I tre poteri:

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Yi o potere della mente
Qi o potere dell’energia
Li o potere del corpo


Essi sono intimamente interconnessi. Esaminiamoli uno ad uno precisando che la divisione è fittizia e ha soli fini esplicativi, e ricordando che un corpo forte e in armonia è funzionale ad un libero fluire dell’energia e all’equilibrio mentale, e che questo ultimo è la condizione di base per guidare il qi e trasformarlo in vigore e forza interna (nei jin).

Li: il potere del corpo.

Sviluppare il potere del corpo significa elevare al massimo le abilità fisiche per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali:
1° corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità
2° miglioramento della coordinazione neuromuscolare
3° potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo).

Qi: il potere dell’energia o soffio vitale.

Lo sviluppo del potere energetico comporta il lavoro di trasformazione delle energie grezze (Jing) in energia vitale (Qi), e di questo in vigore e forza interna (Nei Jin) e successivamente in forza spirituale (Shen). Questo potere è ovviamente connesso sia con il fisico che con il mentale.

Yi: il potere della mente.

Questo potere è il più sottile dei tre, e comporta oltre al lavoro sulle qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione. consapevolezza), lo sviluppo delle “Tre Armonie Interne”:
1° l’armonia tra le proprie emozioni (la mente- cuore o Xin) e il pensiero cosciente Yi
2° l’armonia tra la mente Yi e il Qi che significa la capacità di guidare coscientemente l’energia
3° l’armonia tra Qi e Li, che vuol dire la capacità di trasformare il qi in vigore e forza interna (Jin) per muovere il corpo.

 LA DIMENSIONE ENERGETICA

la-feniceLa dimensione energetica racchiude in sé il concetto di “soffio vitale“ (pneuma) che nutre e sostiene il corpo. Per comprendere appieno questo potere, che è una specie d’interfaccia, un mediatore tra il corpo fisico e la mente, occorre andare oltre il semplice rapporto psicosomatico tra mente/corpo per arrivare ad uno più complesso ed articolato, tra mente/energia da un lato, e tra energia/corpo dall’altro.
Il lavoro sulle proprie energie é un vero e proprio processo di trasformazione interiore delle potenzialità fisiche e mentali chiamato tradizionalmente “San Cheng Jin Bu Gong” ovvero “Metodo dei tre stadi e dei nove passi”. Processo che possiamo chiamare l’arte di nutrire la vita che si basa essenzialmente sui principi del San Bao, i tre tesori o le tre gemme, cioè le tre forze o energie universali, che operano nell’uomo e sono indispensabili alla sua esistenza. Si tratta sostanzialmente dello stesso tipo d’energia, presente in tre diversi gradi di purezza e raffinazione: il Jing, la forza essenziale generativa (essenza), il Qi l’energia o soffio vitale e lo Shen o spirito.
Jing l’essenza, é la sostanza che nutre il corpo, può essere considerata come la forza essenziale, é assimilata all’ energia sessuale e riproduttiva.
Qi abbraccia una varietà straordinaria di significati, può essere intesa come fiato ordinario o respirazione, principio vitale, energia o soffio vitale.
Shen significa essenzialmente spirito con tutte le sue funzioni coscienti e i livelli fondamentali di attività, si manifesta primariamente come Yi (volontà, intenzione, consapevolezza ecc.).
La conservazione e il nutrimento di queste tre gemme ha come obbiettivo la longevità e l’immortalità dello Spirito. Le tecniche utilizzate sono tantissime ma tutte si basano su tre presupposti indispensabili:
1° il controllo del corpo per mezzo di adeguate posizioni,
2° il controllo del respiro, tiaoxi, per mezzo di esercizi di respirazione,
3° il controllo della mente, tiaoxin, per mezzo della meditazione, della concentrazione e del distacco.

Il controllo del corpo

Il controllo del corpo significa armonizzare e sviluppare al massimo le sue potenzialità, attraverso un lavoro sulla sua forma o struttura (Xing) e sul perfezionamento delle posizioni che può assumere nello spazio (Shi). Significa cioè un lavoro sulla propria postura, dove per postura intendiamo la posizione sia statica che dinamica che può assumere il nostro corpo nello spazio.
Il controllo del corpo richiede anche un lavoro d’irrobustimento sia esterno che interno. Quello esterno(wai gong) si ottiene lavorando su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi. Quello interno(nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria.
Dal punto di vista pratico il tutto si traduce prendendo coscienza per esempio:
– della propria respirazione e del rapporto che essa ha da una parte con il qi, dall’altra con la vita tonico-motoria;
– dei movimenti tra le varie parti del corpo (le braccia rispetto alle gambe, il tronco rispetto alla testa etc.) e dei movimenti che il corpo può fare nello spazio.

Il controllo del respiro

Il respiro e’ la vita, nell’accezione più ampia é il legame di connessione tra la materia e l’energia da un lato, e la coscienza e la mente dall’altro.
E’ energia vitale allo stato puro, è il primo atto della nostra esistenza terrena, che poi prosegue scadenzata dal suo ritmo. E’ Alfa e Omega, Principio e Fine. La testa (dantian alto), con il sistema nervoso centrale, é il polo di coscienza del corpo umano; il ventre (dantian basso), con il sistema vegetativo, é il polo di forza vitale. Tra questi due poli si trovano la cassa toracica e i polmoni, sede della respirazione, del cuore e del sistema circolatorio che costituiscono il polo mediano (dantian medio). Quindi il respiro come punto d’unione e di scambio tra il conscio e l’inconscio, tra istinto e ragione, tra cuore e cervello. Questa eccezionale condizione che gli é propria e il suo legame sia chimico che meccanico con la circolazione sanguigna ne fanno il grande regolatore dell’organismo, e degli stati emotivi e mentali.

Il controllo della mente

Il controllo della mente, infine, significa sviluppare le 5 qualità della mente (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza) e trasformarle, così, da semplici qualità psicologiche in forze di trasformazione in grado di pacificare le proprie emozioni e sedare i propri conflitti interiori per sviluppare un pensiero puro (Yi) che guidi tutto il processo di trasformazione.

SAN CENG JIN BU GONG (METODO DEI TRE STADI E DEI NOVE PASSI)

spada2La fisiologia energetica taoistaè basata sulla trasformazione delle tre forme di energia sottile Jing, Qi e Shen chiamate le ‘tre gemme’ o ‘San Bao’ che sono elaborate e Questi luoghi particolari, che possiamo considerare come dei centri di controllo e d’interscambio tra la dimensione fisica, mentale e spirituale, sono dei veri e propri laboratori di trasformazione in cui avvengono vari processi d’alchimia interiore per determinati materiali ed energie sottili. La loro localizzazione nel corpo é la seguente:
dantian inferiore(Xia dantian) é localizzato nel ventre al disotto dell’ombelico, é la sede dell’essenza vitale o jing;
dantian mediano(Zhong dantian) é localizzato nel torace all’altezza del cuore, é la sede del soffio o qi;
dantian superiore (Shan dantian) é localizzato nella testa é la sede dell’energia spirituale o shen.
Ognuno di questi campi é una tappa fondamentale del lavoro psicofisiologico di trasformazione che si svolge in successione, partendo dalla

1° tappa

(Lian jing hua qi – trasformare l’essenza in soffio) in cui nel dantian inferiore l’essenza vitale Jing, assimilabile all’essenza riproduttiva e seminale, si sublima e si trasforma in energia vitale o qi (soffio).

2° tappa

(Qi hua shen – trasformare il soffio in spirito) il soffio vitale prosegue nel campo mediano dove è sublimato e trasformato in energia spirituale o Shen.

3° tappa

(Lian shen hua xu – trasformare lo spirito in vuoto), lo Shen, a sua volta sublimato e trasformato nel campo superiore, ritorna a Xu, la suprema vacuità.

Ovviamente queste trasformazioni delle energie sottili, sono accompagnate ad ogni tappa da un lavoro di trasformazioni delle qualità fondamentali della mente e del corpo che coinvolge la vita emotiva, razionale e cognitiva.

Nel primo stadio, infatti, affinché possa avvenire la trasformazione alchemica del Jing in Qi, bisogna armonizzare la mente-cuore (Xin) con la volontà cosciente (Yi nian), in modo che ci sia unità d’intenti tra ciò che intimamente desideriamo e ciò che pensiamo coscientemente, tra cuore e cervello, tra sentimento e razionalità.

Per mente-cuore (Xin) i saggi taoisti intendono qualcosa di molto articolato e complesso da cui tutto proviene e a cui tutto ritorna in una interazione sferica multidimensionale che coinvolge il cuore e la mente sia nei molteplici aspetti fisiologici (sangue e respiro) sia in quelli più propriamente mentali (pensiero, emozioni, sentimenti) e sia in quelli delle energie sottili.

Nelle lingue occidentali non esiste una parola equivalente che esprima tutta la ricchezza di significato racchiusa nell’ideogramma Xin, per cui ci dovremo accontentare di tradurlo semplicemente come: mente-cuore.
Dove la parola mente fa riferimento alla mente intuitiva, immaginifica e creatrice, motore segreto e immobile della mente razionale in contatto diretto, da una parte, con gli aspetti più segreti del nostro corpo (il sangue, il sistema nervoso, il sistema immunitario) e il suo sentire interiore (emozioni, sensazioni, percezioni) e dall’altra con la mente universale.
Solo così potremo capire perché per realizzare la prima trasformazione alchemica del Jing in Qi è richiesto come prerequisito, come condizione minima indispensabile che il pensiero cosciente si armonizzi al sentire del cuore
Infatti, se il pensare diventa caotico, greve e ossessivamente ripetitivo allora la volontà (il volere) s‘indebolisce, quando il volere diventa debole il proposito (l’intenzione) si smarrisce e il sapere dire (la conoscenza intellettuale) diventa vaniloquio privo di riflessione impotente a generare il sapere fare.
Volontà e proposito, riflessione e sapere-fare sono intimamente interconnessi e sono alla base del mondo mentale, se smettono la loro intima e armoniosa relazione il pensiero cosciente né soffre e i soffi (Qi) si disperdono.

Nel secondo stadio, la trasformazione del Qi in Shen é accompagnata da un’ulteriore raffinazione: il nostro pensare cosciente e il nostro sentire più profondo (emozioni, sentimenti), si armonizzano all’attività dello spirito.

Se questa non si realizza la luce dello Spirito non riflettendosi nello specchio del cuore non può irradiarsi né nella mente, né negli organi fondamentali, così che il corpo perde vigore e vitalità, e i soffi si disperdono.
La volontà che ha generato il saper-fare del primo livello si cristallizza perde la sua vitalità e diventa testardaggine, il sapere-fare ripetendo sé stesso con maniacale precisione come un orologio non evolverà nella dimensione dell’Essere, dove la coscienza di sé evolve nella consapevolezza intuitiva dello Spirito e si sviluppa l’agire spontaneo (Wu wei).
Quando si realizza l’agire spontaneo la mente è calma e trasparente e riflette tutto quello che le sta davanti, senza intenzione, senza focalizzazioni, nondimeno il suo agire è preciso perché ha sviluppato la percezione intuitiva dello Spirito.
Armonia tra volontà e spirito vuol dire anche che la volontà della mente si conforma al volere dello spirito

img_0074Il volere della mente è cosa diversa dal volere dello spirito: il primo (il volere della mente) è un processo attivo frutto di una mente allineata in cui confluiscono armonicamente attenzione e concentrazione, da cui l’azione scaturisce potente e precisa come una freccia scagliata da un arco; il volere dello spirito è un non-volere, dove l’attenzione non è mai concentrata, ma diffusa, non converge per contrazione sulle cose o sulle idee, ma si armonizza con esse e le avvolge come la luce soffusa che si diffonde da una candela.

Il volere della mente è un volere pieno, quello dello spirito è un non-volere, o più esattamente un volere vuoto, dove questo vuoto non va inteso come assenza ma come quella parte del non-fatto che diventa funzionale al fare, come è in un vaso che è tale proprio in virtù del non-fatto, del vuoto che è scaturito dal (manu)fatto.
Il volere della mente essendo pieno si svuota (si esaurisce) nel suo agire, il volere dello spirito essendo vuoto si riempie nel suo agire.
Non solo la volontà cosciente si conforma al volere dello spirito, ma tutto il corpo che diventa plastico, fluido, e si adatta alla mutevolezza della situazione sia nella sua forma, sia nelle posizioni che può assumere nello spazio.
Attività dello spirito che nella sua intima essenza è un non-fare o, per essere più precisi, un lasciar fare, unfare con… il corso naturale dell’evento, del fatto, della situazione, senza interferenze, senza pregiudizi, senza intenzioni; mentre la mente cosciente, al contrario, è sempre orientata al fare, è costantemente polarizzata, e quindi in quanto tale, nel suo agire, è facile che crei interferenze.

Al terzo stadio, quando l’energia spirituale si fonda con quella universale (ritorno al vuoto) avviene la definitiva metamorfosi della mente e scompare ogni differenziazione.

Ritorno al vuoto che non è un annullamento, un annichilimento in un vuoto metafisico, ma è un realizzare il vuoto che consente al pieno di manifestarsi liberamente, all’anima di realizzarsi senza condizionamenti di sorta, alla mente di agire libera di ogni interferenza per esperire direttamente la realtà vuota.
Vuoto e pieno non sono condizioni assolute, ma relazioni fluide in reciproca e intima relazione, quindi una mente vuota, un agire senza intenzioni, un ritorno al vuoto dello spirito non sono cose da raggiungere, stati permanenti, ma esperienze che esistono solo in relazione al soggetto che le vive, ma non per questo meno reali di qualsiasi altra cosa che i normali sensi possono percepire.
Il tutto, naturalmente, senza sforzo sotto la guida dello Spirito, senza che la mente lo voglia,senza che la mente lo pensi, senza che il cuore lo desideri.

1° Stadio (Lian jing hua qi) Trasformazione dello Jing in Qi

img_0030Il primo stadio, consistente nel raffinare il Jing (essenza fisiologica generativa) in Qi (energia o soffio vitale), che avviene a livello del dantian inferiore richiede, perché possa completarsi con successo, che la mente-cuore si armonizzi con il pensiero o volontà cosciente(Xin He Yu Yi). I pensieri disordinati, gli eccessi emotivi, le emozioni incontrollate possono danneggiare la funzionalità degli organi interni pregiudicando la produzione e il libero fluire del qi. Ecco perché i tre passi intermedi del primo stadio richiedono che:
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1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiungere la quiete (Yi Jing)
2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng)
3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun).

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Acquarello della M° Giuliana Romanisio

Acquarello della M° Giuliana Romanisio

1° Il pensiero o volontà cosciente deve raggiunger la quiete (Yi Jing)

Questo è il primo gradino, ma per la mentalità cinese ciò che è posto all’inizio rappresenta anche un punto di arrivo. Così è, infatti! Una mente inquieta, confusa è il primo ostacolo da superare, così come una mente calma e tranquilla, oltre che condizione minima indispensabile per la riuscita dell’opera, è anche un fondamentale risultato. L’attività della mente non si ferma mai, l’uomo comune é continuamente coinvolto in un dialogo interiore senza sosta, che impedisce la calma ed agita i pensieri come il vento le acque di un lago. I maestri paragonano questo stato ad una scimmia ubriaca che si agita incessantemente, ed il pensiero ad un cavallo che scalpita irrequieto.
Così come un cavallo irrequieto non permette una cavalcata tranquilla perché si rischia continuamente di essere disarcionati, alla stessa maniera un pensiero irrequieto non solo è un ostacolo per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi), ma anche per la pacificazione della mente–cuore (Xin) o mente emozionale.
Il pensiero ordinato aiuta la vita emotiva
Le emozioni ordinate aiutano la ragione

2° La forma corporea deve essere corretta (Xing Zheng)

Sviluppare una forma corporea corretta significa elevare al massimo le abilità fisiche del corpo per renderlo forte, coordinato ed efficiente. Ciò comporta un lavoro serio e rigoroso di tipo interno (Nei Gong) sui meridiani, sugli organi interni e sulla struttura profonda, e uno di tipo esterno (Wai Gong) sull’allineamento strutturale e sull’integrazione funzionale della caratteristiche statico/dinamiche della struttura corporea nelle sue componenti fondamentali:

A) Corretto allineamento dello scheletro, che vuol dire una statica economica e un equilibrato utilizzo della colonna vertebrale in armonia con la forza di gravità
B) miglioramento della coordinazione neuromuscolare
C) potenziamento delle caratteristiche di base (ottimizzazione dell’uso della forza, agilità e scioltezza, coordinazione e ritmo).

Il lavoro esterno (wai gong) si svolge su muscoli, tendini, legamenti, articolazioni e ossa, è la prima fase del processo, prepara il praticante agli stadi successivi.
Quello interno (nei gong) agisce sulle strutture e funzioni interne del fisico: si lavora sugli organi interni, sulla circolazione sanguigna e sul sistema nervoso. Praticamente il tutto consiste nello sviluppare l’intelligenza corporea, affinandone la consapevolezza interna ed esterna per ottimizzare l’uso che l’uomo fa del proprio corpo ricreando l’armonia motoria emotiva e mentale.

3° Il qi deve fluire liberamente (Qi Shun)

Acquarello della M° Giuliana Romanisio

Acquarello della M° Giuliana Romanisio

I primi due gradini, se sono stati fatti con attenzione e dedizione, hanno creato le premesse ottimali affinché il terzo gradino si realizzi quasi spontaneamente, sia colto senza sforzo come un frutto giunto naturalmente a maturazione. Purtroppo c’è da dire che sono veramente pochi i praticanti che ottengono ciò, non perché sia difficile, ma solamente perché presi dalla fretta e forviati da pregiudizi mentali, ampiamente messi in risalto, trascurano il lavoro sul corpo per dedicarsi a quello energetico considerato erroneamente più nobile.
Cercare di far fluire liberamente il qi in un corpo pieno di tensioni psicofisiche, in una struttura scheletrica non allineata con una mente disordinata è come farsi guidare da un cieco su un sentiero di montagna, è come se un contadino trascurasse di preparare adeguatamente il terreno dove dovrà piantare i suoi semi. Per ovviare a questi inconvenienti gli antichi maestri, profondi conoscitori dell’animo umano, tra questi tre passi hanno inserito due passaggi intermedi:

a) l’armonia tra il pensiero cosciente (Yi) e la forma corporea (Xing), e
b) tra la forma corporea e l’energia (Qi).

Questi passaggi intermedi sono indispensabili, sono come due anelli che legano tra di loro Yi (mente), Xing (forma corporea) e Qi (soffi-energia), senza di essi non c’è Taiji Quan

2° Stadio (Lian Qi Hua shen) Trasformazione del Qi in Shen

img_0034Il secondo stadio avviene a livello del dantian mediano, dove il Qi é trasformato in Shen, Il primo stadio richiedeva come prerequisito che la mente-cuore (Xin) si armonizzasse con il pensiero cosciente (Yi), nel secondo è richiesto che quest’ultimo si armonizzi con l’attività dello Spirito, ciò è detto:“Yi He Yu Shen” (Armonia tra volontà cosciente e spirito ).
Da un punto di vista pratico nel primo stadio abbiamo armonizzato corpo, mente-cuore ed energia, nel secondo impariamo:
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a) come utilizzare il Qi trasformandolo in forza interna (nei jin),
b) come trasformare la forma corporea (Xing) in adeguate posizioni (Shi) e
c) lo Yi (mente) in Shen (forza spirituale).

I tre passi sviluppano:

1° Jin vigore o forza interna,
2° Shi posizione o postura del corpo,
3° Shen spirito interiore.

Essi sono intimamente legati ai tre passi del primo stadio dalla forma corretta (Xing) nascono le innumerevoli posizioni (Shi) che il corpo può assumere durante la pratica (Xing Sheng Shi), le quali sono state studiate in maniera tale da favorire il corretto fluire del Qi e sviluppare la capacità di trasformarlo in vigore interno (Qi Sheng Jin), sotto la guida dello spirito (Shen) che si é sviluppato dell’intento della mente (Yi) perfettamente armonizzata (Yi Sheng Shen).
Se il primo stadio ha lo scopo di preparare il corpo, rendendolo forte ed in buona salute, e di pacificare la mente, armonizzando e sviluppando al massimo le sue potenzialità, con il secondo livello si entra nella vera pratica del Taiji, e si é in grado di sfruttare le enormi potenzialità della fusione tra mente, corpo ed energia, sia per scopi marziali, trasformando fisicamente il qi in forza fisica, sia salutari trasformandolo in vitalità.

Nei Jin (forza interna)

La forza (nei jin) che si sviluppa con la pratica del taiji quan è di natura particolare, e richiede un’attivazione intelligente delle potenzialità nascoste dell’essere umano da quelle fisiche a quelle spirituali, passando per l’intelligenza, l’emozioni e l’istinto. E’ cosa diversa dalla semplice forza fisica, e non è neanche forza psicofisica, né tanto meno semplice sommatoria di corpo, mente ed energia.
La forza fisica muscolare e la forza interna sono entrambe in grado di sviluppare potenza e sono entrambe efficaci, ma le strutture e i modi sono completamente diversi.
La prima è una forza che si sviluppa da una struttura muscolo-scheletrica che agisce attraverso un gioco di aperture e chiusure di leve articolari, dove lo sforzo è concentrato in periferia ai quattro angoli del tronco (braccia e gambe) e in superficie (muscolatura superficiale).
La seconda è una forza molto più complessa, si diparte dal centro e dall’interno del corpo, richiede una sensibilità intuitiva verso le leggi alla base dell’interazione corpo-mente-energia dell’universo uomo.
La forza interna (nei jin), efficiente ed efficace, si sviluppa dall’attività coordinata di elementi più semplici:

1 – una struttura osteo-articolare allineata
2 – un sistema muscolare coordinato
3 – il qi che fluisce liberamente
4 – una mente che coordina e guida.

La forza interna è un mix di sensazioni, emozioni, energia che si esprime attraverso un corpo intelligente, è un coinvolgimento e uno sconvolgimento globali.
Coinvolgimento che dal punto di vista fisico significa:
– imparare a percepirsi dall’interno,
– imparare a concentrare la forza lungo l’asse centrale del corpo (zhong ding),
– fare nascere i movimenti dal centro in modo che sia l’interno a muovere l’esterno;
dal punto di vista energetico:
– attivare ed allineare i tre dantian,
– coordinarli con il corpo fisico in modo da poter trasformare il qi prodotto in forza interna (nei jin);
infine dal punto di vista mentale:
– usare l’intenzione cosciente (Yi) per far si che il corpo si muova per effetto della forza interna che si sviluppa dal potere del qi trasformato.
Questo processo di sviluppo, passa attraverso tre fasi che vanno dall’esterno verso l’interno, dal grossolano al sottile:

1° Fase, Forza della struttura (interazione struttura / muscoli).

Si sviluppa da una struttura perfettamente armonizzata, dove ogni muscolo, ogni singola articolazione sono accordati con tutti gli altri. E’ ancora una forza di tipo “fisico”, ma di qualità molto raffinata e superiore, é esente da sforzi, agisce globalmente senza attriti e dispersioni.

2° Fase, Forza del qi (interazione qi / struttura ).

Come l’energia che si sprigiona dallo scoppio della miscela aria-benzina (il qi), all’interno della camera di combustione di un motore (il dantian), può essere trasformata in lavoro meccanico per mezzo dei servomeccanismi del motore (la struttura ossea) per far muovere una macchina, alla stessa maniera il qi accumulato all’interno del dantian può essere trasformato, con l’ausilio della mente, in forza interna (nei jin) per far muovere il corpo.

3°Fase, Forza dello Yi (interazione mente (yi) /(qi) energia).

Si sviluppa con il pieno controllo della mente sull’energia. Il qi guidato dalla mente può essere indirizzato con estrema precisione ovunque. Come un raggio laser è in grado di controllare un missile in volo, alla stessa maniera, lo yi/qi di un maestro esperto é in grado di controllare i movimenti del suo avversario.

img_0069Ming Jin – La forza visibile


La prima delle tre, la forza della struttura, più esterna e grossolana, è chiamata Ming Jin o “forza visibile“ Opportunamente allenata può raggiungere elevati gradi di sviluppo. Presenta tre diversi livelli:
– Il primo si realizza quando tutti i muscoli agiscono in perfetta connessione.
I movimenti del corpo sono fluidi e coordinati. La maggior parte dei praticanti si ferma a questo livello.
– Il secondo, più profondo, quando si usa la struttura ossea per “ supportare ” il lavoro muscolare.
A questo livello, con il lavoro muscolare ridotto al minimo, con i muscoli rilassati e la struttura ossea perfettamente connessa, i movimenti sono esenti da sforzo e da tensioni.
– Il terzo quando il sistema muscolo-tendineo lavora coordinato con quello osteo-articolare/legamentoso.
Con la perfetta coordinazione dei due sistemi il lavoro muscolare è “sostituito” da quello delle ossa. Il praticante a questo livello usa la forza delle ossa, dei legamenti e dei tendini al posto di quella dei muscoli. I muscoli, specialmente quelli superficiali, sono morbidi e rilassati, la struttura e le ossa forti: l’esterno è morbido come cotone, l’interno è come acciaio.

An Jin – La forza nascosta

La seconda, forza del qi, chiamataAn Jin o forza nascosta, molto più flessibile, viva e sfuggente, è di difficile individuazione anche per un praticante esperto, perché può essere raccolta, concentrata e profondamente nascosta all’interno del dantian basso, come un serpente nella profondità della terra .
Anche an jin presenta diversi livelli di sviluppo:
– Il primo si realizza quando il qi interagisce con i muscoli.
– Il secondo, quando sprofonda maggiormente all’interno, e interagisce con struttura ossea.
– Il terzo, quando agisce direttamente senza coinvolgere ossa e muscoli.

Hua Jin – La forza perfetta

La terza, Hua Jin, è la forza dello Yi in azione, la sua natura è mutevole e sfuggente, l’applicazione così sottile che non si riesce a percepirne l’origine, a livello della hua jin i movimenti esterni del corpo, frutto di una raffinata alchimia interna, sono minimi ma potenti, e i movimenti interni, simili a vibrazioni ad alta frequenza piccoli e sottili, sono come delle onde d’urto in grado di destabilizzarti sia a livello fisico, impedendoti i movimenti del corpo, sia mentale intuendo e prevenendo le tue intenzioni. Necessita di specifici allenamenti che coinvolgono gli aspetti intuitivi, emozionali ed istintivi fondamentali del praticante.
La hua jin in azione segue le sei direzioni contemporaneamente indipendentemente da dove è orientato il corpo, dispiega la sua intenzione come il ragno la tela e impregna lo spazio di intelligenza rendendolo struttura portante del movimento.
Hua jin è forza vuota, ma riempie e trasforma lo spazio, il corpo si coordina in sé stesso e in relazione con lo spazio, si percepisce la forza della terra fluire attraverso la struttura corporea che sembra nuotare nel campo gravitazionale come un pesce nell’acqua. Ogni gesto è come recitato da tutto il nostro passato, una sorta di memoria in azione, con il peso di tutte le esperienze che plasmano il ritmo e la forma del gesto stesso rendendolo unico.

Shi – Posizioni del corpo nello spazio

Con il termine Shi i maestri intendono le posizioni (figure) che il corpo in movimento assume nello spazio. Sono tante, ma non tantissime, nello stile Yang di Taiji, per esempio, le più importanti sono poche decine, nello stile Chen un pò di più.
Ogni posizione, perfettamente bilanciata, è frutto dell’esperienza di intere generazioni di maestri e praticanti, nell’arte del corpo e dell’efficacia in combattimento. L’assetto posturale e le geometrie articolari rispettano le leggi del movimento naturale e sono costruite per permettere la massima mutevolezza e flessibilità d’azione. Ogni posizione è come il centro di una ruota multidimensionale da cui si dipartono come raggi tutte le altre, così che ognuna può naturalmente evolvere in tutte le altre in un mutamento continuo senza soluzione di continuità.
Mutamento che, dagli aspetti più esterni e fisici arrivando a quelli più interni, predispone all’imprevedibilità, rende atti ad affrontare l’imprevisto, rende la mente calma nel caos del mutamento, paradossalmente, togliendole qualsiasi punto di riferimento, qualsiasi certezza del buon esito del suo agire, facendole vivere e sperimentare l’incertezza e l’insicurezza insite in ogni situazione.

Spirito interiore

Il terzo passo intermedio, la trasformazione dello Yi (forza mentale) in Shen (forza spirituale), del secondo stadio, perché possa realizzarsi richiede lo sviluppo dello spirito interiore. Nella tradizione taoista c’è un legame molto stretto tra psicologia e fisiologia, tra materia (carne) e spirito per cui per spirito interiore non intendono un qualcosa di metafisico trascendente il corpo, ma piuttosto una quintessenza delle abilità/qualità del corpo-mente immanente all’essere umano e, in quanto tale, in interrelazione dinamica sia con gli aspetti fisico-energetici, sia con quelli relati alla coscienza individuale e universale. Ecco perché il lavoro sulla mente e sulle sue qualità fondamentali (volontà, attenzione, concentrazione, coscienza e consapevolezza) (Cfr. I Tre Poteri segreti del Taiji Quan pag. 41) non deve essere solo di tipo psicologico, ma deve coinvolgere tutto il corpo (muscoli, ossa, organi interni, sistema nervoso ecc.), coinvolgimento che non è semplice creazione di un’interfaccia di collegamento tra corpo e mente, ma un vero e proprio processo di metamorfosi che vede la mente sciogliersi nel corpo, così che la mente superficiale (la mente coscia) unendosi  alla mente profonda annulli la differenza tra ciò che desideriamo coscientemente e ciò che desideriamo con il cuore (Xin), tra mente concettuale (conoscenza razionale) e mente intuitiva (sapienza del cuore), in modo che i nostri desideri, la nostra volontà non entrino in conflitto con la saggezza naturale del corpo e con il volere dello Spirito.

3° Stadio (shen he yu kong) lo spirito si armonizza al vuoto

img_0035Il terzo stadio, lo Spirito si armonizza al Vuoto, sviluppa ogni tipo di facoltà, compresa quella di trasformare direttamente la propria energia spirituale in forza fisica. E’ il livello più alto della pratica. Molti fraintendono questo ultimo stadio pensandolo come annullamento, dispersione dello spirito nel vuoto come fumo nell’aria, ma in realtà va inteso come elevazione/condensazione di tutte le potenzialità di corpo, mente ed energia fuse in una nuova dimensione spazio-temporale di ordine diverso; dove i normali parametri di riferimento della mente e del corpo sono sovvertiti, e

l’agire nasce dal non agire, la velocità dalla lentezza, il duro dal morbido, la forza dalla non-forza

; dove comprendere significa andare oltre le contrapposizioni dialettiche, dalla logica discorsiva; dove l’azione non può essere modellizzabile attraverso l’ordine della tecnica, ma attraverso la spontaneità caotica dell’arte, e l’azione efficace è frutto dell’imprevedibilità dello spirito, non della volontà cosciente della mente.

A questo livello non si agisce si re-agisce, che non è un agire contro ma un agire-con.

E’ come davanti ad uno specchio dove ogni azione è immediatamente riflessa non un istante prima non un istante dopo, in maniera diretta senza previsioni senza anticipazioni, si è solamente lì dove si deve essere, senza nulla fare senza nulla volere, senza nulla pensare, solo ri-flettere, solo re-agire.
Non fare – non pensare – ma esserci.
Quando si è coinvolti in una situazione del genere, non si può e non si deve fare nulla, se no a nostra volta re-agire, ri-flettere, non contrapporsi non essere a-vverso, ma nello stesso verso, diventare flussi (corpi) che si incontrano, si rincorrono, specchi (menti) che si riflettono l’uno nell’agire dell’altro.
Così la coscienza si adegua alla plasticità, fluida e mutevole, della Spirito, scompare la sensazione di un’Io agente personale, non c’è più coinvolgimento nell’azione che si sviluppa da sola, non c’è apprensione per i risultati che semplicemente accadono, non ci sono conflitti da risolvere perché semplicemente non sorgono.
Tutto questo richiede tre passi intermedi:

1 – Kong
2 – Xu
3 – Ling

i tre termini vogliono dire tutti “vuoto”, ma ognuno ha una sfumatura diversa senza una fissa gerarchia e in continua interazione dinamica:
– Kong fa riferimento alla chiarezza della mente vuota e nasce dall’accordo armonico tra yi e shen (il volere della mente si uniforma al volere dello spirito)
– Xu è riferito al corpo vuoto di tensioni in perfetto equilibrio dinamico, che si muove senza sforzo nello spazio per effetto dell’accordo armonico tra xing e shi
– Ling è riferito al soffio vitale qi e nasce quando il qi fluendo libero e abbondante si trasforma in vigore e forza interna (nei jin)

Yi – Potere della Mente

Dalla volontà all’ intuizione

img_0042Mentre il Qi lo abbiamo considerato come l’interfaccia tra la mente e il corpo, lo Yi lo potremmo definire il “primus inter pares” e il “trait d’union” tra Li (dimensione fisica) e Qi (dimensione energetica). Con Yi le potenzialità del corpo, normalmente limitate alla forza dei muscoli e dei movimenti veloci possono essere elevate a massimi livelli con l’utilizzo cosciente del potere dell’ energia interna.
Potremmo sinteticamente intendere Yi, come quella qualità che controlla sia il proprio corpo sia la propria mente.
In realtà é una idea molto più complessa che coinvolge la mente, nei suoi molteplici aspetti, il corpo, con le sue potenzialità e lo spirito o Shen. Yi é quindi, una delle facoltà dell’organo Xin nelle sue componenti principali:
Yi Shi (coscienza, consapevolezza) e Yi Nian (idea, intenzione ecc.).

Può essere sinteticamente espresso con “mente-cuore”, che implica il concetto di “consapevolezza intuitiva”; dove le due parole consapevolezza ed intuizione sono intese nel loro significato più pieno e cioè la capacità di “conoscere e di esserne coscienti” senza mediazioni intellettuali in maniera diretta ed immediata, come implica la parola intuizione che etimologicamente significa “essere in Dio”, dal greco en (in) e theòs (Dio), che in senso lato é quella che i maestri chiamano conoscenza del cuore.

E’ lo stato in cui non c’é disarmonia tra pensiero ed azione, in cui la consapevolezza si fonde con l’azione, facendo si che i movimenti del corpo siano perfettamente allineati al flusso della nostra intenzione cosciente, é una specie di “estasi” non mistica, che rappresenta uno stato di fusione, di assorbimento totale in quello che si sta facendo, dimentichi di ogni cognizione spazio-temporale. Corpo, mente ed energia si fondono in un più alto stadio dimensionale, che rappresenta la quintessenza delle potenzialità individuali: lo stadio Spirituale o Shen.
Per la lingua cinese é normale sintetizzare in un ideogramma concetti complessi che nelle lingue come quelle occidentali richiedono complesse spiegazioni, ed é per questo che Yi può essere tradotto come idea, attenzione, intenzione e volontà cosciente (Yi Nian); consapevolezza, coscienza e intuizione (Yi Shi).

Yi Nian – attenzione, volontà cosciente, intenzione

img_0049La quiete del pensiero cosciente, che presiede all’equilibrio di tutte le attività dell’organismo, é la condizione minima indispensabile per avviare il processo di pacificazione (Jing) della mente (Yi). Yi Jing, é chiamato stato della mente pacificata, da cui si sgorga un pensiero puro e trasparente come acqua di sorgente.

Lo strumento principale dell’Yi Jing é l’attenzione, strettamente legata alla capacità di concentrazione, che a sua volta, altro non é che la focalizzazione volontaria dell’attenzione.
Pacificazione, attenzione, concentrazione e intenzione, sono strettamente correlate in una specie di “circolo virtuoso” che si autoalimenta.

“Attento come un gatto che punta un topo”. Questa immagine, spesso abusata, sintetizza in maniera esemplare, nell’immaginario collettivo, l’archetipo della perfetta attenzione. Ma l’attenzione di cui parliamo é di ordine diverso ed é peculiare dell’essere umano. Essa é nello stesso tempo una delle capacità più elevate e meno sviluppate che possediamo: l’attenzione cosciente..

Vediamo, quindi, di chiarire la differenza sostanziale che intercorre fra l’attenzione istintuale di un gatto affamato e l’attenzione cosciente dell’essere umano.

Il gatto non ha possibilità di scelta, l’istinto della fame lo obbliga alla concentrazione totale di tutte le sue energie sul cibo-topo.
La vera attenzione, al contrario, nasce dalla scelta consapevole di orientare e focalizzare l’intento o volontà della mente nella direzione scelta, indipendentemente da qualunque necessità o condizioni esterne.
Questa capacità d’astrazione, tipicamente umana, che abbiamo chiamato attenzione cosciente opportunamente sviluppata é la condizione indispensabile per una reale crescita interiore. Solo grazie ad essa possiamo staccarci dalle situazioni contingenti e volgere all’interno il nostro sguardo per attivare le enormi potenzialità interiori.
A queste due qualità dell’attenzione (l’istintiva, che negli uomini e negli animali, nasce dal gioco degli istinti, e la tipica dell’essere umano, sganciata dalla circostanze e poco sviluppata) corrispondono due qualità della volontà, quella che nasce dalle pulsioni istintuali e dai nostri bisogni elementari, e quella di ordine superiore, frutto del loro controllo e superamento. La prima, molto spesso, nasce dalla paura e dal conseguente bisogno di potere; la seconda, invece, frutto di uno sforzo cosciente di una personalità matura e consapevole, in grado di dare un senso alla propria vita sia in termini materiali che di progresso interiore, é quella che viene chiamata intento o volontà della mente.
Un’attenzione forte é frutto di un intento inflessibile.

Yi Shi coscienza – consapevolezza – intuizione

img_0066Con Yi Shi, l’uomo ordinario, comincia un processo di evoluzione interiore aprendosi ad una realtà dimensionale di ordine superiore. Infatti, mentre Yi Nian, nei suoi vari aspetti di volontà, attenzione, concentrazione, molto utili nella vita quotidiana, può essere priva di valenze spirituali, Yi Shi al contrario, coinvolgendo aspetti metafisici dell’esistenza umana ne è ricca.
 

 

 


Coscienza

Quello che differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi é la coscienza di sé:
Egli non solo sa e sente di esistere, ma é conscio di ciò.
Sostanzialmente si può parlare di due fondamentali stati di coscienza: uno di tipo biologico, bagaglio comune di tutti gli esseri umani; ed uno che possiamo chiamare metafisico.

Il primo, relato alla mente ordinaria, nasce dai sensi e dall’attività di pensiero, il suo motto é il “cogito ergo sum” di cartesiana memoria; il secondo, relato alla Mente Universale, é metafisico e va oltre la comune attività di pensiero. La coscienza biologica o ordinaria, legata all’Io, é dualistica: conscio ed inconscio, psiche e soma, soggetto e oggetto, ragione ed istinto, cuore e cervello.

La coscienza metafisica, al contrario, frutto di un’intensa fase introspettiva, scevra da ogni analisi intellettuale, da ogni pensiero discorsivo e conclusioni logiche é senza “Io”.
La coscienza metafisica si sviluppa attraverso la pratica della meditazione e della pacificazione del pensiero cosciente, armonizzando i nostri pensieri fino al punto di fermare il dialogo interiore ed operare il rovesciamento dell’orientamento della nostra visione interiore dalla molteplicità all’unità, dall’Io al non Io, dall’individualità all’universalità.
Le grandi tradizioni orientali, perfettamente consce di ciò, hanno elaborato tecniche sofisticatissime per raggiungere lo scopo di bloccare il dialogo interiore e rompere il circolo vizioso che mantiene in vita la falsa percezione del mondo e sviluppare la vera consapevolezza, che si manifesta quando la mente entra in uno stato di assoluto silenzio e non genera più pensieri.

Far tacere i pensieri, bloccare il dialogo interiore è uno dei punti chiave per accedere ad una retta visione di noi stessi e della realtà circostante. Certo non è semplice riuscirci perché i metodi sono piuttosto insoliti e richiedono un impegno costante, inoltre è difficile vincere il luogo comune che considera il dialogo mentale una condizione naturale ed ineluttabile della mente.

Il silenzio interiore ed il vuoto mentale che ne consegue, di cui parlano le tradizioni, sembrano per l’uomo ordinario un’opera titanica difficilmente realizzabile che solo pochi individui particolarmente dotati possono raggiungere. Infatti è così, sono veramente pochi coloro che riescono, ma non tanto per una difficoltà intrinseca all’opera, ma piuttosto per due ordini di motivi che sono come le facce di una medaglia: un approccio errato e una confusione di ruoli tra la mente ed il prodotto della sua attività: i pensieri.
L’ipotesi, che nel nostro caso rende impossibile la soluzione, è che per sua “forma mentis” l’uomo occidentale è portato a pensare che tutto passa attraverso un’attività di pensiero. Ma pensare di non pensare non produce il “vuoto”, bensì un altro pensiero: si cerca di smettere di pensare pensando allo smettere di pensare.  E’ una situazione assurda e paradossale, che genera solo frustrazione e dolore, senza apparente via d’uscita. Ma, come spesso accade, la soluzione è più semplice del previsto, basta operare un cambiamento passando a un livello logico superiore:

Il silenzio è semplicemente al di fuori della sfera di attività del pensiero.

Il processo del pensiero è una delle attività umane più alte e più nobili, ma per quanto grande è limitato, il problema è di comprendere quindi che esso è solo una delle infinite forme di percezione e che restare ancorati alla sua sfera d’azione ci taglia fuori da tutte le altre realtà dimensionali.
La presa di coscienza che non tutto passa attraverso la comune attività di pensiero, unita ad un’osservazione distaccata dell’attività/prodotto della nostra mente, ed a una non eccessiva identificazione con i nostri pensieri, è fondamentale per accedere al “cuore della mente, dove ogni discussione, ogni differenziazione cessa e:
Si è consapevoli di “essere”, senza bisogno di pensare, per esserne consapevoli

Consapevolezza

img_0076La consapevolezza è comunemente intesa come “essere coscienti di …”, ma in realtà é qualcosa di più complesso che presuppone anche un vero e proprio processo di conoscenza.

Quindi:
“Consapevolezza come processo dinamico di conoscenza che permette di prendere coscienza di… Una conoscenza, ovviamente, che non scaturisce da un sapere esclusivamente mentale, intellettuale e astratto; ma da un sapere d’ordine diverso, diretto e immediato che nasce dall’esperienza di tutto il corpo e della mente, un sapere che é pratica attiva con tutto il proprio essere. Dopo questa definizione di carattere generale, possiamo parlare per meglio precisare i contenuti di diversi tipi di consapevolezza che, pur avendo identica funzionalità, sono però differenti nel centro focale agendo a diversi livelli di sviluppo.

Abbiamo così la consapevolezza della forma corporea (Xing), dell’energia vitale (Qi) e della mente-cuore (Xin).

Consapevolezza corporea

La consapevolezza corporea, che é il punto di partenza che apre la strada alle altre due, possiamo definirla come la conoscenza di se stessi attraverso il corpo.

Conoscenza che prende l’avvio dall’immagine soggettiva che ognuno ha del proprio corpo, che si sviluppa per mezzo della percezione del proprio organismo dall’interno, sia per quanto riguarda la sua forma o struttura corporea (Xing) che le posizioni o posture (Shi) che può assumere nello spazio.

Da ciò si deduce che lo sviluppo della consapevolezza corporea non è un processo statico ma qualcosa che dinamicamente si costruisce, si struttura e si destruttura nel continuo rapporto con il mondo. Senza sviluppo cosciente della consapevolezza corporea non c’é progresso nella pratica perché non creandosi la fusione armonica tra Yi (pensiero cosciente), Xing (forma corporea) e Qi (energia interna) manca il giusto modo di agire.
Lo sviluppo della consapevolezza non significa semplicemente una vaga sensazione di stare bene nella propria pelle, ma é importante sottolinearlo, é una reale sensazione di forza e vigore interno, che può con gli opportuni esercizi essere trasformata in forza fisica ( Qi sheng jing).

Consapevolezza della mente-cuore


Infine, la consapevolezza della mente-cuore, é la presa di coscienza dei propri processi mentali e delle proprie emozioni; é una attenzione continua ai propri stati interiori, che sviluppa la capacità introspettiva della mente di osservare se stessa, la sua esperienza e le sue emozioni.

Intuizione
“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”

img_0079Quando la mente é libera dai pensieri che la distraggono, i sensi funzionano in maniera chiara e finalizzata. Quando la mente é chiara e trasparente come le limpide acque di un lago di montagna, allora riflette tutto quello che le sta attorno. Questa capacità di una mente pacificata di entrare in risonanza con l’ambiente circostante, cogliendone le sottili sfumature, costituisce la base per lo sviluppo di un’altra caratteristica fondamentale: l’intuizione.

L’intuizione appartiene al regno dello spirito, é come questo non può essere allenata direttamente, é un frutto che sorge spontaneamente quando tutte le condizioni coincidono.

Come un contadino non lavora direttamente sul frutto, ma sul terreno e sulla pianta, così, per sviluppare l’intuizione bisogna lavorare sul rilassamento e sulla pace interiore. Bisogna liberarsi di ogni tensione e portare l’attenzione sui giusti mezzi e sul giusto modo di fare; solo allora, si svilupperà quella tranquillità che assicura l’efficacia dello sforzo, e un bel giorno l’obiettivo sarà raggiunto in modo del tutto spontaneo. Sarà come cogliere un frutto maturo, un premio naturale prodotto dall’unione armonica

delle 5 qualità della mente
– Volontà
– Attenzione
– Concentrazione
– Coscienza
– Consapevolezza

che sono, metaforicamente, come le dita di una mano che agendo assieme staccano il frutto maturo dall’albero.
Così come il pollice è il dito più importante della mano, ed è l’unico in grado d’interagire con tutte le altre dita, analogamente, la volontà è la qualità fondamentale della mente e rappresenta il terreno di coltura su cui crescono e possono svilupparsi tutte le altre: dalla volontà si sviluppa l’attenzione, e quando si é “ volontariamente attenti “ si sviluppa la concentrazione.

Quando si è in grado di “concentrarsi volontariamente ” sui propri stati interiori senza interruzioni per il tempo che si desidera, allora si sviluppa un’introspezione così costante da fare emergere uno stato di coscienza più profondo, che produce una nuova dimensione di esperienza personale in perfetta armonia con la nostra fonte più vera. Quando questo avviene la mente si apre ad una conoscenza d’ordine superiore che sviluppa la vera consapevolezza.

La fusione armonica di queste cinque qualità della mente aprono le porte della pura intuizione e lo Yi evolve nello Shen.

“Il Pensiero di una Mente Pura é Pura Intuizione”
“La Pura Intuizione é Pura Percezione”
“La Pura Percezione é Pura Sensibilità”

Sviluppare la sensibilità richiede un particolare lavoro sia sul corpo sia sulla mente. Rigidità ed eccessivo uso della forza tolgono sensibilità, al contrario, sensibilità e leggerezza affinano la percezione, così anche una piuma che sfiora il corpo può essere avvertita. Tutto il corpo, e in particolare braccia e gambe, debbono diventare come degli acuti sensori, che tengono sotto controllo l’ambiente circostante e l’avversario avvertendone ogni minima variazione, così da adeguare perfettamente ogni azione alla sua. Se non si sviluppa la sensibilità, allora bisogna imparare ad essere veloci, per essere in grado di parare o schivare un eventuale attacco, se invece, si ha la perfetta percezione dei suoi movimenti, lo si può precedere anche con un movimento relativamente lento. Molto spesso, le tecniche più spettacolari nascondono, nella rapidità del gesto, una scarsa percezione.
I veri maestri non sono mai spettacolari, la loro azione é sempre perfettamente calibrata, poco o niente traspare all’esterno, fuori sembra lento, dentro é veloce come il fulmine.
“Chi é lento nello spirito deve essere veloce con il corpo”

IL POTERE DEL CORPO – LA DIMENSIONE FISICA

img_0087Vediamo ora, dopo avere esaminato gli aspetti relativi alla dimensione energetica e mentale, quelli relativi alla dimensione fisica che ci permetteranno di capire praticamente come sviluppare l’energia interna e come trasformarla in forza interna (Nei Jin). Lo sviluppo dei tre poteri del Taiji Quan comincia con l’allenamento del corpo per fare si che diventi forte, coordinato ed efficiente. Attraverso una corretta pratica di base le potenzialità fisiche, abitualmente limitate per la maggior parte delle persone, possono essere ampiamente potenziate. Per capire, nei limiti delle nostre limitate conoscenze, il complesso fenomeno del movimento naturale umano; dove per naturale si intende il movimento vivo che possiamo osservare tale e quale é realmente, esente da artefici e convenzioni da laboratori, dobbiamo usare


tre differenti visioni
:
– analitica per capire la funzione di ogni singola parte strutturale,
– olistica per definire come si relazionano tra di loro e
– sistemica per comprendere con il tutto si relaziona con il sistema (lo spazio)

La dimensione fisica
La visione analitica – La Conoscenza del corpo

La struttura: I Quattro Poteri

Ogni lavoro “interno” comincia con la conoscenza fisica del corpo, seguita da un corretto allenamento per fare sì che esso diventi forte, coordinato ed efficiente.
Quindi sarà necessario uno studio attento e preciso delle componenti anatomo-funzionali fondamentali del corpo umano e riassumerne brevemente i punti salienti emersi durante lo studio. Il sistema mobile umano é costituito da un telaio strutturalmente fondato su “quattro peculiari insiemi funzionali”, che corrispondono a quattro geniali strumenti di cui la natura ci ha dotato, alla stessa maniera di cuore polmoni e altri fondamentali organi, ognuno di essi organizzato per lo svolgimento di funzioni specializzate:

1° – l’arto superiore (organizzato per la prensione),
2° – l’arto inferiore (organizzato per il moto)
3° – la colonna vertebrale (asse centrale e chiave di volta statico-dinamico del sistema motore)
4° – il bacino (perno e raccordo fra la meta inferiore e quella superiore del sistema)

Questi quattro insiemi sviluppano le loro possibilità di movimento attorno a 4 cardini fondamentali costituite dalle articolazioni:

° occipito-atlantoidea
° sterno-clavicolare
° lombo-sacrale
° coxo-femorale

Tali cerniere o giunti sono dei veri e propri “nodi funzionali e strutturali”, punto di smistamento e regolazione di sforzi tra l’asse centrale e gli arti.
Sul perfetto gioco armonico di questi giunti sono basati i più importanti principi del Taiji: dal principio delle tre forze, passando per le sei armonie e per il principio delle sei direzioni, fino al zhan si jin. Gioco reso ancora più raffinato e sinergico dalle interazioni dinamico-strutturale di quelle che nel Taiji sono chiamate le nove perle.
Analizziamo uno per uno questi insiemi funzionali, per cercare di capire come sono relati e come interagiscono l’un l’altro, ciò ci permetterà di capire meglio come funzionanoi principi e come tramite il Taiji noi possiamo avere un corpo forte, una mente tranquilla e uno spirito sereno.

Le Nove Perle

img_0090Le nove perle, disposte lungo il telaio costituito dai quattro insiemi funzionali, sono:
A – Le prime tre disposte lungo la colonna:

1° collo
2° zona dorso / lombare
3° osso sacro (che si articola nel bacino con l’articolazione sacro / iliaca )

.

.

.

B – Le seconde tre disposte lungo il braccio

4° spalla (articolazione scapolo/omerale )
5° gomito
6° polso

C – Le ultime tre disposte lungo la gamba

7° anca (articolazione coxo/femorale)
8° ginocchio
9° caviglia

Le nove perle, veri e propri giunti biologici, determinano la capacità di movimento del “sistema mobile umano”, nei classici del Taiji c’é scritto: “Se si fa circolare il Qi nelle nove perle, allora non ci sarà nessun luogo dove il qi non possa arrivare”.

Colonna vertebrale – La coordinazione assiale

La colonna vertebrale costituisce la struttura portante del corpo, biomeccanicamente la possiamo definire un complesso cinematico multisegmentale costituito da tre sottoinsiemi (cervicale – dorsale – lombare).
Ognuno di questi sottosistemi ha delle precise funzioni da svolgere:
il cervicale provvede al sostegno ed all’orientamento del capo;
il dorsale ha funzioni di equilibrazione delle due lordosi, di centraggio del peso e di sostegno dell’albero respiratorio;
il lombare ha funzioni prettamente statiche.

Capire e rendere operative queste specialità funzionali é della massima importanza per sapere come intervenire e quali tipi di allenamento fare per elevare al massimo le potenzialità di ogni parte della struttura umana.
Il perfetto allineamento richiede il minimo sforzo ed assicura al contempo la massima stabilità e dinamicità.

Nel Taiji si dice: “Per emettere la forza interna (fa jin) bisogna avere buone radici. La forza interna, generata dal dantian, scivola nei piedi, rimbalza nelle gambe, e guidata dalla vita lungo la spina dorsale si manifesta nelle mani”.
“La forza è trasmessa dalla spina dorsale”
La colonna vertebrale deve rispondere a due requisiti meccanici opposti: rigidità e flessibilità.
L’esame dello scheletro vertebrale evidenzia una struttura perfettamente gerarchizzata di tipo piramidale. Le vertebre più basse e più potenti fanno d’appoggio a quelle situate sopra, fino al collo molto mobile, che regge la testa e le consente un’estrema finezza nei movimenti.
L’entità di movimento tra una vertebra e l’altra é minima, ma sommandosi per tutta la lunghezza della colonna genera un notevole grado di flessibilità, che consente flessione, estensione, piegamenti laterali e rotazioni. Anche la rotazione é minima tra vertebra e vertebra, ma per lo stesso motivo, raggiunge complessivamente un notevole grado di torsione. Tutti questi movimenti, che possono essere eseguiti in combinazione durante qualsiasi singola azione del corpo, danno luogo a un movimento complesso a spirale e dei legamenti vi troviamo una analoga disposizione: muscoli molto potenti alla base per sostenere tutto il sistema, muscoli più sottili e sensibili man mano che saliamo per permettere il libero e armonico gioco del collo e l’equilibrio dinamico della testa. Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e deve essere coordinate alle altre per avere un uso del corpo biomeccanicamente corretto, efficiente ed economico.

Movimenti della colonna

img_0091– 1° Movimenti di torsione a destra e sinistra, sviluppano una forza centrifuga come una molla avvolta a spirale. Si svolgono intorno a due fulcri fondamentali: vita (11° e 12° vertebra dorsale), e collo (vertebre cervicali).


– 2° Movimenti di flesso-estensione avanti/indietro, laterali destra/sinistra. Questi movimenti, simili all’oscillazione di un bambù, sviluppano una forza a catapulta.
Il fulcro é l’osso sacro e la 4°-5° vertebra lombare


– 3° Movimenti d’estensione e accorciamento lungo l’asse longitudinale (alto/basso), sviluppano una forza di rimbalzo simile a un martello pneumatico.

Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza. Ogni alterazione di questo rapporto, genera disarmonia e rende inutile anche le tecniche più sofisticate.
Bacino, torace e testa costituiscono dei blocchi strutturali che devono essere perfettamente allineati sulla verticale, perché questo fa si che poggiando l’uno sull’altro, per virtù del loro stesso peso si mantengano in equilibrio sia strutturale sia dinamico. Sono uniti da due cerniere

– la vita all’altezza delle vertebre lombari, tra bacino e cassa toracica,
– il collo, tra torace e testa.

Collo e testa


E’ d’importanza vitale la posizione e la libertà del collo nell’equilibrio della testa. L’allineamento della zona cervicale è di fondamentale importanza. Vera chiave di volta per il controllo di questa zona é la settima vertebra cervicale, che possiamo paragonare ad una rotonda spartitraffico che canalizza il flusso delle auto, rendendolo scorrevole e ordinato. Al suo processo spinoso, molto più lungo delle altre, sono legati diversi muscoli importanti: fra i quali quelli addetti all’estensione del collo e della testa, e quelli profondi della parte superiore della schiena.

Spalle e braccia.

Spalle

Le spalle devono essere rilassate, adagiandosi liberamente come un mantello sulla cassa toracica. Sono la base su cui si origina il collo, costituiscono un complesso sistema anatomico denominato cingolo scapolare, composto da clavicola e scapola, che formano una sorta d’arco scheletrico, che connette l’arto superiore al tronco attraverso l’articolazione sternoclavicolare tra sterno e clavicola. Questo sistema anatomico, che biomeccanicamente possiamo definire sistema cinetico mio-articolare, ha una flessibilità e gradi di movimento notevoli.
Fulcro centrale é la scapola, vero e proprio trasmettitore mobile, la cui libertà di movimento é fondamentale per permettere, durante l’esecuzione di qualsiasi tecnica di braccia, alla forza di fluire liberamente dalla mano al piede e viceversa.

Il cingolo scapolare dirige e controlla il movimento del braccio. L’azione sinergica dei vari muscoli attorno a questo fulcro osseo deve essere perfettamente bilanciata, altrimenti si squilibra tutto il cingolo, con conseguente alterazione di tutta la postura e della potenza che si può esprimere.
La potenza generata dalla forza propulsiva della vita e delle anche resta bloccata nelle spalle, invece di fluire liberamente senza attriti e dispersioni lungo le braccia fino alle mani.

I maestri paragonano l’articolazione scapolo-omerale ad un cancello, che deve essere in grado di aprirsi e chiudersi secondo le esigenze in perfetto sincronismo con gli altri due cancelli: i fianchi (zona lombo-dorsale) e il bacino (articolazione sacro-iliaca e coxo-femorale).Due sono i muscoli fondamentali per la loro attività: il romboide per quanto concerne il cingolo scapolare e lo psoas per quello pelvico, il fulcro dell’ equilibrio psoas/romboide é la giuntura lombo-dorsale.

Braccia

img_00872Le braccia non sono attaccate direttamente al torace, ma al cingolo scapolare, il quale é come appeso allo sterno, che é collegato all’indietro con la colonna vertebrale per mezzo delle sette costole superiori. Senza entrare in particolari anatomici si può affermare che le radici delle braccia affondano direttamente nella schiena, e sono solidamente attaccate alla colonna vertebrale per mezzo dei muscoli trapezi: superiormente fino alla base del cranio, inferiormente fino alla dodicesima dorsale, all’altezza del diaframma. Inoltre, il gran dorsale partendo dal braccio e oltrepassando il diaframma, si attacca al bacino connettendo funzionalmente il braccio al muscolo pelvico.
Anteriormente esse sono legate elle costole e allo sterno tramite i pettorali; nella parte posteriore il collegamento é più complesso e raffinato. La forza del braccio é nella schiena, ma affinché possa essere esercitata efficacemente occorre che la schiena sia dritta, perché altrimenti la complessa coordinazione dei muscoli dorsali risulta inefficiente, e che le spalle non siano sollevate, dovendo dare la necessaria stabilità dinamica durante i movimenti del braccio offrendo il necessario punto d’appoggio.

Bacino e articolazione ilio-femorale

Il bacino é la base del tronco ed unisce le gambe alla colonna. E’ un anello osteo-articolare chiuso che nel suo insieme trasmette gli sforzi tra il rachide e gli arti inferiori. Punto centrale di tutta la struttura é l’articolazione ilio-femorale, vera placca rotante tra bacino e gambe. E’ un’articolazione semplice, ma mobile e potente, il cui equilibrio, determinante per un corretto allineamento delle gambe e del tronco, è il segreto per un corretto fluire della forza lungo il corpo.
Quando questa articolazione é squilibrata, il bacino invece di essere ben centrato é disallineato rispetto all’appoggio delle gambe, questo blocca il libero fluire della forza che provoca irrigidimento dei glutei e degli addominali, con conseguente limitazione del movimento diaframmatico e quindi della respirazione. I maestri di Taiji dicono:
” Testa allungata e sedere sospeso”.
La regione pelvica, base del movimento e della forza propulsiva, deve essere libera da tensioni e blocchi per potersi muovere in tutte le direzioni ruotando intorno al centro di gravità del corpo, come una sfera intorno al suo centro.

Gambe e piedi

Le gambe, danno al tronco un appoggio non rigido, sono una struttura flessibile il cui capacità di spostamento veloce e potente é determinata da un sottile gioco di pesi e contrappesi, la cui risultante deve essere zero per un corretto equilibrio sia statico sia dinamico. Occorre che in qualunque posizione o assetto, la proiezione dell’asse del corpo cada nel centro dell’ area del poligono di sostegno formato dai piedi, più cade lontana, più l’equilibrio diventa precario.
I piedi nel Taiji hanno una funzione fondamentale, solo quando tutti i movimenti del corpo partono e sono coordinati da essi, che si può dire di essere arrivati ad un buon livello dell’arte. Il lavoro dei piedi, ed i relativi metodi d’allenamento, per renderli abili ed intelligenti come le mani, sono uno dei segreti meglio custoditi dai maestri.

La visione olistica

img_0096Una volta acquisita la necessaria conoscenza analitica della dimensione fisica del corpo, si devono definire le varie parti strutturali, perché capito e definito il ruolo di ognuna, sia singolarmente sia nel contesto globale, sarà possibile impostare un razionale sistema di allenamento che permetta di sviluppare al massimo le caratteristiche di base e di coniugare in maniera ottimale potenza ed elasticità, morbidezza e durezza, stabilità e dinamismo.
L’interconnessione dinamica fra le varie parti strutturali è assicurata dall’azione coordinata dei muscoli che si sviluppa lungo precise direttrici denominate catene muscolari, che costituiscono un perfetto ed intricato sistema che opera in perfetta armonia. Sarà necessario avere una visione globale delle modalità di trasmissione del movimento.
L’importanza della conoscenza e individuazione di questi “percorsi” è evidenziata dal fatto che lungo queste linee fluisce la forza. Conoscere e saper utilizzare queste linee di forza e i relativi snodi è fondamentale per potere ottenere il massimo dell’efficacia con il minimo sforzo muscolare in ogni circostanza.
Per identificarle in maniera chiara ed inequivocabile dividiamo il corpo umano con dei piani immaginari:
– il primo piano è un piano orizzontale che divide il corpo a livello della cintola in una metà – superiore (tronco, testa, arti superiori), ed una inferiore (bacino e arti inferiori);
– il secondo, chiamato piano frontale, lo divide in una parte anteriore (viso, torace, addome gambe), é la parte che vediamo in uno specchio, ed una parte posteriore (nuca, schiena, glutei, parte posteriore delle gambe);
– il terzo, chiamato piano sagittale, divide il corpo in una parte destra e una parte sinistra.
Abbiamo così

Le 5 gerarchie dinamico-strutturali


– Alto/basso
– Avanti/Dietro
– Destra/Sinistra
– Centro/Periferia
– Interno/Esterno

Le catene muscolari e la connessione strutturale

Le varie parti strutturali sono fra loro interconnesse in maniera dinamica dai muscoli, che allungandosi e accorciandosi, sotto la guida del sistema nervoso, permettono alla struttura di muoversi in perfetto equilibrio e nella massima economia. La loro azione sinergica si sviluppa lungo precise direttive note come “catene cinetiche muscolari“ che costituiscono un perfetto e intricato sistema che opera in perfetta armonia, similmente ad una grande orchestra, dove, ogni artista fonde in maniera perfetta il suono del proprio strumento con quello degli altri.
Nel corpo umano abbiamo cinque catene bilaterali disposte topograficamente in sequenza longitudinale, che costituiscono delle sequenze definite di fasce e muscoli lungo le quali esiste un passaggio preferenziale di tono. Le elenchiamo sinteticamente:
1- La catena posterolateralis o ‘PL’ che scorre sulla parte posteriore e laterale della testa, del torace, e degli arti.
2- La catena anterolateralis o ‘AL‘ che scorre sulla parte anteriore e laterale dellatesta, del torace, e degli arti.
3- La catena anteromedialis o ‘AM‘ che scorre nella parte anteriore e mediana del corpo.
4- La catena posteromedialis o ‘ PM‘ che scorre nella parte posteriore e mediana del corpo.
5- La catena posteranterioris o ‘ PA ‘ e la catena anteroposterioris o ‘AP, inscindibili nella loro funzione, così denominate perché le loro componenti muscolari sono disposte sul piano sagittale in direzione obliqua.
Le diverse catene muscolari sono concatenate tra di loro in una sequenza precisa: PL – AL- AM – PA – PM – AP.

Le linee di forza

f1000002Quando il corpo si muove il passaggio di tono muscolare da una catena all’altra avviene, analogamente a quanto succede in una stazione ferroviaria, intorno a 6 snodi, posizionati strategicamente, che incanalano il flusso della forza lungo precise direttive, si creano così 7 linee preferenziali di scorrimento in cui lo sforzo muscolare risulta minimo e il rendimento massimo.

6 snodi di connessione della rete


1- base del cranio,
2- articolazione temporo-mandibolare,
3- articolazione scopolo-omerale,
4- articolazione sacro-iliaca,
5- articolazione coxo-femorale,
6- mani e piedi;

.

7 linee di flusso


1- scorre di fronte alla colonna vertebrale lungo l’asse centrale di equilibrio,
2- connette gli archi delle braccia, scorre lungo l’asse mediano di ogni braccio;
3- connette gli archi delle gambe;
4- scorre dalla mano destra al piede sinistro, lungo il braccio, la spalla, la colonna, il bacino e la gamba;
5- fa esattamente il percorso incrociato dalla mano sinistra al piede destro;
6- connette la mano destra con il piede destro;
7- completa il percorso connettendo mano sinistra e piede sinistro.

Le prime 3 sono dette principali perché scorrono lungo la struttura portante del corpo (arco dorsale, arco delle braccia e arco delle gambe), le altre secondarie, perché collegano in rapporto dinamico, attraverso l’arco dorsale (asse centrale), braccia e gambe.
Risulta evidente, a questo punto, che la dinamica del movimento e dell’equilibrio posturale è sostanzialmente frutto di un’interazione armonica fra il sistema muscolo-tendineo, e l’osteo-articolare-legamentoso. Un aumento di tono in una qualunque delle catene che non abbia una risposta bilanciata nelle altre, potrà generare squilibrio posturale, limitazione delle escursioni articolari e disarmonia gestuale.

Muscoli profondi – Muscoli superficiali

Il Taiji é basato sulla teoria dello Yin e dello Yang, che vuol dire coniugare morbidezza e durezza, lentezza e velocità, stabilità e dinamismo, potenza ed elasticità, espansione e contrazione, pieno e vuoto, leggero e pesante. Questi rapporti, opposti e complementari, devono coesistere in percentuale variabile secondo esigenze e le circostante: 50% Yang / 50% Yin ( come nel simbolo del Tao perfettamente bilanciato ), 70% / 30%, 90% / 10% e così di seguito in un mutamento continuo e creativo senza sosta.
Se da un punto di vista concettuale questo processo di trasformazione non risulta molto difficile da afferrare, da un punto di vista pratico diventa un’ impresa ciclopica. Ma la difficoltà non è insita nell’impresa, quanto nella scarsa conoscenza che abbiamo del funzionamento del nostro corpo, e delle sue relazioni con l’energia e la mente. Così, come abbiamo due emisferi cerebrali: uno logico, razionale, analitico, l’altro intuitivo, globale, sintetico; alla stessa maniera abbiamo due tipologie di muscoli che, non solo hanno funzioni diverse, ma sono costituzionalmente e strutturalmente diversi: uno di tipo yang, uno di tipo yin, uno per la stabilità, uno per il dinamismo, uno interno e uno esterno, uno profondo uno superficiale.

Definire e prendere coscienza del ruolo svolto da questi due differenti sistemi, costituisce la base di partenza per risolvere gli apparenti paradossi della pratica ed accedere alla realtà multidimensionale del Taiji.

In pratica questi due sistemi muscolari vestono lo scheletro, come tanti indumenti dall’interno verso l’esterno, in strati concentrici simili a quelli di una cipolla, il più esterno è costituito dai cosiddetti muscoli superficiali che sono lunghi, larghi e massicci, e tesi a coprire ampie distanze (trapezio, deltoide, dorsale, bicipite etc.). Possono esprimere grande potenza usufruendo di più lunghi bracci di leva rispetto a quelli profondi, e quindi sono specificatamente utili per movimenti di forza o di grande ampiezza. Lo strato più interno, costituito dai cosiddetti muscoli profondi (detti anche muscoli antigravitazionali perché hanno la funzione principale di mantenere eretta la postura), è situato attorno alla colonna vertebrale, ha fibre che vanno dai 3 ai 6 centimetri simili a tante fascette che vanno da vertebra a vertebra, o alle due – tre vertebre più vicine, o dalle vertebre alle costole.
Questa particolare disposizione incrociata, sviluppandosi lungo tutto l’asse della colonna, determina una notevole “forza a spirale”, che genera una grande rapidità di rotazione, fondamentale in tutte le tecniche di Taiji.
La vicinanza alle ossa permette loro, inoltre, di agire con molta precisione, tenendo le vertebre in posizione perfettamente “impilate” le une sulle altre; di contro, non avendo un gran raggio d’azione ed essendo poco voluminosi e potenti, sono adatti per movimenti di piccola ampiezza e per una costante azione di posizionamento e di mantenimento dell’allineamento vertebrale. f1000003Hanno, anche, quella che è chiamata, una grande “capacità di contrazione tonica“ cioè, contrariamente a quelli superficiali, riescono a stare contratti per lungo tempo, permettendoci per esempio di mantenere per tutto il giorno “la testa sul collo“.

Tutto questo si traduce, “in un linguaggio da Taiji”, in: potenza, stabilità, centralizzazione, interno forte (yang ), esterno morbido ( yin ), ovvero “ sbarra di ferro avvolta nel cotone ”… e così continuando.

Tra questi due strati ve ne sono degli altri che contribuiscono con la loro azione sinergica a dare a tutta la struttura grande forza, stabilità e connessione.
Con un semplice paragone sportivo, i muscoli superficiali hanno le caratteristiche di un centometrista, possiedono una grande velocità di contrazione, ma non sono in grado strutturalmente di sopportare sforzi prolungati. I muscoli profondi, al contrario, che hanno una funzione antigravitazionale e stabilizzante sono lenti, ma sono in grado, come un maratoneta, di sopportare sforzi prolungati.

Come nessuno allenatore scambierebbe i ruoli di due atleti con caratteristiche psicofisiche tanto diverse, facendo partecipare, per esempio, uno scattista ad una maratona, alla stessa non si può pretendere di far svolgere ai muscoli superficiali il lavoro di quelli profondi.

Questa regola è quanto di più disatteso ci sia, non solo dalla gente comune, ma specialmente dagli addetti ai lavori (allenatori, preparatori atletici etc.). Per rendersene conto basta entrare in una qualsiasi palestra: tutto il lavoro è focalizzato sui muscoli superficiali, trascurando quelli profondi.
Questo altera la giusta gerarchia funzionale: i muscoli superficiali diventando ipertrofici e contratti serrano il corpo in una specie d’armatura, che provoca una spiacevole sensazione di disagio. I muscoli profondi diventano flaccidi e deboli, perché il loro lavoro è svolto dai superficiali.
I muscoli superficiali, detti muscoli di movimento, devono possedere una grande capacità di scorrimento per potersi allungare e accorciare velocemente, mantenendo lo sforzo senza irrigidirsi e danneggiarsi.
Per fare questo devono essere sostenuti da una struttura osteo-articolare potente e dinamicamente connessa in grado di muoversi nello spazio con agilità e scioltezza, ma nello stesso tempo ben radicata al terreno. I maestri di Taiji descrivono questo stato dicendo che bisogna essere “stabili come montagne e scorrevoli come dei fiumi”.
Questa connessione nasce all’interno della nostra struttura, ed é assicurata da numerosi elementi fibro-legamentosi (legamenti, tendini) e dagli strati più profondi del sistema muscolare (paravertebrali), che hanno la stessa funzione del sartiame che lega saldamente le vele di una nave all’ albero maestro (la colonna vertebrale), senza di essi le vele non potrebbero trasformare la forza del vento in movimento. Analoga funzione svolgono i muscoli superficiali, che come delle vele devono essere forti e resistenti, ma non rigidi, perché hanno lo scopo di far muovere il corpo.

Per avere muscoli potenti ed elastici non bisogna farlo attraverso il sollevamento pesi, perché questo da potenza a scapito dell’elasticità, l’esempio estremo é rappresentato dai culturisti, che sono come imprigionati dalla loro stessa forza.

E’ pur vero d’altronde, che le moderne e sofisticate tecniche di allenamento con i pesi riescono a coniugare le due cose, però c’é una sostanziale differenza tra la potenza elastica di un centometrista e quella necessaria, per esempio, ad un artista marziale. Un centometrista effettua la sua prestazione in pista, in condizioni ideali, in ottimale assetto del corpo, nessuno, mentre si sta preparando a scattare, gli fa una leva articolare sul ginocchio o tenta di farlo cadere. Un combattente di qualsiasi arte marziale, al contrario, deve essere in grado di esprimere potenza ed elasticità anche in situazioni estreme.

La visione sistemica: il movimento del corpo nello spazio

f1000012L’analisi dell’interazione statico dinamica fra le varie parti ci ha permesso di avere una mappa dei rapporti che intercorrono fra le varie componenti strutturali del corpo; si tratta ora di capire in che modo esso interagisce con lo spazio e l’ambiente circostante (visione sistemica). Le funzioni meccaniche di base del sistema mobile umano. In qualsiasi “sistema mobile“, sia esso meccanico o biologico, si possono individuare cinque funzioni meccaniche di base:

– la funzione direzionale
– la funzione di equilibrazione
– la funzione di propulsione
– la funzione di distribuzione delle sollecitazioni
– la funzione di ammortizzamento.

In un sistema altamente complesso come è quello umano, queste sono strettamente interconnesse, perché non ci può essere propulsione senza equilibrazione, né direzione senza propulsione, o infine ammortizzamento senza distribuzione di sollecitazioni. Le varie funzioni nascono dal giusto rapporto funzionale tra le parti:

la propulsione

nasce dal gioco interattivo (Yin /Yang) tra la parte anteriore e la parte posteriore;

l’equilibrazione

tra la parte destra e la parte sinistra;

la direzionale

dalla capacità torsiva dei muscoli, specie quelli intorno alla vita e al collo;
la distributiva e di ammortizzamento dalle articolazioni, dai legamenti, dai tendini e dai muscoli, che grazie alla loro elasticità tissutale, che caratterizza particolarmente i muscoli, consente di immagazzinare energia elastica utilizzabile nell’esecuzione del movimento.
Di queste cinque funzioni noi per i nostri scopi analizzeremo solo le prime tre, e vedremo che, data la specifica morfologia muscolo-scheletrica dell’essere umano, ognuna di esse si sviluppa preferibilmente su uno dei tre piani ortogonali.

Per funzione direzionale

s’intende la possibilità che un sistema in movimento ha di assumere una certa direzione nello spazio, grazie agli apparati di cui dispone.

Per equilibrazione

la capacità di mantenere tanto nella statica che nella dinamica un assetto ed un equilibrio ottimali.

Per funzione propulsiva

la possibilità che un sistema ha di muoversi e di compiere un lavoro.

La funzione distributiva delle sollecitazioni

assicura, in ogni sistema dotato di moto soggetto a sollecitazioni di varia natura ed entità (peso, forza propulsiva, eventuali forze esterne), la necessaria resistenza con una razionale distribuzione delle stesse all’interno di un telaio –struttura dotato di punti più o meno resistenti.

La funzione d’ammortizzamento.

Qualsiasi sistema mobile deve essere dotato di un efficace apparato d’ammortizzamento delle sollecitazioni, in grado di garantire l’integrità degli elementi costituenti il sistema, e di assicurare e favorire la regolarità della propulsione.
Notiamo, così, che la funzione propulsiva esplica la sua azione sul piano sagittale, dove prevale il momento dinamico e predominano gli spostamenti del baricentro nel senso antero-posteriore (deambulazione). E’ su questo piano, infatti, che si sviluppano le ampie escursioni articolari, sotto la spinta propulsiva di voluminose masse muscolari, favorite dalla disposizione sagittale degli apparati di moto e dalla asimmetrica disposizione, tra parte posteriore e parte anteriore, delle masse muscolari e dalla diversa funzione a cui esse sono deputate.
L’asimmetrica costruzione della struttura umana sul piano sagittale, che favorisce il dinamismo, contrasta con la costruzione simmetrica sul piano frontale – che fa riferimento alla posizione centrale della colonna- che costituisce la base strutturale dell’equilibrazione. Ciò é particolarmente evidente se si osserva la simmetrica disposizione dei gruppi muscolari, sia posteriormente sia anteriormente, nei due emilati destro e sinistro del corpo.
f1000022Nel Taiji la parte posteriore é considerata yang, la sua solidità garantisce stabilità ed erezione alla colonna vertebrale, e fa da complemento alla necessaria flessibilità della parte anteriore considerata yin. Sono come le due metà del simbolo del Taiji che s’inseguono l’un l’altro dando origine al movimento. La vista di profilo del corpo umano mette in evidenza una differente distribuzione delle masse muscolari secondo una traiettoria sinusoidale.
La funzione direzionale si esplica preferibilmente sul piano orizzontale, dove predominano rotazioni e torsioni. L’organizzazione muscolare, caratterizzata dalla disposizione obliqua delle fibre, che agisce su questo piano, é costituita per svolgere funzioni direzionali orientando la struttura uomo nello spazio. – Ecco dunque che le enartrosi (articolazioni) poste alle radici degli arti (spalle e anche) finiscono per diventare crocevia ai quattro angoli del sistema mobile, ove si coniuga la dinamica rotatoria della colonna, che ha luogo sul piano orizzontale, con la spinta propulsiva sagittale prevalente negli arti , spinta che si serve dei processi di accorciamento (chiusura) ed allungamento apertura delle catene per economizzare il dispendio di lavoro muscolare-(Da: Uomo e Movimento di N. Fraietta EdiZ. Marrapese -Roma
“… Il cambiamento di direzione è sempre guidato da rotazioni che, nel caso in cui partano dalla colonna, si trasmettono al cingolo scapolare e pelvico e, da questi, alle estremità degli arti”.
Sintetizzando possiamo dire che la simmetria prevale sul piano frontale, mentre su quello sagittale prevale l’asimmetria. Questa specializzazione funzionale favorisce, così, contemporaneamente sia la statica sia la dinamica .
La simmetria per la statica e la stabilità.
L’asimmetria per la dinamica ed il movimento.

Sul piano sagittale prevalgono gli eventi dinamici, mentre sul piano frontale prevalgono quelli statici. Le varie funzioni sono interconnesse, infatti, l’equilibrazione costituisce la base per un’efficiente azione propulsiva perché da stabilità all’intera struttura, così come la dinamica rotatoria, funzionale al processo direzionale, é strettamente relata ai processi di propulsione ed equilibrazione. Tutto questo evidenzia in maniera chiara che il movimento naturale, essendo il risultato di sinergismi motori tra muscoli, articolazioni e ossa, che si svolgono simultaneamente sulle tre coordinate dello spazio, ha una

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Gli otto principi

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8principiL’insegnamento antico era basato principalmente sulla trasmissione orale, per cui tradizionalmente era impartito attraverso dei principi guida, in cui venivano sintetizzati, con un linguaggio metaforico e allegorico, tutti gli insegnamenti su cui lavorare, che se seguiti con diligenza ed impegno permettevano al praticante di raggiungere la meta. Essi sono ancora validi, perché sono stati creati quando una discordanza tra teoria e pratica non voleva dire vincere o perdere una medaglia, ma la propria vita. Ogni praticante sa che il Taiji Quan è basato su tredici fondamentali principi: gli otto cancelli (peng, lu, ji, an, cai, lie, zhao, kao) e i cinque passi (jin bu, tui bu, you ban, zuo gu, zhong ding), ma pochi sanno che per realizzarli occorre lavorare su altri otto fondamentali principi che rappresentano la chiave di accesso ad una pratica globale e ben strutturata.
Questi otto principi sono l’essenza della pratica per lo sviluppo dei tre poteri, non solo del taiji ma di tutte le arti marziali, lavorano perfettamente coordinati e intrecciati, supportandosi l’un l’altro. Essi educano il corpo al ritmo naturale, lo rendono forte massimizzando ed armonizzando il lavoro di ogni singolo muscolo, specie quelli profondi che tutti i normali allenamenti trascurano. Lavorano, inoltre, sui tendini ed i legamenti rinforzandoli e allungandoli, sulle articolazioni sciogliendole e aumentando il loro raggio di azione, ed infine connettono tutto il corpo, sviluppano il qi e il potere della mente.

Le Parole Chiave

Prima di addentrarci nella struttura interna degli otto principi, stiliamo una specie di vocabolario per i termini che sono alla base di una corretta conoscenza.

– Rilassamento


Il primo e il più importante, prima, durante e dopo la pratica, senza il quale non ci può essere progresso è: “Fang Song“ o rilassamento.
Lo stato che evoca la parola Fang Song non è quello dell’abbandono passivo, ma quello di un rilassamento vivo, uno stato potenziale che può mutare improvvisamente anche in uno stato caotico come quello della lotta o in quello tranquillo di un monaco profondamente immerso nella meditazione, senza che questo, in un senso o nell’altro, generi tensione di qualsiasi tipo. Il rilassamento sia muscolare che mentale, é il giusto equilibrio dinamico fra tensione e distensione, tra passività e attività, tre yin e yang. La vera padronanza del proprio corpo nasce dalla capacità di passare volontariamente dall’attività alla passività e viceversa. Questo implica che passività non significa abbandono e rinuncia, ma significa scegliere e mantenere volontariamente uno stato d’inazione. E’ questa la differenza sostanziale tra la passività e l’apparente inazione del taiji, e la passività e l’inazione comunemente intese. Il dominio cosciente della passività e dell’inazione, dell’attività e dell’azione, fa si che il corpo fluisca liberamente da uno stato all’altro, come l’acqua che senza mai perdere la sua natura, fluisce dallo stato solido a quello liquido e da questo a quello di vapore, in un movimento dinamico e continuo che si ripete all’infinito. Questa capacità di fluire, da uno stato all’altro è il mutamento. Conferisce forza, energia e potenza.

Come il fuoco (yang) trasforma l’apparente inazione dell’acqua (yin), nella potenza del vapore, o una turbina la trasforma in energia elettrica, così il dominio cosciente dell’inazione e della passività fa nascere il duro dal morbido, la velocità dalla lentezza, la forza dal rilassamento.

Così come il mozzo regge tutti i raggi di una ruota, alla stessa maniera il rilassamento regge la leggerezza e la pesantezza, il pieno e il vuoto, la lentezza e la velocità, il morbido e il duro.

Lentezza

Quasi tutti pensano che praticando lentamente e morbidamente tutti i giorni si diventa molto forti, cosi che con “quattro once“ di forza si possano spostare “mille libre”. Ma non è così, la lentezza di cui si parla nei classici del taiji è come quella della tigre che si avvicina al cervo, e la morbidezza è simile a quella del serpente che si attorciglia intorno alla preda.
La lentezza è solo apparente e la durezza è nascosta dalla morbidezza come “una sbarra di ferro avvolta nel cotone“. Una pratica corretta deve essere ben bilanciata, bisogna saper cambiare la lentezza in velocità, il morbido in duro, come fa una tigre che caccia nella foresta: si muove lentamente, morbida e rilassata, ma al momento giusto scatta veloce e colpisce duro. E’ ovvio che per acquisire queste qualità praticare lentamente e morbidamente, non é assolutamente sufficiente, può al massimo farci sentire più rilassati. La lentezza non è lo scopo della pratica, essa è solo funzionale al raggiungimento di determinati obiettivi.
E’ un errore che commettono in molti, di scambiare la funzione per l’obiettivo. Si pratica lentamente per diversi motivi, il più importanti è che per riuscire ad allineare corpo, mente ed energia occorre tenere sotto controllo cosi tante cose diverse, che una pratica veloce non si potrebbero controllare.

Morbidezza

Molti scambiano la morbidezza del taiji per mancanza di vigore, e non sono pochi quelli che si domandano perplessi come è possibile contrastare un attacco violento restando rilassati e morbidi. Anche qui ci possono soccorrere i classici che parlano di sbarra di ferro avvolta nel cotone. La sbarra di ferro è la nostra struttura interna, il cotone sono i muscoli superficiali. Osservate un ghepardo quando corre, interpreta in maniera meravigliosa questo antico detto: la sua struttura interna si tende e si raccoglie come una potente molla, i suoi muscoli sembrano pennoni al vento.
Bisogna imparare ad usare la struttura interna per muoversi senza sforzo, in maniera morbida e rilassata, ma pronti a colpire duro.
L’immortale saggio taoista Lao Tze diceva :

“Il morbido vince il duro, il debole prevale sul forte”

In questo aforisma è racchiuso tutto lo spirito del taiji quan .

Se la morbidezza yin non interagisce con la durezza yang, se la velocità yang non si alterna alla lentezza yin, se il pieno non riempie il vuoto e il vuoto non svuota il pieno, lo si può anche continuare a chiamare taiji, ma non lo é.

Bisogna capire che quando i maestri parlano di cedevolezza, non intendono affatto arrendevolezza, quando parlano di rilassamento muscolare non intendono certamente muscoli flaccidi senza forza, e per lentezza non intendono mancanza d’energia.

Elasticità e Flessibilità

L’elasticità e la flessibilità di un artista marziale è cosa differente di quella flessibilità rilassata che troviamo nello yoga o nella danza, egli ha bisogno di un tipo di flessibilità che potremmo definire multidimensionale: i muscoli non devono solo allungarsi, ma allargarsi, espandersi come una vela al vento. Non deve essere di tipo passivo, ma attivo come quella di un tappeto elastico, che aumenta la capacità di risposta elastica delle sue fibre all’ aumentare della spinta che riceve. Questo tipo di “elasticità con forza” è quella di cui ha bisogno il praticante di taiji, egli deve essere in grado di rispondere con “forza rilassata“ anche in posizioni del corpo estreme, come quando si subisce, per esempio, una leva articolare. Per fare questo deve agire sulla sua struttura interna lavorando sull’elasticità dei tendini, legamenti, ossa e muscoli cercando di aumentare lo spazio interno in modo che le giunture possano aprirsi aumentando il loro raggio di azione. Ogni praticante sia esso di Taiji o di qualsiasi altra arte deve per prima cosa ricercare la sua elasticità interna, questo è il segreto, senza questa qualità la forza sarà sempre dura e non potrà crescere molto, e con il passare degli anni calerà inesorabilmente.
Il segreto della forza non risiede nei muscoli superficiali ipersviluppati, ma nella capacità delle articolazioni di aprirsi e chiudersi in maniera potente e veloce. Per attivare questi tipi di muscoli bisogna usare l’intento della mente e la potenza del respiro. Devi proprio cambiare il modo di allenarti devi concentrare il tuo jin (forza interna), la tua energia, il tuo spirito nelle ossa e nelle articolazioni più importanti come i fianchi, la vita, le anche e lasciare le altre parti vive e rilassate.

Apertura e Chiusura

Aprire e chiudere non sono due azioni distinte e separate, ma l’una deve contenere l’altra, in modo che come dicono i maestri : “quando apri chiudi e quando chiudi apri“. Questo che sembra solo un sottile gioco di parole, invece, risponde ad un preciso modo di usare il corpo quando si esegue una qualsiasi tecnica. La spinta in avanti di un braccio (apertura) come, per esempio, nella tecnica dividere la criniera, deve essere controbilanciata dalla spinta indietro dell’altro (chiusura).
Il bilanciamento non deve essere fatto solo tra le due braccia, ma fra tutte le parti strutturali lungo le principali linee di forza del corpo: tra l’alto e il basso, la destra e la sinistra, la parte anteriore e la parte posteriore, l’interno e l’esterno.
Questo processo equilibrante sempre più sottile del nostro corpo, ci permetterà di essere perfettamente centrati in maniera tale che, indipendentemente dalla posizione assunta e delle forze in gioco, il nostro asse centrale d’equilibrio non subisca sensibili mutamenti.

Pieno e Vuoto, Leggerezza e Pesantezza

Uno dei concetti più difficili d’afferrare è quello di pieno e vuoto. Condizione indispensabile è avere raggiunto un buon livello di rilassamento psicofisico e di sensibilità propriocettiva, in modo di essere in grado di percepire le “differenze” e “variazioni“ toniche dei nostri muscoli e dei nostri stati mentali, così che possiamo capire la differenza tra la leggerezza e la pesantezza, che in un certo senso sono l’anteprima del concetto del pieno e del vuoto. Una tigre in caccia è uno splendido esempio, è nello stesso tempo leggera e pesante, piena e vuota: leggera nell’avvicinarsi, pesante nell’attaccare. Leggerezza e pesantezza, pieno e vuoto intrattengono un rapporto sottile, che se non ben compreso può generare confusione, spesso sono usati, in maniera impropria, come sinonimi. Per esempio nella posizione arco freccia la gamba davanti è detta indifferentemente piena o pesante, mentre quella dietro vuota o leggera. Bisogna stare attenti perché spesso pesante è scambiato con “essere pesante, sotto sforzo, greve“, e vuoto con “essere leggero, inconsistente, senza struttura“. Quando questo avviene, quando una gamba piena diventa anche pesante perdendo la sua dinamicità, si incorre in quello che è chiamato l’errore del doppio peso, che non è, come la maggior parte pensa, quando si ha il peso distribuito al 50% sulle due gambe come nella posizione del cavaliere (ma bu).

Paradossalmente, il pieno si coniuga con il leggero ed il vuoto con il pesante, se così non fosse si contraddirebbe la legge fondamentale del taiji: “dentro lo yang c’è lo yin, dentro lo yin c’è lo yang ”.

Nella posizione “l’airone bianco apre le ali“ la gamba davanti é “vuota di peso”, ma “piena d’intenzione” pronta a calciare; le braccia  si muovono leggere, ma colpiscono pesante.

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Gli otto principi

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f1000019Teoricamente, per ragioni espositive, li possiamo dividere in tre grosse categorie:

1°) quelli statico/strutturali che concernono la struttura portante del corpo: lo scheletro sistema osteo-articolare;


2°) quelli dinamico/strutturali che invece coinvolgono le forze in gioco, e quindi riguardano le interazioni tra il sistema tendineo-muscolare e quello osteo-articolare-legamentoso;


3°) quelli che riguardano l’interazione mente/energia.

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Nella 1° categoria:

I Cinque Archi – Le Tre Chiavi di Controllo – I Due Sigilli

Nella 2°:

Le Tre Forze – Le Sei Direzioni – Le Tre Armonie Esterne (armonia mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca)

Nella 3°:

Zong Ding Jin (potere dell’asse centrale) – Il Zhan Ssu Jin (energia a spirale)

Le Tre Armonie Interne (mente/intenzione, intenzione/qi, qi/forza interna)

Gli otto principi elevano al massimo le potenzialità fisiche: ossa, articolazioni, tendini legamenti, muscoli che agiscono insieme, dando ognuno il massimo. Rendono i muscoli forti ed elastici come una potente frusta, in grado di sopportare lo sforzo senza irrigidirsi mantenendo la naturale elasticità, quando si emette la forza esplosiva o “fa jin”. Sincronizzano mente, energia e corpo.

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1) Principio delle tre forze

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1° Portare l’energia nel sincipite
2° Centralizzarsi nel Dantian
3° Affondare il peso nei piedi

Il corretto allineamento verticale dello scheletro (portare l’energia nel sincipite o sommità del capo) comporta una statica economica in armonia con la forza di gravità; un corretto allineamento verticale richiede, inoltre, solide radici (affondare il peso nei piedi). La risultante di queste due forze opposte e complementari, la forza verso il cielo e la forza verso la terra, devono bilanciarsi, ovvero annullarsi, nel baricentro del corpo (centralizzarsi nel Dantian).

Affondare il peso nei piedi.

Senza radici non c’è taiji, se non si è radicati qualsiasi tecnica, anche la più sofisticata e potente, è completamente inutile. La forza della terra (la forza di gravità) è un alleato potente che bisogna sapere sfruttare a proprio vantaggio. Fondamentale in tutto questo è una struttura muscolo-scheletrica perfettamente connessa in grado sia di assorbire e scaricare le sollecitazioni, sia di permettere il trasferimento della forza senza attriti e dispersioni. Un buon artista marziale deve sapere coniugare perfettamente la stabilità e il radicamento con la spinta verso l’alto (portare l’energia nel sincipite), deve sapersi radicare come un albero alla terra, e contemporaneamente scattare veloce come un serpente. Solo quando saprà dosare radicamento ed elevazione, come dicono i maestri :
“I suoi piedi saranno pesanti come montagne e scorrevoli come fiumi”.

Centralizzarsi nel Dantian (Dantian Jin)

Questo punto di massimo equilibrio è nel dantian, ma la capacità di centralizzarsi è un processo complesso che va oltre il semplice sentirsi al centro, essere nel proprio punto zero, infatti, presuppone la capacità di trasformare l’intento della mente in movimento fisico, utilizzando il potere del qi (Le Tre Vie del Tao pag. 113).

Lo yi muove il qi, il qi muove il corpo.

Questa attivazione cosciente della struttura profonda, in grado di fare muovere il corpo dall’interno sfruttando la propria energia vitale, è un processo di condensazione delle intenzioni della mente, simile a quello dell’acqua che per fasi successive, passa dallo stato vapore al liquido e al ghiacciato.
Analogamente, l’azione pensata (l’intento della mente), si condensa in un movimento energetico finalizzato, che produce un movimento fisico.
Il qi, mosso dalla mente, nel dantian viene trasformato in movimento fisico, come l’energia elettrica in un motore viene trasformata in movimento meccanico.

“Lo yi diventa qi e il qi diventa li”

La capacità di orientare e focalizzare l’attenzione cosciente all’interno è la prima vera differenza tra le arti marziali esterne e quelle interne, la seconda, consequenziale, é che mentre l’esterne si concentrano prevalentemente sullo studio delle tecniche, l’interne sui percorsi di forza lungo i quali le stesse si sviluppano.

I percorsi di forza

La forza interna, dipartendosi dal centro del dantian, si muove all’interno del corpo lungo determinati tracciati creati dalla mente, che è utile conoscere ed attivare per ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo.

Essi non sono esclusivamente fisici, come le catene muscolari, e neanche energetici come i canali del qi, ma somigliano in un certo senso ai solchi tracciati dall’acqua che scorre.

E’ mente, che muovendo energia traccia un percorso, come l’acqua del fiume, traccia il letto dove scorre.
Allenare un percorso di forza significa creare un tracciato preferenziale, dove la forza, guidata dall’intento della mente, può scorrere rapida come l’acqua di un fiume. Lavorare sui percorsi di forza significa ottimizzare al massimo il proprio allenamento, significa sviluppare l’Arte del Corpo, cioè la maestria nell’agire, indipendentemente da quello che si sta facendo: stringere la mano ad un amico, fare una leva articolare, o usare un’arma.
Vediamo, ora, di spiegare con un esempio pratico i percorsi di forza. Se applichiamo degli elettrodi, collegati con un computer, sulla colonna vertebrale e sulle principali giunture degli arti, e poi cominciamo ad eseguire una forma, esterna o interna non fa nessuna differenza, otterremo sullo schermo dei tracciati che rappresentano, non  solo il movimento globale del corpo nello spazio, ma anche i movimenti relativi degli arti rispetto al tronco. Se analizziamo questI ultimi noteremo, per esempio, che differenti tracciati delle braccia prendono origine da pochi ma essenziali movimenti di base del tronco. Questo vuol dire che tecniche diverse (esterne) nascono da uno stesso movimento (interno) e seguono lo stesso tracciato di forza.
Applicando questo metodo d’analisi a un qualunque stile, potremmo classificare le innumerevoli tecniche di cui è composto secondo pochi e precisi percorsi di forza. Ne consegue che, da un punto di vista pratico, allenare un percorso di forza, significa allenare tutte le tecniche ad esso collegate, risparmiando tempo e ottimizzando gli sforzi. E’ come in un albero: tantissime foglie (le tecniche) sono attaccate allo stesso ramo (i percorsi di forza), tanti rami ad un solo tronco. Se il ramo è forte lo sono tutte le foglie attaccate, se il tronco è forte lo sono tutti i rami, se sono forti le radici (il dantian) lo è tutto l’albero.

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2) Principio delle tre chiavi di controllo

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1° Chiave: la settima vertebra cervicale C7

collega i due archi delle braccia legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, le scapole, le spalle, le braccia, i gomiti e le mani.

2° Chiave: L’undicesima vertebra toracica T11

(arco dorsale), lega insieme tutti i cinque archi

3° Chiave: l’osso sacro

collega i due archi delle gambe, legando insieme in tensione dinamica, la spina dorsale, il bacino, le gambe, le ginocchia ed i piedi.
Se il principio delle tre forze è il primo su cui bisogna lavorare, il secondo è senz’altro quello delle Tre Chiavi di Controllo perché sono disposte lungo la struttura portante del corpo: la colonna vertebrale. Le tre chiavi sono snodi funzionali che interconnettono, controllano e gestiscono il gioco statico-dinamico della struttura uomo nello spazio, il flusso del movimento attraverso il corpo, la circolazione dell’energia nei canali. Senza il loro controllo la forza della terra, causa le curve fisiologiche della colonna, non può essere trasmessa in maniera ottimale dai piedi fino alle mani. Perché possa fluire senza dispersioni occorre verticalizzare la colonna riducendo al minimo le tre curve: la lombare, la dorsale e la cervicale. Fondamentali in questo gioco d’allineamento sono il collo e l’osso sacro, che sono come le estremità di un arco che per potere essere teso deve essere connesso da una potente ed elastica corda (i muscoli paravertebrali e i legamenti della colonna).
Non è semplice dare avvio a questo sottile gioco d’aggiustamento e di coordinazione, e tanto meno muoversi internamente secondo precise linee di coordinazione motoria, se non si è in grado di percepire la struttura interna del proprio corpo. Però è fondamentale farlo; altrimenti mancando il controllo interno, la struttura non sarà mai veramente forte e connessa. Molti praticanti riescono a raggiungere un rilassamento profondo, ma pochi riescono a trasformarlo in un movimento interno coordinato e preciso, questo perché hanno una percezione del movimento superficiale, che non va in profondità. Per imparare a farlo, per ottenere il corretto rapporto statico/dinamico fra le varie parti, e attivare il sottile gioco d’aggiustamento e coordinazione della struttura dall’interno, é fondamentale la conoscenza di alcune linee di attivazione cenestesica (dal greco kine = movimento e esthésis = percezione) su cui focalizzare l’attenzione cosciente (Yi Nian). Le linee iniziano e terminano con un osso, e in funzione del risultato che vogliamo ottenere (aumentare o ridurre il tono muscolare e/o lo spazio articolare, avvicinare di più certe ossa all’asse centrale) bisogna immaginare di esercitare lungo il loro asse dell’azioni di allungamento o di accorciamento. Fondamentali in questa attivazione cenestesica sono le tecniche di visualizzazione, che sfruttano la capacità del nostro sistema nervoso di trasformare le nostre immagini mentali in reali cambiamenti fisici.

Le 7 linee di attivazione cenestesica


1°) linea, estremità superiore dello sterno – prima vertebra cervicale (atlante):
Permette di distendere naturalmente la nuca
2°) linea sterno – undicesima vertebra dorsale: per svuotare il petto (rilassare lo sterno) e riempire i reni
3°) linea 12° dorsale – sinfisi pubica: permette di allungare verso il basso l’osso sacro, portando in retroversione il bacino e aprendo le lombari dando così avvio allungamento della colonna del femore,
4°) linea cavità acetabolo- ginocchio: connette le anche all’osso sacro
5°) linea dell’omero, cavità glenoidea – gomito: connette il braccio alla C7 e allo sterno,
6°) linea per ridurre l’ampiezza della cassa toracica: permette di concentrare la forza nello zhong ding
7°) linea per aprire le la zona bacino – anche: permette alla forza peso di affondare nei piedi.

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3) Principio dei due sigilli o i due poteri

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Al centro del corpo e alla regione lombare e dei reni sono proprie la forza e la stabilità. Alla parte superiore, invece, la mobilità e la finezza.
Ogni parte ha quindi una sua precisa funzione da svolgere e la perfetta coordinazione con le altre ci consente di esprimerci al meglio.
Quando la struttura è correttamente verticalizzata, con l’allineamento dei tre blocchi strutturali del tronco (bacino, torace, testa), bisogna imparare a renderla potente sviluppando il potere dei due sigilli: la vita e il collo. Questi snodi sono fondamentali, la forza del collo (Ding Jin) e della vita (Dong Jin), costruiscono la forza dell’arco dorsale che sorregge gli archi delle braccia e delle gambe (i cinque archi). Se non ci sono questi due poteri manca la forza propulsiva per poterli tendere.
Nei classici é detto: “Accumulare il Jin (la forza) é come tendere un arco, farlo uscire é come lanciare una freccia”. La vita sviluppa una forza centrifuga, come una potente molla avvolta a spirale.

Se il centro del corpo, regione lombare e reni, danno stabilità e forza propulsiva per lanciare tecniche potenti, la posizione del collo ne determina la precisione.

Con un paragone balistico: la vita é la potenza di fuoco, il collo é il sistema di puntamento.

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4) Principio dello Zhong Ding Jin

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Quando la struttura è perfettamente allineata e connessa, le tre chiavi di controllo perfettamente attive, la vita ed il collo che irradiano forza ed energia, allora si sviluppa il potere dell’asse centrale (zhong ding jin), ed i cinque archi sorretti e alimentati dalla sua potenza propulsiva possono dispiegare in pieno la loro forza nelle sei direzioni.

Lo Zhong Ding scorre davanti alla colonna ed è un asse virtuale non fisico, intorno al quale tutto il corpo ruota.

Virtuale perché non esiste nessun muscolo preposto alla sua formazione, e perché la sua forza nasce dall’interazione armonica di tutti i muscoli del corpo con la struttura osteo-articolare.
Per potere sviluppare queste particolari qualità, per potere attivare questo “motore immobile”, occorre “raccogliere” il proprio corpo intorno a questo asse virtuale. Per farlo i muscoli esterni devono essere rilassati in modo che le parti del corpo, avvicinandosi all’asse centrale, possano trovare un equilibrio più vicino possibile al centro. Infatti, più si rilassa la muscolatura esterna, più le varie parti strutturali avvicinandosi al centro, diminuiscono il loro”effetto leva” sul corpo. Tutti sanno per esperienza diretta che più è lungo, per esempio, il bastone con il quale si sta trasportando un peso, più aumenta la fatica, e che al contrario più è corto, più diminuisce.

Questo raccogliersi intorno al proprio asse centrale permette di connettere i quattro arti alla colonna, così che come dicono i maestri il “quattro diventa uno” (Shi zhi gui yi).

Un buon rilassamento è semplicemente un raccogliersi intorno al proprio zhong ding.
Questa capacità di raccogliersi intorno al proprio asse centrale è fondamentale per potere accumulare, concentrare ed emettere la propria energia. Bisogna imparare a convogliare e a concentrare, come fosse acqua, la propria forza lungo questo canale principale: più riusciamo a farlo profondamente, più la nostra forza interna, similmente a certi fiumi sotterranei, si nasconde nelle profondità del nostro corpo pronta a scaturire improvvisa e potente come un geyser.
Proprio come l’occhio del ciclone, immobile nel vortice del movimento, è il centro da cui emana tutta forza distruttrice, lo zhong ding è il centro motore del corpo, è il centro in cui tutte le tensioni si annullano, in cui c’è perfetto equilibrio tra forza centrifuga e centripeta.

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5) Principio dei cinque archi

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I Classici del taiji dicono che la struttura portante del corpo è basata su cinque archi:
2 sono le braccia, 2 le gambe, 1 l’arco dorsale.

” …Integrare funzionalmente l’azione di questi cinque archi, farli agire come se fossero uno, é di importanza fondamentale sia per muoversi con grazia ed armonia, sia per esprimere potenza ed energia in qualsiasi attività, sia essa artistica, sportiva o marziale”.

Un primo livello di connessione (il 5 diventa 3) avviene attraverso la settima cervicale e l’osso sacro: per mezzo della C7 i due archi delle braccia, si fondano in un unico arco (arco superiore) e si collegano all’arco dorsale (arco centrale),
per mezzo dell’osso sacro gli archi delle gambe si fondono in un unico arco (arco inferiore) e si collegano all’arco dorsale.
Ognuno di essi ha delle peculiarità molto precise: l’ arco inferiore deve essere potente e stabile perché ha funzioni portanti della struttura, l’ arco dorsale deve riunire potenza e flessibilità, dovendo soddisfare sia funzioni di sostegno sia di trasmissione della forza (dai piedi alle mani e viceversa), l’arco superiore deve essere flessibile, elastico e libero perché deve adattarsi alle mutevoli situazioni del combattimento.
Un secondo livello (il 3 diventa 1) si ha quando, i tre archi lavorando assieme perfettamente coordinati e connessi dalle “tre chiavi di controllo” ( C7, T11, osso sacro, sono sorretti dalla forza propulsiva della vita, del collo (i due sigilli) e del bacino.
Sviluppano, così, una potente forza a spirale (Zhan Ssu Jin ), simile a quella di un ciclone che tutto travolge.
Così come la forza distruttiva del ciclone si sviluppa da un centro in continua rotazione alla stessa maniera la forza del Zhan Ssu Jin si sviluppa dal centro del corpo: il bacino.

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6) Principio del Zhan Ssu Jin

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“…Questa forza, che nasce dai movimenti a spirale del corpo, particolarmente dalle anche e dalla colonna, che si manifesta in movimenti di rotazione e rivoluzione delle mani, non si sviluppa in una sola direzione, ma é analoga, a quella di un serpente”
Il flusso del movimento nel corpo segue un percorso diretto e preciso lungo le linee delle correnti della forza e dell’energia, che partono dal bacino (vero centro motore del corpo) e raggiungono le estremità degli arti passando attraverso la colonna:

– Da un lato sale attraverso la colonna fino alla sommità del capo, passando a destra e sinistra sotto le scapole (articolazione scapolo-omerale), dirigendosi verso le braccia e le mani (archi delle braccia).
– Dall’altro, scende fino alla base della colonna (articolazione sacro-iliaca), dirigendosi destra e sinistra verso la testa dei femori (articolazione coxo-femorale) e da li verso i piedi (archi delle gambe).
Il bacino con la sua struttura costituita da robuste ossa, grandi articolazioni e potenti muscoli, è il centro della forza motrice che viene trasmessa verso il basso dall’articolazione coxo-femorale, e verso l’alto dalla giuntura osso sacro-vertebre lombari.
Questo movimento presenta diversi livelli di sviluppo:
– il primo, più superficiale, è quello muscolare (i muscoli si avvolgono intorno alle ossa, come serpenti attorno ad un ramo);
– il secondo, più profondo, è quello osseo (le ossa si connettono l’un l’altro, e sviluppano la capacità di muoversi a spirale: ossa e muscoli sono come due serpenti che si muovono intrecciati in spirali contrapposte);
– il terzo, non più fisico, è quando l’intento della mente muove a spirale l’energia (armonia yi/qi).

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7) Pincipio delle sei armonie

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Questo principio, è diviso in due parti:

– Nei San He –

le tre armonie interne

– Wei San He –

le tre armonie esterne

Armonie esterne:

Mano in armonia con Piede
Gomito in armonia con Ginocchio
Spalla in armonia con Anca

Armonie Interne:

Mente / Intenzione,
Intenzione / Qi
Qi / Forza
Le tre interne tra Yi, Qi e Jin concernono la dimensione psico-energetica e spirituale.

Accordare la mente significa coltivare e armonizzare le cinque qualità fondamentali: volontà, attenzione, concentrazione, coscienza, consapevolezza.

Quando la mente così pacificata è in grado di concentrarsi per il tempo che lo desidera sui propri stati interiori allora, e solo allora, entrerà in un nuovo stato di coscienza tale da fare emergere la vera consapevolezza, felice connubio tra il sapere fare del corpo e la conoscenza astratta della mente.
Quando il sapere astratto della mente diventa sapere fare con il corpo, la pura intenzione diffondendosi senza blocchi e resistenze passive, raggiunge senza sforzo il dantian addominale ed attiva il qi, il qi così attivato si trasforma in nei jin , e il nei jin fa muovere il corpo.
Ma, affinché la forza interna, possa dispiegarsi senza dispersioni e resistenze occorre realizzare le tre armonie esterne.
Esse sono fisiche e concernono non solo i movimenti sincroni di mano/piede, gomito/ginocchio, spalla/anca, come la maggior parte pensa, ma cosa più importante la connessione strutturale interna (armonia) tra il sistema muscolo-tendineo e osteo-articolare.
Che vuol dire:

1° armonia
– quando un muscolo si muove sinergicamente si devono muovere all’unisono tutti gli altri;
2° armonia
– le ossa devono essere ben allineate e connesse per sostenere e armonizzare la struttura generale del corpo e devono muoversi a spirale come
– il sistema muscolo-tendineo deve lavorare in sintonia con quello osteo-articolare.

Quando le sei armonie sono realizzate si sviluppa la consapevolezza della forza nelle “Sei Direzioni” fondamentali (alto/basso, destra/sinistra, avanti/dietro).

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8) Principio delle sei direzioni

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“…Il simbolo del Taiji, la sfera contenente lo Yin e lo Yang, non rappresenta solo una realtà metaforica, ma anche una realtà sostanziale, che si esplica, oltre che sul piano mentale, sul piano prettamente fisico-energetico. Questo vuole dire che il corpo si comporta come una sfera di energia e si sviluppa la consapevolezza della forza che si esplica uniformemente nelle sei direzioni fondamentali (in alto e in basso, avanti e indietro, a destra ed a sinistra ). E’ come in un pallone, dove la spinta interna é uniforme in tutte la direzioni”.
Con lo sviluppo della forza nelle sei direzioni il cerchio si chiude, e si ritorna al punto di partenza: il corpo diventa una sfera di energia che ruota intorno al proprio asse centrale d’equilibrio (zhong ding); le dieci parti strutturali integrandosi e bilanciandosi funzionalmente tra di loro realizzano le

5 Gerarchie dinamico-strutturali


1 – l’alta con la bassa
2 – l’anteriore con la posteriore
3 – la destra con la sinistra
4 – il centro con la periferia
5 – l’interna con l’esterna

il gioco dinamico delle forze raggiunge il suo punto di bilanciamento nel centro del dantian inferiore, e si sviluppa la capacità di difesa in tutte le direzioni contemporaneamente. Per ottenere questo occorre che ogni parte sviluppi due qualità fondamentali: intelligenza e forza. Ciò richiede attenzione ed una precisa conoscenza del giusto rapporto che esse devono intrattenere fra di loro, non bisogna fare confusione, altrimenti si rischia di fare un lavoro inutile. Forza ed intelligenza sono strettamente legate, e devono essere sviluppate armonicamente, nessuna delle due deve prendere il sopravvento.



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