Ci sono dei momenti nella vita in cui si comincia a riflettere sul senso della propria esistenza, delle scelte fatte, del perché e del come si è arrivati alla situazione attuale. In questi momenti, immortalati magistralmente dal sommo poeta Dante (“Nel mezzo del camin di nostra vita …), tutto dentro e fuori di noi si rimescola; una strana forza si fa sentire; nuove esigenze cominciano a premere e a farsi largo …è la forza della trasformazione.

Nelle arti marziali, tale momento fa parte integrante del percorso di ogni artista marziale serio, che realmente voglia intraprendere il vero combattimento, quello più duro, spietato, reale: quello con i propri demoni interiori, le proprie resistenze, i propri preconcetti, le proprie certezze.

Abbiamo intervistato due praticanti marziali provenienti da percorsi diversi che si ritrovano ora sulla stessa via di trasformazione. Vediamo ora chi sono con una breve presentazione individuale.

Stefano Ricci

Vivo e lavoro a Pavullo in provincia di Modena ai piedi del monte Cimone. bangkok-allenamento-1989

Ho iniziato la pratica assai giovane; dotato naturalmente di un fisico potente mi sono orientato fin da subito nella pratica degli sport da combattimento accumulando successi e riconoscimenti, sia a livello nazionale che internazionale.

Nell’arco di quasi 30 anni di pratica, ho raggiunto le seguenti qualifiche: Istruttore FILPJ; istruttore Fitness FIF; practitioner sistema Feldenkrais; Sifu Wing Chun 3 T.G.; maestro FIWUK 4° Chieh; Istruttore Thai Boxe – Full Contact; Allenatore e direttore tecnico nazionale Sandà Fiwuk 1997 ; Istruttore 2° livello Yi Quan; Istruttore Federazione Italiana Pugilato;Cintura blu brazilian ju jitsu.

Negli sport da combattimento mi sono trovato per un lungo periodo ai vertici sia in Italia che in ambito mondiale:

1° assoluto italiani sandà Fiwuk dal 1989 al 1993, anno del ritiro per raggiunti limiti di età

2° class. internazionali di sandà a Pechino 1991

4° class. Mondiali di sandà Pechino 1991

2° class.mondiali di sandà Malysia 1993

Viene premiato a Rome come Miglior atleta sandà nel 1993

2° class. mondiali di Thai Boxe Bangkok 1995

3° class. mondiali Thai Boxe Bangkok 1997

2° class. 2004 torneo mak festival

 

Giuliana Romanisio

Risiedo e lavoro tra Pinerolo e le montagne della Val Chisone, in provincia di Torino. In un paesaggio che sa regalare ancora emozioni e colori straordinari, vivo ormai da parecchi anni img_0757completamente immersa nelle Arti. Infatti, come insegno e pratico arti marziali, così insegno e pratico arti figurative. La mia storia marziale ebbe inizio come praticante di Karate Shotokan nel 1986 con il maestro Sergio Beronzo nell’ambito della FIKTA. Ho avuto la fortuna di studiare con alcuni tra i più importanti maestri giapponesi del nostro tempo quali i maestri Kase, Nishiyama, Shirai, Osaka, Yahara, Naito e Kawazoe. Nella mia continua sete di ricerca conobbi nel 1994 il maestro Tokitsu venuto a Firenze su invito del maestro Stefano Agostini, da sempre serio ricercatore marziale. Fu una svolta importante che mi aprì la mente verso nuovi significati dell’arte marziale. Cominciai, allora, ad avvicinarmi alle arti interne quali il Tai Ji e l’Yi Quan. Praticai per parecchi anni Tai Ji stile Yang con la maestra Li Rong Mei e contemporaneamente conseguii la qualifica di istruttore di Yi Quan di base con il M° Agostini, grazie al quale, tra il 1998 e il 1999, approfondii l’Yi Quan con il M° Sun Li.

 

Come hai conosciuto il M° Daniele e la Nei Dan e perché ad un certo punto della tua carriera marziale hai deciso di frequentare la Scuola Nei Dan?

Stefano

Leggendo le riviste di settore, Samurai e altre, ho trovato gli articoli del M° Daniele e da questi sono risalito ai libri e al M° Daniele. Questi scritti mi interessarono subito perché incontravano il mio modo di vedere le cose; ero dunque curioso di sperimentare questi principi che io condividevo. Provenendo dal combattimento ero desideroso di mettere in pratica in modo più funzionale le abilità che conoscevo e sviluppare un arte di muoversi. Allora ho preso l’occasione di uno stage estivo che annualmente la Nei Dan organizza a Montese, in provincia di Modena, e oltretutto vicino a dove abito, nell’agosto del 2003, e poi iniziai a frequentare i corsi mensili che la Nei Dan organizza a Bologna.

Rimasi innanzitutto molto colpito dai maestri cinesi George Xu e Wang Zhi Xiang, in quanto erano realmente disposti ad insegnare e la loro didattica era particolarmente chiara e precisa, così come le precisazioni e le spiegazioni che il M° Daniele forniva a supporto ed integrazione di quanto i maestri dicevano.

In secondo luogo fui colpito dai partecipanti allo stage in quanto, provenendo dalle arti da combattimento, non vedevo nessuno fra di loro che mi desse l’idea del combattente. Rimasi perplesso e un po’ deluso e la riflessione che feci era che il Tai Ji attira un certa categoria di persone per una idea che si ha di questa disciplina soprattutto in Occidente. Questo non vuol dire che non esistano dei combattenti Tai Ji, però molti praticanti di Tai Ji non considerano il combattimento come la prima cosa e nemmeno come la seconda o addirittura la terza. Ma non mi sono fermato alle apparenze ed ho cominciato a trovare all’interno della Nei Dan delle corrispondenze fra quello che dicevano i maestri cinesi e quello che poi si pratica.

Giuliana

Attraversavo un momento di profonda crisi su tutti i fronti. Mi allenavo senza troppo entusiasmo e mi sembrava di non trovare risposte alle mie innumerevoli domande. Karate, Yi Quan, Tai Ji, Qi Gong… Cercavo i principi assoluti dell’arte marziale, quelle caratteristiche che uniscono e accomunano le varie scuole. Ero convinta che ci doveva essere un legame tra le antiche arti marziali orientali; il rilassamento, la morbidezza, l’armonia e il potere creativo della mente dovevano essere collegati con le abilità del corpo, con la potenza, con la velocità, generare quel guizzo istintivo, come un battito di ciglia che rende una tecnica perfetta. Cercavo la strada per entrare nel cuore della pratica, per raggiungere il Fu Do Shin, armonia tra corpo e spirito, come spesso avevo sentito dire dal m° Kase. Così, nulla accade per caso, conobbi il maestro Flavio Daniele quando Andrea Bottino, amico di vecchia data e maestro di Tai Ji, mi invitò ad Asti nella sua palestra ad un allenamento sui principi fondamentali del Tai Ji decisamente diverso dal solito. Fui veramente colpita: ricordo perfettamente il mio stupore vedendo l’inefficacia dei miei pugni. La mia forza e il mio kime contro il maestro Daniele erano neutralizzati da un corpo morbido, elastico che sembrava scomparire nel momento dell’attacco, pronto a trasformarsi in un fluire dinamico e continuo.

 

Quali sono le risposte che hai trovato nella Nei Dan che finora non avevi ancora ricevuto nel tuo percorso?

Stefano

Sono sempre stato un ricercatore e nella mia pratica mi sono sempre basato sui principi. Sostanzialmente la maggior parte delle arti marziali si basano su principi simili ma non ti danno gli strumenti operativi per metterli in pratica. Quello che ho trovato nella Nei Dan, oltre ad una didattica eccellente, è proprio il modo di mettere in pratica questi principi; quindi è una scuola coerente, dove per coerente intendo che c’è un metodo ben definito e attraverso questo attivi un percorso di crescita. In questo percorso avevo già trovato da solo qualche risposta, ma da soli è molto più difficile, lungo, incerto ed il rischio di finire fuori strada è molto elevato. Certo che se hai la volontà di trovare quello che cerchi alla fine lo trovi; io l’ho trovato e sono molto contento.

Ho trovato dunque nella Nei Dan quello che ho sempre cercato in ambito marziale, oltre a qualità e dei principi secondo me molto importanti in una scuola: l’onestà, un prezzo più che ragionevole, un ambiente sano nel quale allenarmi.

Giuliana

E’ stato subito evidente che il lavoro proposto dalla scuola Nei Dan è realmente interessante e valido. Sono appassionata di combattimento e da quando ero bambina il mio sogno era diventare forte come “ il guerriero che sconfigge i draghi”. Dopo il mondo delle favole ho continuato a cercare lo spirito del guerriero che c’è dentro di noi e che sconfigge i nemici interiori: le paure, le debolezze, la disperazione e l’odio. Nella scuola ho trovato grande sensibilità e preparazione dal punto di vista mentale ed energetico, poiché senza la forza interna e il potere della mente non si può combattere e non esiste arte marziale. Allenandosi con il maestro Xu, poi, sono evidenti qualità del corpo e dello spirito che vanno ben oltre le normali abilità fisiche di un buon praticante di karate. Lo faccio con rinnovato entusiasmo, passione e gioia. Continuo lo studio del Tai Ji della forma Chen, un modo complesso ma estremamente efficace di unificare mente-corpo-energia, e lavorare sulla potenza dell’intenzione. Pratico lo Xin Yi Quan apprezzando una volta di più la bellezza del combattimento che ci riporta alla natura animale in maniera istintiva, diretta ed emozionale. Ho capito ed apprezzato le posizioni statiche dell’Yi Quan che in passato mi hanno reso il corpo dolorante per la lunga immobilità senza sapere come porre la mente all’interno e come predisporre il corpo al fluire dell’energia. Ora è mia abitudine usare questa forma di meditazione creativa altamente energetica con regolarità, così come pratico gli esercizi di Nei Gong, la forma di Tai Ji o il kata di karate nel rispetto del mio corpo e dei suoi limiti.

 

Cosa rappresenta per te il metodo Nei Dan?

Stefano

Proprio il significato della parola stessa: cambiamento e trasformazione, ricerca, un continuo mettersi in discussione, fare della propria pratica marziale una vera e propria Arte. E’ un percorso infinito, ma che parte da basi concrete e precise, quindi anche con la giusta dose di razionalità. Non si tratta di una interpretazione soggettiva di principi, che si possono riscontrare anche in altri percorsi marziali, ma di saperi sistematizzati secondo parametri scientifici che quindi ne estendono l’applicazione in ambiti non strettamente marziali.

Il metodo Nei Dan si pone quindi come una rivisitazione di principi antichi, in particolare saperi e conoscenze di un’altra cultura, quella cinese in particolare, sotto la luce della scientificità e del linguaggio occidentali.

Tale metodo si pone come un principio adattabile ad ogni tipo di lavoro; la Nei Dan non chiede dunque in particolare agli altri marzialisti di rinunciare alle loro scelte ma di rendere il proprio percorso più efficace e salutare proprio con l’applicazione di questi principi. Altre arti marziali cinesi, ad es. come il Wing Chun che ho praticato per molti anni, pur basandosi su principi simili, non ti spiegano nulla secondo la nostra logica occidentale.

Io, come ricercatore, ho visto che i principi esposti ed elaborati in questo modo, funzionano veramente in ogni ambito: ad esempio, nel brazilian jiu jitsu, nelle attività di lotta  applicando questi principi ho avuto soddisfazioni enormi e risultati che mi hanno dato il consenso da parte dei miei stessi maestri.

Giuliana

Questo metodo di lavoro e di pratica è il vero valore aggiunto della scuola Nei Dan in quanto ti consente di scoprire quei movimenti di base attraverso un sistema scientifico, ovvero ripetibile, di metterli assieme dando luogo a combinazioni di movimenti che si adattano in modo universale a qualunque disciplina psico-corporea. Tale metodo non richiede anni di pratica e non è rivolto soltanto a chi ha determinate doti ma, trattandosi di un metodo scientifico, è applicabile da chiunque sia realmente e sinceramente disposto a lavorare seriamente su se stesso e sia animato da buona volontà e spirito di ricerca.

 

Quali sono stati i cambiamenti più significativi nella tua pratica marziale?

Stefano

La prima cambiamento che ho notato è proprio il benessere nella pratica. Di solito nelle pratiche marziali che ho svolto finora al termine di ogni allenamento sentivo sempre qualche fastidio, più o meno grande, tipo male alla schiena alle ginocchia, ecc. Ora invece dopo la pratica con questo metodo avverto sempre una carica incredibile, perché abbina l’efficacia dell’azione con un totale scioglimenti di muscoli, che si decontraggono, e l’apertura delle articolazioni, con tendini e legamenti che diventano più elastici e potenti: massimo risultato con la minima spesa. Da quando pratico con la Nei Dan riesco a dormire di notte. Ho sempre avuto fin da bambino problemi assai gravi alle anche, in quanto sono nato con una sublussazione ad entrambe le anche, che mi faceva mancare totalmente l’intrarotazione del femore creandomi molti problemi di mobilità. Avendo l’anca bloccata lavoravo moltissimo con la parte superiore sostenendo carichi di lavoro molto pesanti; ho sostenuto un sacco di gare e combattimenti che richiedevano una grossa preparazione atletica che alla lunga mi hanno provocato problemi di contratture al collo e alle spalle.  Poi ho subito un’operazione alle anche, ma è stato solo con l’applicazione del metodo Nei Dan che un po’ alla volta questa dolorosa e fastidiosa “compagnia” mi sta lasciando.

Oltretutto questa scelta si inserisce in un percorso che sto seguendo da un po’ di tempo, nel quale sto investendo tempo e denaro, ovvero quello del benessere, della postura, in particolare del metodo Feldenkrais e ora del metodo Nei Dan, che dà pienezza e connessione ai principi che il Feldenkrais propone.

Giuliana

Purtroppo per anni mi hanno insegnato ad allenare solo il corpo: una buona struttura fisica con un buon funzionamento della forza muscolare e della velocità di spostamento, efficace ai fini agonistici ma sicuramente non abbastanza in un contesto di combattimento reale. Nella scuola Nei Dan ho imparato che ogni gesto nel combattimento non è mai vuoto, non è prigioniero della tecnica, semplicemente deve funzionare in maniera naturale. Nel rispetto della millenaria filosofia cinese, nel Gong fu, Universo e Uomo diventano una sola cosa anche se l’uomo al confronto risulta molto piccolo. Ma se è veramente in armonia con l’universo diventa più grande si espande, aumenta la propria energia e attraverso il Qi aumenta le proprie potenzialità. Non esistono tecniche perfette o migliori di altre, ma esistono principi, armonie, percorsi di forza che guidano il gesto dell’artista marziale. Il maestro Daniele ci insegna che “tutto deve essere armonizzato, dalla forza di volontà alla consapevolezza, dall’emozione all’immaginazione, dai sensi al controllo motorio, cosicché anche un gesto qualsiasi diventa un gesto marziale”. Questo fa la differenza e questa è la mia pratica ora.

 

Cosa è cambiato e che cosa è rimasto immutato nel panorama marziale italiano in questi ultimi  anni?

 

Stefano

C’è stata una grandissima apertura rispetto ad altri stimoli, con moltissime possibilità di scelta fra proposte diverse e articolate, fino a dieci anni fa quasi impensabili. E’ vero anche che sono aumentati i ciarlatani e coloro che ti propongono discipline a dir poco “strane”, che si inventano stili improbabili fondendo in un calderone esperienze e stili diversi in una forma di sincretismo marziale sicuramente azzardata rispetto a qualunque principio che dir si voglia scientifico.

Anche nel settore del fitness, che ora fa parte del mio lavoro, c’è la ricerca della qualità, questo unificare corpo e mente, concetto più orientale che occidentale.

Giuliana

In questi ultimi anni il panorama marziale italiano è peggiorato notevolmente. Nelle arti marziali esterne c’è stato sicuramente l’aumento esagerato dell’aspetto agonistico che ha privato le varie arti dei contenuti filosofici e marziali della tradizione, tramutandole in semplici sport da combattimento. Nel panorama delle arti marziali interne si è avuta invece una marcata tendenza ad accentuare l’aspetto salutistico, energetico, quasi mistico di tipo new age a scapito dei contenuti marziali. Di immutato è rimasto solo l’aspetto commerciale.

 

Questo anno ricorre il decennale della scuola Nei Dan; secondo te quale è stato il contributo della Nei Dan nel mondo marziale italiano?

Stefano

L’ingresso della Nei Dan non è stato immediatamente recepito nella sua importanza. Ma ogni articolo del M° Daniele era come un suggerimento alla persona, al ricercatore per approfondire alcune tematiche.

Il contributo vero si sta realizzando ora attraverso la progressiva contaminazione di questo metodo anche in altri stili. Penso che d’ora in poi il discorso possa veramente aprirsi e questa scuola possa realmente assumere un ruolo guida non solo per lo sviluppo e lo studio delle arti marziali interne ma per qualunque disciplina che voglia fare un uso intelligente del corpo e voglia far crescere i propri praticanti.

Poi in questi anni la Nei Dan ha sfornato istruttori su tutto il territorio nazionale preparati e seri, animati da uno spirito di ricerca, presso i quali ho trovato aiuto e comprensione e dai quali ho imparato e sto imparando molte cose. Istruttori che dimostrano coraggio nel rimettersi in discussione e che rispecchiano quello che fa il M° Xu: il porsi costantemente come allievo, questa capacità di non pensare di essere arrivati, di non avere l’arroganza di credere di aver capito tutto, la disponibilità di imparare sempre qualche cosa di nuovo in un ambiente amichevole e tranquillo. Una volta gli scambi avvenivano attraverso sfide: chi perdeva diventava allievo del vincente. Ora prevale un clima di amicizia, armonia e scambio reciproco. Per esempio negli stage che periodicamente la scuola Nei Dan organizza con il M° Xu si respira sempre questo clima di scambio in un’atmosfera seria ma rilassata.

Pregio della Nei Dan è quello di aver dato un’alternativa ai combattimenti che usualmente ci vengono proposti, appannaggio perlopiù di esseri forzuti e muscolosi, anabolizzati e comunque lontani dalla realtà comune, che invece è formata da persone “normali”, con un fisico “normale” che cercano di utilizzare le loro risorse al 100% con la minima spesa. Questo approccio ha degli effetti positivi protratti nel tempo, nel senso che una persona ha una longevità marziale molto superiore rispetto a chi sfrutta il proprio fisico in età giovanile, grazie all’attenzione portata innanzitutto alla propria salute e quindi più in generale alla propria vita. Invece molti stili duri provocano conseguenze spesso molto traumatiche nel senso che a un certo punto uno non riesce più a fare una vita normale.

La scuola Nei Dan si fa apprezzare proprio perché non si pone come la migliore con lo stile che ti rende invincibile, indistruttibile ma come un ragionevole ed efficace mezzo per migliorare se stessi.

Giuliana

Come me ci sono molte persone che cercano qualcosa di significativo per la propria vita e lo cercano sulla strada delle arti marziali. Il merito della scuola Nei Dan è anche questo: fare incontrare persone che provengono da esperienze marziali diverse ma che cercano la stessa cosa. All’interno della Nei Dan si respira aria di vera disciplina marziale, di meditazione dinamica e di sviluppo della consapevolezza corporea, perché non può esserci evoluzione interiore che non si accompagni a cambiamenti sostanziali nella struttura e nell’uso del corpo.

 

Per ognuno di noi la trasformazione ha un significato diverso; cosa rappresenta per te la trasformazione anche al di là del significato strettamente marziale ?

Stefano

Io penso di aver sempre avuto un pregio: quello di pensare di fare sempre l’allievo, di non essere mai arrivato. Questo mi ha permesso di utilizzare al meglio gli strumenti che la Nei Dan mi dà. La Nei Dan dà un’ottima possibilità e dà strumenti molto potenti, ma l’aspetto fondamentale è il lavoro individuale, il sapere mettersi in discussione senza deprimersi né considerarsi troppo bravi. La trasformazione vuol dire anche essere aperti agli stimoli che provengono da altre discipline nella propria pratica. In particolare questi stimoli possono aiutare il praticante di Tai Ji ad applicare i principi in esso espressi, che sono validi nelle arti marziali interne ma risultano molto potenti, come sto sperimentando, anche in combattimenti più duri. Questo non vuol dire che dobbiamo diventare “violenti” ma questo approccio consente di affrontare la vera realtà ed essere realmente non-violenti nei fatti piuttosto che a parole, e capire la non violenza come un atto di coraggio ma non di spavalderia, oppure come una persona che non riesce ad essere violento, bensì una persona che decide di non essere violento. Un artista marziale deve essere in grado di far funzionare quello che ha imparato e decidere di non farlo, e di sapere così affrontare i propri demoni interiori. E’ un processo come tutte le nascite e le crescite un po’ dolorose e costose perché il fatto di metterti in discussione di partire in tante cose da zero ti necessita di un atteggiamento predisposto. Ma questo sforzo mi ha ripagato e mi sta ripagando del 200%; pertanto incoraggio chiunque ad affrontare la vita in questo modo perché la vita è mutamento e dobbiamo dunque essere in grado di mutare con essa trasformandoci ed adeguandoci ai mutamenti e di seguire il flusso della vita stessa.

Giuliana

Tutto quello che ho fatto in questi ultimi tre anni come studente della scuola, non ha fatto altro che rafforzare la mia passione per l’Arte. Rendere il mio corpo elastico, rilassato in buona salute, con maggior consapevolezza di sé e acquisire una maggior efficacia delle tecniche di combattimento è stato il cambiamento più significativo nella mia pratica marziale. La strada è ancora lunga ma gli insegnamenti dei maestri cinesi della scuola sono ottimi e la didattica del maestro Daniele è studiata per creare veramente cambiamenti nei praticanti. Solo bisogna essere disposti a mettersi in gioco. Chi continua a rimanere confinato nella rassicurante ripetizione del gesto e nell’ambito delle proprie conoscenze tecniche , non migliorerà mai la sua pratica e non otterrà mai un cambiamento creativo, una trasformazione alchemica. Per quanto mi riguarda la trasformazione è già in atto. Sto imparando a gestire l’insicurezza della vita quotidiana senza dare per scontato nulla. Le domande che l’essere umano pone all’esistere sono infinite: “quando avrai fatto l’ultima domanda otterrai la prima risposta”.

 

Ringraziamo Stefano Ricci e Giuliana Romanisio che grazie alla loro disponibilità ed entusiasmo hanno mostrato attraverso le loro esperienze come nella vita nulla sia mai dato per scontato e che l’essere realmente disposti a trasformarsi richieda costanza, dedizione ed una guida da seguire che sia a sua volta intenzionata a farti crescere, dandoti gli strumenti ed il metodo necessari per applicarli nella propria attività, non solo marziale, ma estesa a tutti gli aspetti della vita.

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