è vero che un insegnante di arti marziali è in primo luogo un educatore, non si può fare esperienza di un efficiente sistema di educazione fisica e non avere lo stimolo e la passione di comunicare i propri risultati agli altri. Per un operatore del settore diventa una questione di etica anche professionale. Sostanzialmente, a mio avviso è questo che fa il M° Daniele, ed è quello che, ad un livello diverso, faccio anch’io con i miei allievi.

I corsi della Scuola mi hanno tra l’altro reso possibile capitalizzare il mio precedente percorso marziale: non si tratta di cambiare stile, ma di rendere più efficiente il proprio, di comprenderlo meglio, e se si vuole di imparare altro in un ambiente stimolante costituito da appassionati praticanti dalle origini marziali e professionali più disparate.

Non chiudetevi nelle certezze dei miopi, la vera conoscenza e la vera passione non temono confronti.. E’ bello scoprirsi “diversi nella forma e uguali nella sostanza”!

 Marco De Acetis
Notizie sull’autore:

Marco De Acetis, maestro di karate IV dan, insegna wado-ryu karate-do, ju-jutsu kenpo e discipline interne a Pescara.

Segue a Bologna i corsi di formazione di nei gong, taiji quan e xin yi quan nella scuola Nei Dan del M° Flavio Daniele.



Il sito della Wacima

Acquista i video


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: