Scritto da Manuel Casado   e Denis Marchesi

 

image0021Da dove iniziamo?…dalla nostra esperienza e dal nostro approccio con il taiji, iniziato non per caso, ma per necessità di approfondire, di capire, di crescere.

Quello che in queste righe vorremmo riportare è semplicemente l’esperienza di due appassionati  praticanti di arti marziali, che per scelta ed amicizia, hanno condiviso un percorso (lo stesso che li ha fatti incontrare) che dura ormai da parecchi anni, iniziato con lo studio e la pratica del JKD e  del Kali e successivamente integrato con lo studio del Brazilian Ju Jitsu. Percorso emozionante, fatto di duro allenamento, di confronti, di tante domande e ricerca di risposte, di conoscenze interessanti e stima, per le persone che ci hanno trasmesso principi e concetti che vanno oltre la pratica del combattimento. Percorso fatto di sane e a volte “ammaccate” serate e pomeriggi in palestra. 

Sorridiamo se pensiamo ai nostri esperimenti, al resoconto periodico dei lividi e di qualche osso rotto, quasi a sfidare la nostra fisicità….ma ad un certo punto questa fisicità, non ci è più bastata e l’input è arrivato proprio quando, amichevolmente, ma con una punta di spirito di competizione, ci confrontammo con un gruppo di praticanti che avevano un background marziale che comprendeva una buona base di taiji. La nostra fisicità, in parte sopperiva  al loro radicamento, alla loro sensibilità e abilità nell’adattarsi alle differenti situazioni, ma qualcosa non andava: con umiltà ci rendemmo conto che era tempo di cambiare marcia. La spinta decisiva però, avvenne con una strana coincidenza (a volte la vita, seppure nei suoi meandri più bui, è bella anche per questo): a distanza di poco tempo l’uno dall’altro, iniziammo a manifestare due differenti problemi di salute, con cui tuttora dobbiamo convivere.  Lentamente, prima l’uno poi l’altro,  ci accorgemmo che la fisicità non doveva e soprattutto non poteva essere più la nostra carta vincente: l’occasione fu buona per iniziare a lavorare diversamente.

Iniziammo così  a frequentare i corsi del Maestro Flavio Daniele, peraltro supportati e spronati, dall’entusiasmo del carissimo amico e stimatissimo combattente (la cui determinazione, pensiamo sia stampata proprio nei suoi  cromosomi), Stefano Ricci(*).

Le prime lezioni erano sostenute da una curiosità appassionata, dalla voglia di scoprire qualcosa di diverso e non possiamo nasconderlo, di confrontarci, per capire, forse ancora un po’ scettici (questo forse, l’errore della maggior parte dei praticanti di uno stile “esterno”), se c’era del buono in quel nuovo approccio al controllo dell’azione.  Ma non capivamo il perché di quella lentezza, di quel ascoltare il proprio corpo, abituati a cercare la velocità, a non pensare…eppure il maestro Flavio, seppure nella sua esile figura(**), senza nessuna fatica, riusciva sempre a stupirci con un semplice movimento, apparentemente mai fisico, ma che solo con il contatto, dava la giusta sensazione energetica, di fluidità e solidità al contempo. Le magliette sudate ci mancavano, ma la pazienza e i primi progressi, le sensazioni, il senso accresciuto del corpo, ci hanno fatto ricredere e sono state il primo segnale che la strada era quella giusta.

Ascoltarsi, divenne sentire da dove nasce ogni azione, sentire l’adattamento istintivo del nostro corpo alle differenti sollecitazioni esterne, la connessione dei vari arti al dantian, ma soprattutto, per la nostra esperienza, sentire la differenza del nostro peso nei colpi. Ce ne accorgemmo lentamente, con stupore, eppure non eravamo più veloci di prima, anzi l’economia del movimento, in parte a causa anche dei problemi di salute, era prioritaria. Questo è quindi il nostro primo riscontro e risultato ottenuto con il taiji e il nej gong, un riscontro che per le nostre esigenze di crescita marziale è stato fondamentale: comprendere cioè che per essere più forti, più abili, non servono per forza  nuove tecniche e ore e ore al sacco, ma un approccio diverso,  un uso diverso del corpo, più corretto meccanicamente. Ci fa sorridere inoltre, raccontarci di quante volte nella vita di tutti i giorni (al lavoro, mentre siamo in coda per entrare al cinema, mentre alziamo un peso…) ci capiti di mettere in pratica gli insegnamenti del maestro Flavio: l’attenzione, quasi spontaneamente, va sulla posizione del collo, della schiena, delle spalle, delle anche, a sistemare la nostra postura e proprio quando questa  è corretta, si comprende quanti dolori o acciacchi, a volte siano semplicemente legati al nostro scorretto modo di stare in piedi, seduti, non usando la nostra struttura.

Questo per spezzare un’altra lancia all’iniziazione della pratica del taiji e del nej gong: la nostra esperienza è assolutamente positiva e ci sta dando più benefici di quelli attesi. Forse non potremmo neppure permetterci di parlare di taiji, considerando che solo da 2-3 anni ci siamo avvicinati alla pratica, ma dopotutto, la nostra intenzione non è quella di scrivere un trattato, bensì quella di invitare qualsiasi praticante di arti marziali (non importa che si pratichi karate, piuttosto che kung-fu, kali, o judo) o comunque amante dello sport e perché no, qualche curioso, di qualsiasi età e sesso, ad avvicinarsi alla pratica. Chi non troverà giovamento nella pratica sportiva, troverà sicuramente e personalmente il proprio contributo, fisico e psico-emozionale, fosse anche solo nel respiro o nella forza e potere della visualizzazione, allenata con la meditazione.

Arrivati al taiji, queste sono le nostre impressioni e ripartendo da esso, senza trascurare nel contempo la pratica degli stili esterni, cerchiamo di coglierne anche gli aspetti salutistici. Ad ognuno quindi la propria ricerca…armatevi solo di un po’ di pazienza e umiltà e probabilmente riuscirete a far funzionare molto meglio, quello che già avete appreso con tanta fatica in palestra. Arrivare…e ripartire, l’importante è non fermarsi mai, non far morire la curiosità verso ciò che non conosciamo, solo così possiamo crescere come artisti marziali, e soprattutto come individui.

 

 

  NOTE:  

(*)Stefano Ricci:

1° assoluto italiani sandà (combattimento) Fiwuk dal 1989 al 1993

2° class. internazionali di sandà a Pechino 1991

4° class. Mondiali di sandà Pechino 1991

2° class.mondiali di sandà Malysia 1993

1993 premiato a Roma come Miglior atleta sandà dell’anno

2° class. mondiali di Thai Boxe Bangkok 1995

3° class. mondiali Thai Boxe Bangkok 1997

2° class. 2004 torneo mak festival

(**) è tutto relativo: peso 70 kg e sono alto 1.77, ma Denis è su i 90 kg per 1.90 d’altezza, mentre Manuel  passa tranquillamente i 110 kg e l’1.90 d’altezza.

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