mc2b0-brugna-e-mc2b0xuEcco una nuova testimonianza che si aggiunge alle precedenti, già pubblicate su Samurai, di un maestro di Karate riguardante il tema della trasformazione e del cambiamento nell’ambito del percorso marziale. Sono sempre di più coloro che dopo anni e anni di pratica si chiedono il senso del percorso effettuato e necessitano di nuove risposte, nuove prospettive nella pratica che non siano soltanto il grado, le tecniche, le forme oppure l’agonismo, le medaglie, il combattimento, ecc… E’ l’inizio della trasformazione interiore alla ricerca non di nuove tecniche o stili ma di un nuovo modo di affrontare la pratica.

Questa volta è il maestro Giovanni Brugna a rispondere alle nostre domande; iniziamo con le presentazioni.

Giovanni Brugna:

“Risiedo ad Arquata Scrivia in provincia di Alessandria, una cittadina ai piedi dell’Appennino Ligure nel versante piemontese. Sono presidente dell’Associazione sportiva USAM KARATE, una società di volontariato sportivo che devolve in beneficenza (Anffas, Neuroblastoma ecc.) gli utili di bilancio. Ciò è possibile perché nessun dirigente dell’associazione, tecnico o amministrativo che sia, percepisce denaro, neanche sottoforma di rimborso spese.

Pratico arti marziali da oltre trent’anni, la mia formazione marziale si deve alla scuola del Maestro Hiroshi Shirai e precisamente alla FESIKA. Oltre all’insegnamento  ricevuto del Maestro Shirai e dal Maestro Massimo Sasso, a suo tempo direttore tecnico della Liguria, ho praticato anche con altri maestri che facevano parte dell’organizzazione internazionale, tra i quali: il Maestro Kase , il Maestro Nishiyama ed il maestro Miura.

Nel 1976 dopo aver ottenuto il grado di cintura nera, per motivi di lavoro mi sono trasferito a vivere per un periodo di dodici anni in America Latina, precisamente in Venezuela. In questo paese ho avuto la fortuna di frequentare la scuola di Karate-do dei fratelli: Marcelo e Carlos Planchart, quest’ultimo divenuto poi campione Americano.

L’esperienza fatta in America Latina, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con la realtà ed in particolare con i pericoli della strada, in alcune delle metropoli più pericolose del mondo.

Nel mio percorso marziale ho praticato anche il Karate-fullcontact, la Kick-boxing, Shaolin-mon con il maestro Kenji Tokitsu e Kyokushin karate con il maestro shihan Tsutomu Wakiuchi, uno dei pochi veri maestri presenti oggi in Italia.”

 

Come hai conosciuto il M° Daniele e la Nei Dan e perché ad un certo punto della tua carriera marziale hai deciso di frequentare la Scuola Nei Dan?

Leggendo la rivista Samurai, mi ha incuriosito la recensione relativa al libro del M° Daniele: LE TRE VIE DEL TAO. Quindi ho comprato il libro e dopo averlo letto, mi sono reso conto che mi trovavo di fronte ad un argomento molto interessante: le arti marziali interne.

Ho ritenuto subito opportuno fare una prova, per cui ho chiamato il M° Daniele e ho concordato col medesimo uno stage ad Arquata Scrivia con gli allievi dell’ USAM KARATE.

Da quel momento è iniziato un lungo percorso con la pratica delle arti marziali interne, che mi ha portato a frequentare le lezioni del M° Daniele presso l’USAM KARATE, gli stages estivi a Misano Adriatico e Montese con i maestri: Wang Hao Da, Guo Ming Xu e Wang Zhi Xiang.

Infine nel mese di Dicembre del 2004, ho partecipato al campus internazionale di arti marziali interne, organizzato dal M° Xu a Shanghai (Cina) con maestri di grande livello tecnico.

 

 

Quali sono le risposte che hai trovato nella Nei Dan che finora non avevi ancora ricevuto nel tuo percorso?

Penso che ogni scuola di arti marziali seria debba semplicemente fare delle proposte, sulla base di una didattica funzionale, scientifica e rivolta innanzitutto al benessere generale del praticante. Poi sta all’allievo riuscire ad afferrare i concetti ed assimilare i principi. Sicuramente non esiste il maestro o il metodo che rendono l’allievo invincibile; esiste solamente l’individuo che con la sua intelligenza, la sua volontà, la sua capacità e la sua passione riesce ad elevare il livello tecnico della propria arte.

Sicuramente nella scuola Nei Dan ho trovato concetti e principi, propri delle arti marziali interne che hanno migliorato  la mia arte e la mia didattica.

 

4. Cosa rappresenta per te il metodo Nei Dan?

Secondo me, parlare di metodo può essere riduttivo poiché come ho detto precedentemente una scuola di arti marziali seria deve fare proposte e non vendere metodi.

Quindi la scuola Nei Dan si può considerare una interessante proposta marziale, dove ogni allievo ha la possibilità di attingere a favore della propria didattica e del proprio livello tecnico, secondo le proprie caratteristiche fisiche e le proprie esperienze marziali.

Ciò si deve al fatto che, chi ha praticato o continua a praticare arti marziali esterne, scopre con grande soddisfazione il miglioramento delle proprie tecniche seguendo i principi delle arti marziali interne.

 

Quali sono stati i cambiamenti più significativi nella tua pratica marziale?

 La mia pratica marziale, dopo l’esperienza fatta in Venezuela alla scuola dei fratelli Marcelo e Carlos  Planchart  è sempre stata dura e morbida, preventiva e compensativa, tecnica ed efficace, armonica e realista, per cui se escludiamo i colpi ricevuti a contatto pieno senza protezioni, non ho mai subito traumi per una preparazione errata, dovuta a metodi, tecniche e posture completamente sbagliate.

Nonostante tutto, sono stato favorevolmente impressionato da quello che la scuola Nei Dan è riuscita a proporre in questi anni e, credo che ogni allievo ne possa giovare, a favore della propria pratica marziale e del proprio benessere. Quindi i cambiamenti più significativi vanno riscontrati nell’evoluzione che riesce a  sviluppare l’allievo in relazione al proprio patrimonio marziale.

Tutto ciò deve essere molto chiaro per il praticante, altrimenti egli rischia di andare incontro a profonde frustrazioni anche dopo molti anni di dedizione e di pratica.

 

Cosa è cambiato e che cosa è rimasto immutato nel panorama marziale italiano in questi ultimi anni?

Oggi il panorama marziale italiano è immerso nelle sue contraddizioni, nella sua mediocrità, nella sua complessa confusione che non ha niente a che vedere con le filosofie orientali.

Purtroppo il motivo che ha portato il caos nelle arti marziali in Italia, non è dovuto a questi ultimi anni bensì a oltre 25 anni fa, quando sicuramente in buona fede, si tentò di costituire una grande federazione di arti marziali, tramite la fusione della FESIKA, la FIK, la federazione di Taekwondo ed altre federazioni.

La nuova federazione avrebbe dovuto sancire l’unione di tutte le arti marziali in Italia e, avrebbe creato anche i presupposti per un karate unito, pronto per l’avventura olimpica.

Non fu così. Poiché la montagna non solo partorì il topolino, bensì centinaia di topolini sparsi in tutta l’Italia.

Federazioni diverse per ogni stile e all’interno degli stessi, enti di promozione per ogni gusto, arti marziali sportive e tradizionali; sport da combattimento, metodi di difesa personale, stili giapponesi, cinesi, coreani, vietnamiti, filippini ecc. ecc.

Questa situazione anomala, tipica dell’Italia, ha reso il panorama marziale del paese caotico e ridicolo, dove ognuno pensa ai propri interessi, alle proprie qualifiche, ai propri gradi, ed ai propri campionati senza rendersi conto che la realtà marziale degli altri paesi, è ben diversa.

Anche se vi sono sicuramente delle associazioni serie, indipendentemente dalle sigle federative, in una situazione del genere non è facile produrre qualità al di sopra dei propri interessi, poiché si è visti come gente strana che non si adegua alle regole della maggioranza.

Ciò che affermo è stato comunque preso in esame anche dal sig. Matteo Luteriani  editore di Arti d’Oriente (N° 4 Luglio-Agosto 2005).

 

Nell’agosto 2005 c’è stato il decennale della scuola Nei Dan; secondo te quale è stato il contributo della Nei Dan nel mondo marziale italiano?

Se ci riferiamo al panorama marziale appena descritto, il contributo della scuola Nei Dan nel mondo marziale italiano, per ora è stato sicuramente valido, anche se diretto ad una minoranza, la quale non riesce ancora a produrre un cambio di tendenza in positivo.

Gli allievi della scuola Nei Dan devono comunque avere chiaro un concetto fondamentale che tempo fa il M° Flavio Daniele espresse in un articolo sulla rivista Samurai-Marzo 2001.

“Le arti marziali cinesi sono solitamente divise in due categorie: esterne ed interne. Questa distinzione, abbastanza grossolana, se anticamente non aveva ragione di esistere, perché non c’era una reale differenza di contenuti, ma solo di approccio iniziale, oggigiorno esiste.”

Per questo motivo, una cosa è l’arte marziale intesa come pratica del Nei Gong (lavoro interno), della  Forma, e del Tui Shou da cui se ne ricava benessere fisico e mentale. Altra cosa è sviluppare lo stesso tipo di lavoro su una base marziale esterna per evolvere la propria arte secondo le tradizioni antiche del combattimento.

Per quanto riguarda il confronto con altre scuole di arti marziali interne, ho constatato che il Nei Gong (lavoro interno) praticato alla scuola Nei Dan ha un valore aggiunto molto importante, che ha dato ottimi risultati, persino sulla riabilitazione di traumi dovuti ad incidenti.

 

Per ognuno di noi la trasformazione ha un significato diverso; cosa rappresenta per te la trasformazione anche al di là del significato strettamente marziale?

La trasformazione per me significa evoluzione e perfezionamento della propria arte, avendo la possibilità di praticare per tutta la vita a favore del proprio benessere fisico e mentale.

Al contrario, riscontrare problemi fisici alle ginocchia, alle anche, alla colonna vertebrale ecc. anche dopo molti anni di pratica, è semplicemente il risultato di un percorso errato; il quale al di là dei risultati agonistici della gioventù è sicuramente poco compatibile con l’autodifesa .

 

Questa testimonianza di Giovanni Brugna aggiunge un altro tassello nel mosaico del mondo marziale e di ciò che si muove al suo interno. Assieme a quelle che l’hanno preceduta compongono un aspetto della realtà marziale poco conosciuto, perlomeno nei suoi dettagli più intimi. Oltre a qualche biografia di noti maestri non sappiamo un granché del percorso interno di un artista marziale. Queste testimonianze gettano una luce nuova nel panorama marziale in quanto fanno emergere i movimenti “nascosti” che ogni praticante serio deve affrontare nel corso della sua vita marziale.

Ringraziamo Giovanni Brugna per la collaborazione e la scuola Nei Dan del M° Flavio Daniele, perché ci consente di scoprire questi  “tesori” nostrani.



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